
L’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001 è considerato l’evento spartiacque che ha rivoluzionato il concetto di sicurezza nel mondo occidentale. Questo perché, per la prima volta, gli Stati Uniti, ovvero l’incarnazione delle caratteristiche e dei valori occidentali, considerati fino a quel momento “intoccabili”, subendo l’attacco più efferato e “spettacolare” che sia mai stato messo in atto nella nostra epoca, hanno perso agli occhi della popolazione mondiale lo status di “intoccabile”. Con ciò al Qaeda aveva raggiunto il suo obiettivo: fare del jihad un fenomeno globale che raggiungesse chiunque. È stato proprio da qual momento che si è iniziato a parlare di terrorismo di matrice jihadista, non più circoscritto nelle “terre dell’Islam”, ma come un pericolo che riguardasse, invece, tutto il mondo occidentale.
Dall’11 settembre 2001 si è diffuso un senso di paura generalizzato che negli anni a venire è sfociato in una più massificata paura del musulmano in senso lato. Il punto di forza della strategia di al Qaeda, allora, era stata proprio la scelta dell’obiettivo, poiché colpendo ciò che era considerato come la potenza mondiale per eccellenza, è stato tradotto nel messaggio, interiorizzato dal popolo, secondo cui il jihad (inteso come “guerra santa” in nome della legge della sharia e di Allah) raggiungerà chiunque.
Questa data simbolica ha segnato negli Stati Uniti, un ampliamento della sorveglianza e dell’apparato di sicurezza e intelligence, ma non solo. In alcuni casi, sembrerebbe che la lotta al terrorismo sia diventata la “scusante” morale per giustificare le azioni intraprese in nome della sicurezza, spesso sfociate in guerre preventive che hanno interessato principalmente il Medio Oriente, Asia Centrale dove gli Stati Uniti si sono imposti come “esportatori di democrazia”, aumentando ancora di più il risentimento delle popolazioni, a prevalenza musulmana, nei confronti dell’Occidente.
L’aumento delle misure di sicurezza ha sicuramente dato i suoi frutti; innanzitutto, è evidente che al Qaeda, dopo l’11 settembre, non sia riuscita a replicare un altro altrettanto della stessa portata, questo poiché gli Stati Uniti hanno sviluppato una maggiore capacità di individuare e smantellare le reti terroristiche e hanno acquisito maggiore esperienza nel lavoro di intelligence e nel coordinamento internazionale, con il supporto, oggi, dell’Intelligenza Artificiale ma ciò non ha portato alla scomparsa del movimento jihadista.
Ma oggi al Qaeda è la stessa organizzazione terroristica di 25 anni fa?
Partiamo con il dire che il movimento non è scomparso, ma si è rinnovato, spostandosi in nuovi scenari, decentralizzando il potere e adattandolo in nuove realtà locali, che interessano in particolare l’Africa. Infatti, obiettivo dei vari gruppi qaedisti è proprio quello di prendere il controllo degli stati, instaurando un Emirato Islamico, che governi il Paese secondo la legge della Sharia. Ed è proprio quello che sta accadendo in Mali, con JNIM (Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin), in continua lotta contro il governo maliano e i suoi alleati Africa Corps (ex Wagner) e in Somalia, dove al-Shabab si è insinuato a livello politico e locale, instaurando una sorta di “governo ombra” che in molte zone si è già sostituito al fragile governo legittimo, frammentato da lotte interne. Questo cambiamento di rotta, nello stabilirsi in luoghi più “accessibili”, come appunto l’arena africana, potrebbe essere la diretta conseguenza della capacità americana di rispondere alla minaccia terroristica.
Le organizzazioni terroristiche, nel tempo sono state quindi in grado di riorganizzarsi, adattarsi alle nuove politiche antiterrorismo, in modo da operare in modo sempre più decentralizzato e imprevedibile e auto sovvenzionate grazie ai crimini informatici. La capacità di al Qaeda, così come dello Stato Islamico (DAESH), sta proprio nel riuscire a trovare terreno fertile che permetta loro di ricostruire e amplificare la loro forza, e per fare questo, grazie anche ad internet e al mondo social, non hanno neanche bisogno di una “Luogo fisico e geografico che li rappresenti”, ma da un lato puntano sul creare senso di appartenenza in tutti quei musulmani di seconda e terza generazione che vivono in paesi occidentali e non si riconoscono in nessuna società, dando vita, in estremo, agli attacchi ai “Lupi solitari”. Dall’altro lato, come già spiegato in precedenza, sono passati da pochi grandi centri organizzati a una rete più frammentata, decentralizzata e capace di adattarsi ai diversi contesti locali.Imponendosi comeorganizzazioni/para statali in grado di costruire strutture parallele di amministrazione, tassazione, sicurezza e giustizia, sfruttando anche le debolezze degli Stati legittimi.
Nel 2026 non potremmo quindi aspettarci un nuovo 11 settembre, anche se questa rimane la minaccia che tutte le agenzie di sicurezza internazionale stanno ancora combattendo. Anzi, interpretare il terrorismo solo nell’ottica di un nuovo 11 settembre non farebbe altro che limitare la lotta allo stesso, poiché questo, oggi, è un fenomeno più complesso, che per essere compreso deve essere letto con una chiave nuova, che comprende l’obbiettivo del gruppo, i mezzi che hanno a disposizione, e i non luoghi in cui eventualmente operano.
Dania Piccirili
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