UNGHERIA. Orban tagli i ponti con il PPE

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Ad appena due settimane dall’aver lasciato il Partito Popolare Europeo, Ppe, il partito ungherese Fidesz ha lasciato la principale alleanza conservatrice europea, mettendo fine ad anni di relazioni tese. Il vicepresidente di Fidesz per le relazioni internazionali Katalin Novak, che è anche ministro per gli Affari della famiglia, ha condiviso sui social media una lettera in cui notifica al segretario generale del Ppe le dimissioni del suo gruppo: «È tempo di dire addio», ha scritto su Twitter.

Il Ppe ha sostenuto la migrazione, ha abbandonato le sue radici cristiane conservatrici e non è più un partito di destra, ha scritto più tardi sui social media.

Per il Ppe, le dimissioni di Fidesz sono un sollievo in quanto il partito è stato a lungo un imbarazzo per il raggruppamento, accusato di non aver disciplinato il partito. Il presidente del Ppe l’ex premier polacco Donald Tusk, ha accolto con favore la notizia, dicendo che: «Fidesz ha lasciato la Democrazia Cristiana. In verità, l’ha lasciata molti anni fa». Nel corso degli anni Orban è stato sotto pressione per l’arretramento democratico dell’Ungheria, le sue violazioni dello stato di diritto, gli attacchi all’indipendenza della libertà di stampa e della magistratura, ma è riuscito a respingere queste critiche.

L’Ungheria affronta un procedimento ai sensi dell’articolo 7 del trattato Ue, e sarà soggetta a un nuovo meccanismo dello stato di diritto che aumenterà la supervisione sulla distribuzione dei fondi UE una volta approvato dalla Corte di giustizia europea. La sua posizione dura contro l’immigrazione e la sua retorica anti-Ue hanno ulteriormente rovinato le sue relazioni con l’alleanza di centro-destra.

Anche i moderati del Ppe si indignarono per il manifesto della campagna anti-UE di Fidesz per le elezioni europee del 2019: un cartellone mostrava un’immagine di George Soros e dell’allora presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, con la scritta: “Avete il diritto di sapere cosa sta progettando Bruxelles”». Era un chiaro riferimento a ciò che il governo ha diffuso per anni, che Bruxelles sta promuovendo l’immigrazione illegale con l’aiuto di Soros, che è stato usato come capro espiatorio per la crisi migratoria da Orban. Il Ppe ha sospeso l’adesione dei deputati di Fidesz a marzo 2019. Orban ha evitato lo scenario più imbarazzante, l’espulsione, poiché aveva promesso di rispettare le regole, riporta Bne Intellinews.

Il primo Ministro dell’Ungheria ha poi trasformato le elezioni parlamentari europee del 2019 in un referendum sulla migrazione e sul futuro dell’Europa. Ma la sua posizione si è ulteriormente indebolita all’interno del Ppe, poiché i partiti anti-establishment non sono riusciti a fare breccia come aveva sperato. Tuttavia, il partito di destra ungherese è rimasto uno dei più grandi gruppi del Ppe con 12 deputati.

Il partito conservatore è rimasto a lungo diviso sullo status di Fidesz. Orban godeva del sostegno dei membri francesi, italiani, spagnoli e austriaci, mentre i paesi più piccoli, come la Finlandia, il Belgio e i Paesi Bassi, hanno fatto pressione per l’espulsione del partito. Ma soprattutto aveva l’appoggio della Cdu-Csu tedesca. I rapporti economici tra i due paesi sono stretti: i legami economici sono vitali per l’Ungheria, dato che la Germania rappresenta circa il 30% delle esportazioni del paese.

I recenti tentativi di Orban di silurare il bilancio settennale dell’Ue e il fondo di ripresa a dicembre sono stati visti come un ricatto da molti e non hanno aiutato a migliorare la sua immagine appannata nel Ppe. All’inizio di marzo, il Ppe ha modificato le regole interne del partito con un sostegno schiacciante, permettendo la sospensione di un intero gruppo di partito e non solo di singoli deputati.

In una mossa preventiva, Fidesz ha lasciato il gruppo parlamentare prima di un’eventuale espulsione. I 12 deputati deputati di Fidesz lavoreranno come indipendenti nel Parlamento europeo. Un deputato, delegato dal Partito Popolare Cristiano Democratico, manterrà il suo posto nel Ppe.

Per quanto riguarda il futuro, è probabile che Fidesz si unisca ai nazionalisti e ai partiti anti-immigrazione del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei guidato dal principale alleato di Orban, il polacco Diritto e Giustizia (PiS). In una recente intervista il primo Ministro ungherese ha detto che il suo partito non ha fretta di trovare nuovi partner, ma che ci dovrebbe essere una casa per Fidesz in Europa con i partiti che condividono gli stessi valori, quelli che «non vogliono migranti» e vogliono «proteggere le famiglie tradizionali».

Maddalena Ingrao