AUSTRALIA. Previsto l’accesso ai messaggi criptati. Bye Bye alla privacy

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Gli esperti di crittografia temono che le controverse leggi australiane, che impongono alle aziende tecnologiche di fornire alle agenzie di sicurezza l’accesso ai dati criptati, possano essere sfruttate dagli stessi terroristi e criminali che dovrebbero bloccare.

Approvato la scorsa settimana dal parlamento federale, il disegno di legge sull’assistenza e l’accesso sarà probabilmente copiato in qualche forma da altri paesi occidentali nel quadro di uno sforzo per ridefinire gli atteggiamenti nei confronti della regolamentazione delle comunicazioni online. Le Avvocature generali di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda hanno stabilito i nuovi parametri durante i colloqui sulla Gold Coast del Queensland nel mese di settembre e hanno pubblicato tre documenti, tra cui un comunicato secondo cui i fornitori hanno una “responsabilità reciproca” nell’applicazione della legge: «Se i governi dovessero continuare ad incontrare ostacoli all’accesso legale alle informazioni necessarie per aiutare la protezione dei cittadini dei nostri paesi, potremmo adottare misure tecnologiche, di applicazione, legislative o di altro tipo per ottenere soluzioni di accesso legale»,  si legge nel documento ripreso da Asia Times.

Nel documento viene «ribadita l’importanza degli investimenti industriali nelle capacità di rilevazione umana e automatizzata, sottolineando la necessità che hanno le grandi aziende di stabilire standard di settore e di aiutare le aziende più piccole a implementare queste capacità [e] per maggiori sforzi per contrastare le interferenze straniere e la disinformazione condotta tramite piattaforme online».

Questi stessi cinque paesi comprendono la cosiddetta partnership “Five Eyes”, che condivide l’intelligence Sigint, quindi c’è un ovvio aspetto di sicurezza nella repressione normativa. Le leggi hanno lo scopo di dare alla polizia l’accesso a “back door” delle comunicazioni criptate utilizzate da terroristi e criminali. Ciò comporterebbe probabilmente l’installazione di un’applicazione di cattura schermo scaricata sul telefono cellulare di un sospetto, o di un software che consenta alla polizia di rintracciare i sospetti attraverso le strutture Gps già presenti sul loro telefono.

Ma l’industria vede solo un’intrusione indesiderata che potrebbe rivelarsi controproducente, perché una back door può esser esumata anche dai criminali.  Circa il 50% dei messaggi inviati da aziende e individui in Australia su applicazioni come WhatsApp sono criptati, quindi un errore da parte delle agenzie di sicurezza potrebbe avere ramificazioni commerciali. Poi c’è la privacy che creerà un dilemma etico per le aziende costrette a rispettare le leggi. Le aziende tecnologiche multinazionali possono uscire dall’Australia piuttosto che essere costrette a installare spyware sulle loro reti e dispositivi, ha avvertito la Communications Alliance prima dell’approvazione dei regolamenti. I suoi membri sono Apple, Nokia, Google, Inmarsat, Optus e Huawei.

Lucia Giannini