
Lunedì la Casa Bianca ha identificato la società che gestirà diciassette giacimenti petroliferi venezuelani per un secolo in collaborazione con il governo statunitense: la North American Blue Energy Partners, di proprietà dell’imprenditore venezuelano Alejandro Betancourt, indagato in Svizzera e Spagna per il suo presunto coinvolgimento in un sistema di riciclaggio di denaro proveniente dalla compagnia petrolifera statale PDVSA. Non è stata emessa alcuna condanna nei suoi confronti.
L’annuncio arriva tre giorni dopo che il presidente Donald Trump aveva reso noto l’accordo senza però identificare l’operatore privato, un dettaglio che l’amministrazione aveva omesso. Secondo il documento ora pubblicato, il presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha concesso alla società diritti centenari su giacimenti che contengono circa 65 miliardi di barili di riserve accertate, circa un quinto delle riserve totali del Venezuela, riporta MercoPress.
Betancourt ha dichiarato in un comunicato che il Venezuela è “benedetto da un’abbondanza di risorse naturali, da una popolazione laboriosa e da un potenziale inespresso”, e ha ringraziato Trump e Rodríguez. Non ha fatto alcun riferimento alle indagini in corso in Europa. La sua azienda è il secondo produttore privato del Venezuela dopo Chevron, con una produzione di oltre 200.000 barili al giorno, più di 5.000 dipendenti e 10.000 appaltatori, e punta a superare il milione di barili al giorno nel breve termine. Gli Stati Uniti hanno consumato circa 20,6 milioni di barili al giorno lo scorso anno.
La struttura dell’accordo è stata resa nota lunedì. L’Office of Strategic Capital del Pentagono acquisirà una quota del 35% nella società madre, e il Dipartimento di Stato avrà un acquisto garantito del 20% della produzione al costo di produzione, oltre al diritto di prelazione sul restante 80%. Il governo statunitense avrà diritto di veto su tutte le nomine del consiglio di amministrazione, la maggior parte dei quali dovrà essere composta da cittadini statunitensi, e l’accordo sarà regolato dalla legge statunitense e soggetto alla giurisdizione dei tribunali statunitensi.
La società si è impegnata a investire fino a 100 miliardi di dollari in infrastrutture petrolifere e, secondo i calcoli della Casa Bianca, pagherà circa 200 miliardi di dollari in royalties e tasse nei primi venticinque anni. Rodríguez aveva indicato una cifra di 209 miliardi. “Questo accordo garantisce il nostro predominio energetico per il prossimo secolo, il tutto a costo zero per gli Stati Uniti”, si legge nella dichiarazione, che aggiunge che diversi giacimenti erano precedentemente detenuti da interessi russi e cinesi.
L’amministrazione statunitense sostiene inoltre che il processo di riconciliazione che sta promuovendo in Venezuela ha già prodotto riforme giudiziarie e la liberazione di centinaia di prigionieri politici.
L’accordo raggiunto il 12 agosto tra il governo ad interim e una parte dell’opposizione ha annullato e riavviato il processo di nomina dei giudici della Corte Suprema, senza menzionare i prigionieri politici o l’autorità elettorale. L’accordo ha suscitato critiche in Venezuela sia da parte del chavismo che dell’opposizione.
Lucia Giannini
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