
Il 26 ottobre ha avuto inizio il Quinto Plenum del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC). Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, il Segretario Generale del PCC, Xi Jinping, ha presentato «a nome del Politburo del Comitato Centrale del PCC e ha illustrato la Decisione del Comitato Centrale del PCC su alcune questioni importanti relative alla persistente promozione della governance rigorosa e completa del Partito».
L’evento e i giorni che l’hanno preceduto ha ricevuto molta attenzione anche sull’altra sponda dello Stretto di Taiwan. Difatti, il Liberty Times (Ziyou Shibao) ha dedicato diversi articoli alla nuova Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale del PCC facendo spesso riferimento ad analisi e resoconti presentati da testate, centri di analisi e thik tank internazionali.
La testata taiwanese, citando un articolo del Financial Times che faceva riferimento ad un’ipotesi avanzata dal ricercatore presso il think tank statunitense Jamestown Foundation, Christopher Nye, riferisce che “nel proseguire il consolidamento del suo controllo a lungo termine sul potere e nel definire la propria eredità politica, Xi potrebbe addirittura «spianare la strada al ripristino della carica di ‘Presidente del Partito»”. Ma, in merito a questa ipotesi, il Liberty Times riporta anche le opinioni contrarie di altri analisti secondo cui la possibilità che Xi Jinping assuma il titolo di “Presidente del Partito” (una carica in disuso dai tempi di Mao Zedong) è molto remota anche perché, in primis “l’elevarsi retoricamente al livello di Mao scatenerebbe inevitabilmente accese polemiche”. In secondo luogo, continua la testata taiwanese facendo riferimento alle analisi degli esperti, l’assunzione da parte di Xi Jinping della carica di “Presidente del Partito” laccerebbe vacante quella di “Segretario Generale” che attualmente riveste, “dando inevitabilmente adito a speculazioni e interrogativi su un possibile successore”, in contrato con la linea della “leadership di Pechino, che punta a preservare la stabilità”, per cui “innescare prematuramente un dibattito sulla successione non sarebbe certo una mossa prudente”.
Il Liberty Times sposta, dunque, l’attenzione su un altro tema che gli analisti ritengono centrale. Difatti, la testata taiwanese fa subito riferimento ad un articolo pubblicato dal quotidiano honkongese South China Morning Post secondo cui “l’attenzione attorno alla Quinta Sessione Plenaria, che si svolge a porte chiuse, è concentrata sui preparativi per l’assegnazione di centinaia di incarichi chiave in vista del XXI Congresso del Partito, in programma il prossimo anno”. Il Liberty Times riferisce, in base a quanto riportato dalla testata cinese, che un aspetto centrale potrebbe essere l’ascesa della “settima generazione” dei funzionari del PCC (ovvero coloro che sono nati tra gli anni ’60 e ’70), rappresentante l’8% dell’attuale leadership centrale del Partito e probabilmente destinata a divenire il gruppo più numeroso nel prossimo congresso, dato che due terzi dell’attuale hanno raggiunto i limiti di età previsti dalla legge. Tuttavia, continua l’articolo, recenti sviluppi mostrerebbero come all’interno del PCC si stia dando minore peso all’età anagrafica nella promozione, e sottolinea, citando l’opinione del ricercatore senior presso il National Institute of Strategic Studies dell’Università Tsinghua, che il Partito “è alla ricerca di funzionari dotati di «assoluta lealtà politica, integrità personale, spirito combattivo, competenze in ambito tecnologico o nelle ‘scienze dure’, esperienza sul campo e la resilienza necessaria per resistere alle pressioni»” ponendo l’accento sul fatto che questa nuova generazione debba possedere «competenze in ambito di tecnologie emergenti e scienze esatte; la Cina, infatti, non può più limitarsi a copiare gli altri»”.
Un altro punto che emerge dall’articolo del South China Morning Post, secondo il Liberty Times, è che anche la settima generazione di funzionari così come le altre è stata colpita con “la stessa intensità” dalla campagna anticorruzione. Ed all’impatto che questa campagna ha avuto ed avrà sui quadri del PCC la testata taiwanese ha dedicato diversi articoli. In particolare, in un servizio pubblicato lo stesso 26 ottobre, il Liberty Times sottolineava come pur essendosi aperta la Sessione, che si tiene a porte chiuse, le autorità non abbiano rivelato il numero esatto dei partecipanti. Su questo punto la testata taiwanese riferisce che, secondo il New York Times, “considerando come alcuni funzionari siano stati espulsi dal Partito, sottoposti a indagine o semplicemente scomparsi”il “numero dei partecipanti si potrebbe aggirare intorno ai 300 o “anche meno” rispetto ai 375 eletti nel 2022, sottolineando come già lo scorso anno fosse già sceso a 315.
L’articolo del Liberty Times sottolinea come da quando Xi Jinping ha consolidato il suo potere oltre un decennio fa le campagne anti corruzione sono state una costante, rilevando però, come tuttora il Presidente continui a “a criticare alcuni funzionari per la loro «falsa adesione», ovvero il limitarsi a dichiarare formalmente di sostenere le direttive, senza però attuarle fedelmente”, richiedendo un “ulteriore opera di rettifica”. A questo punto il servizio della testata taiwanese faceva riferimento all’articolo pubblicato sul New York Times a firma del corrispondente capo per la Cina, Chris Buckley, che sottolineava come Xi Jinping all’inizio di quest’anno avesse paragonato i funzionari corrotti ad “alberi malati” che devono “essere estirpati o abbattuti” criticando quei “quei funzionari che mostrano un’obbedienza solo superficiale, senza però eseguire seriamente i suoi ordini” (il esercizio specifica che questa parte del discorso sia stata resa pubblica solo questo mese).
La testata taiwanese, nello stesso articolo, riferisce come sia l’ex sindaco di Chongqing, Huang Qifan, che il vicesindaco di Pechino, Xia Linmao, siano stati oggetto di indagine così come alcuni ex collaboratori di Wang Qishan, l’ex Vicepresidente della Repubblica che fu a capo delle prime campagne anticorruzione volute da Xi Jinping, sono stati allontanati o arrestati riportando come le ragioni “di tali provvedimenti rimangono tuttavia poco chiare” (all’ex Vicepresidente non sono stati contestai illeciti). A questo punto il Liberty Times riporta come, secondo il New York Times, queste “epurazioni” siano da collegarsi con la riorganizzazione dei quadri di alto livello prevista per il XXI Congresso nazionale del 2027. Secondo la testata statunitense che fa riferimento alle analisi di alcuni esperti, sottolinea il principale quotidiano taiwanese, Xi Jinping “punterebbe probabilmente a garantire che la nuova classe di funzionari rimanga fedele alla sua linea politica”. Su questo aspetto però il Liberty Times, citando il direttore dell’Australian Centre on China in the World presso l’Australian National University e coautore della ricerca cui faceva riferimento il New York Times, Ben Hillman, sottolinea come enti locali “spesso non dispongono della capacità e delle risorse necessarie per adempiere ai vari mandati impartiti dal governo centrale” e che dunque a questo livello i funzionari “a volte non hanno altra scelta se non quella di ricorrere all’inganno o a un’adesione puramente formale”.
Un altro punto analizzato in un diverso articolo del Liberty Times riguarda il numero dei membri del XX Comitato Centrale provenienti dai ranghi dell’esercito. La testata taiwanese citando l’ Associated Press che fa riferimento ad un’analisi condotta dal ricercatore presso l’Asia Society Policy Institute, Neil Thomas, e dal suo team, riferisce che “dei 44 membri effettivi del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) provenienti dall’ambito militare, eletti durante il XX Congresso del Partito nel 2022, siano stati probabilmente oggetto di epurazioni o risultino irreperibili”. La testata taiwanese aggiunge che, secondo la stessa analisi, la partecipazione al Quinto Plenum del XX Comitato Centrale potrebbe scendere sotto l’80%, registrando “il tasso di partecipazione più basso per una sessione plenaria del Comitato Centrale dalla fine dell’era di Mao Zedong, nel 1976”. Nello stesso articolo il Liberty Times aggiunge, inoltre, che, secondo il direttore del SOAS (School of Oriental and African Studies) China Institute presso l’Università di Londra Steve Tsang, “Xi Jinping potrebbe rimandare decisioni chiave riguardanti i quadri fino al XXI Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, previsto per il 2027, momento in cui verrà definita la composizione della futura classe dirigente”.
Il Liberty Times in un altro articolo pubblicato il 26 ottobre in concomitanza con l’apertura del Quinto Plenum del XX Comitato Centrale del PCC, citando un “funzionario esperto di questioni relative alle relazioni tra le due sponde dello Stretto”, riferisce che “questa sessione plenaria mira a rimuovere gli ostacoli in vista del XXI Congresso nazionale del PCC; Xi Jinping si appresta a prolungare il proprio mandato”. Stando a quanto riferito dalla testata taiwanese il funzionario critica fortemente l’operato di Xi Jinping nei suoi anni di governo, sottolineando come “vi siano prove evidenti di un profondo malcontento tra la popolazione cinese nei confronti del regime del PCC” ed evidenziando che, a suo parerere,“’l’intensificazione del controllo sociale da parte del PCC, la spinta a «governare il Partito con ferrea disciplina» e persino la rigorosa regolamentazione degli spostamenti delle persone in entrata e in uscita dalla Cina sono tutte misure complementari, pensate per favorire la permanenza di Xi Jinping al potere”.
Giuseppe Cusano Lanzetta
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