
Il futuro della difesa europea passa anche dalle competenze civili dei riservisti. È il messaggio centrale del Simposio internazionale sulla sicurezza organizzato a Chișinău il 23 ottobre da Gaminger Initiative Europe (GIE), nell’ambito dell’Autumn Meeting 2026 (GIE-II 2026).
L’evento, ospitato e organizzato localmente dall’Associazione dei Veterani e Riservisti della Repubblica di Moldova (AVRRM), ha riunito rappresentanti GIE, vertici di organizzazioni internazionali di riservisti, ufficiali in servizio e in congedo, ex responsabili della difesa e esperti civili e militari di diversi paesi europei.
Al centro del confronto: le lezioni della guerra della Russia contro l’Ucraina, la resilienza nazionale, la prontezza militare, l’interoperabilità e l’integrazione delle competenze professionali civili dei riservisti nelle capacità militari.
Ad aprire i lavori, il Generale di Brigata (Ris.) Vitalie Marinuța, presidente AVRRM ed ex ministro della Difesa moldavo, che ha delineato il deterioramento del contesto di sicurezza europeo dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la necessità di adattare le politiche di difesa, valorizzando meglio i riservisti.
Sono intervenuti anche il Ten. Col. (Ris.) Nevenka Kovač, vicepresidente GIE, che ha richiamato l’importanza della cooperazione tra organizzazioni europee di riservisti, il Col. Vadim Bulgaru per il Ministero della Difesa moldavo e il Col. Ilie Ciocoi, vice comandante generale dei Carabinieri moldavi.
Il primo panel, moderato dal Col. (Ris.) Radu Burduja, ex segretario di Stato alla Difesa moldavo, si è concentrato su minacce, resilienza e nuova architettura di sicurezza dopo il 2022. Burduja ha insistito sulla necessità per la Moldova di un nuovo concetto di impiego dei riservisti. Particolarmente rilevante l’intervento del Col. (Ris.) Yurii Kompaniiets, esperto ucraino del Center of Ukrainian Resilience Experience (CURE): la resilienza, ha spiegato, non è teoria ma capacità gestionale pratica per mantenere funzioni essenziali sotto stress estremo. Un’esperienza da cui l’Europa deve imparare.
Sono seguiti gli interventi di Mihail Beregoi, ex segretario di Stato agli Interni moldavo, sulla trasformazione dell’innovazione civile in capacità sul campo di battaglia, e del Gen. (Ris.) Virgil Bălăceanu (Romania) sul passaggio “da riserva di mobilitazione a riserva operativa” per il fianco Est della NATO.
Il secondo panel, moderato da Marinuța, ha affrontato la riserva come capacità strategica. Il Com. Giuseppe Filippo Imbalzano (Italia, UNUCI, ex presidente GIE e CIOR) ha parlato di mobilitazione in caso di crisi maggiore, sottolineando l’urgenza di modernizzare i modelli europei. Il Ten. Col. (Ris.) Lars Bak (Danimarca), presidente CIOR, ha illustrato la figura del “riservista moderno” che connette servizio militare, expertise civile e difesa alleata. Di grande attualità l’intervento del Ten. Col. Philipp Leo (Svizzera, Cyber Command e ex presidente GIE): il cyber è il caso emblematico in cui le competenze civili – IT e cybersecurity – diventano direttamente capacità militare.
Il terzo panel, moderato da Kovač, ha declinato il tema del moltiplicatore di capacità. Il Col. (Ris.) Stanislas de Magnienville (Francia, direttore CIOR Language Academy) ha ricordato quanto le lingue siano decisive per l’interoperabilità multinazionale. Il Col. (Ris.) Dr. Ghinda (Romania, ANCMRR) ha presentato il riservista come asset strategico. Antonio Albanese (Italia, direttore AGC Communication) ha proposto la riserva come “ponte tecnologico” tra innovazione civile e impiego militare, proponendo un piano operativo di revisione sul modello del Meridian project statunitense. Ha chiuso il Gen. di Brigata (Ris.) Dr. Iurie Dominic, ex capo della difesa moldavo, sulla mobilitazione di competenze specialistiche per difesa e risposta alle crisi.
Nella sessione finale il messaggio è stato unanime: i riservisti non sono più solo una risorsa da mobilitare, ma una componente essenziale e continua dei sistemi di difesa nazionali. L’integrazione tra addestramento militare, esperienza civile, qualifiche tecniche e apertura internazionale è, nell’esperienza ucraina, la condizione per una difesa moderna e resiliente.
Luigi Medici
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