
In Israele è alta la paura di una nuova ondata di attacchi dall’Iran, l’ultimo a intervenire in materia è stato il canale telegram Hadashot Lefnei Kulam secondo cui: “Fonte israeliana: una nuova ondata di attacchi in Iran è solo questione di tempo”.
Sempre in materia di questione iraniana la Cina ha dichiarato: non seguiremo le sanzioni statunitensi contro l’Iran. Alla domanda di un giornalista: Gli USA hanno minacciato di punire i paesi che consentono ai voli iraniani di atterrare sul proprio territorio. Vi adeguerete a questa decisione? Il Portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha risposto: La posizione della Cina è coerente e chiara. Ci opponiamo fermamente alle sanzioni unilaterali e illegali, prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Secondo il Wall Street Journal, nell’ultimo anno la Cina ha effettuato oltre 1.300 spedizioni di componenti a duplice uso verso l’Iran: parti impiegate nei settori missilistico e dei droni.
Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz, in risposta al discorso del Presidente siriano all’ONU: “Le Alture del Golan, sotto sovranità israeliana, sono parte integrante dello Stato di Israele per sempre. Non permetteremo alla Siria di diventare una minaccia per Israele e adotteremo tutte le misure necessarie per impedirlo. La mia risposta chiara al Presidente siriano, che ha rilasciato dichiarazioni altisonanti dal podio dell’ONU, è questa: le Alture del Golan, sotto sovranità israeliana, sono parte integrante dello Stato di Israele per sempre. Non rinunceremo all’area del Monte Hermon e alla zona di sicurezza – conquistate durante eroiche battaglie nella guerra del 1973 e cedute alla Siria in base all’accordo di disimpegno del 1974, a condizioni precise che sono state violate quando la Siria è diventata una base per l’Iran e una minaccia per lo Stato di Israele e i suoi confini”. […] “Se le nostre forze o il territorio dello Stato di Israele dovessero subire attacchi dalla Siria, saremo costretti ad agire e a rispondere; qualsiasi territorio conquistato in questa occasione rimarrà nostro per sempre, in conformità con le leggi di guerra. Non permetteremo alla Siria di diventare una minaccia per lo Stato di Israele e adotteremo tutte le misure necessarie per impedirlo.”
E ancora Katz: “Erdogan è un “sultano di carta”: forte nella sua retorica antisemita e incendiaria, ma debole quando si tratta di passare all’azione. Gli consiglio di smetterla di cercare lo scontro con Israele. Lo Stato di Israele è forte e sa come difendersi. Non siamo né i curdi né il popolo indifeso che egli continua a opprimere in Turchia ancora oggi”
Nel frattempo in Israele sono comparsi gli slogan elettori e anche quello del Primo Ministro in Carica, Benjamin Netanyahu: “Non ci arrenderemo”.
Secondo notizie stampa russe, la Russia e gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto un accordo per il trasferimento agli Emirati di sistemi di difesa aerea S-400, originariamente appartenuti alla Turchia. Le sanzioni statunitensi cominciano ad essere applicate e gli aerei restano a terra in Turkmenistan e Turchia. Un volo della compagnia aerea iraniana Varesh Airlines, diretto da Teheran a Dušanbe, è stato costretto a tornare all’aeroporto internazionale Imam Khomeini dopo che il Turkmenistan ha negato il permesso di sorvolare il proprio spazio aereo. Successivamente, l’aereo ha tentato di raggiungere il Tagikistan passando attraverso lo spazio aereo dell’Azerbaigian, ma l’accesso è stato negato anche in questo caso. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la chiusura totale del proprio spazio aereo a tutti i voli iraniani. In risposta, anche l’Iran ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli emiratini.
Sayyid Abdul-Malik Badr al-Din al-Houthi, leader del movimento Ansarullah e della rivoluzione yemenita, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione yemenita del 21 settembre ha chiarito in merito a un possibile attacco a La Mecca: “Non consideriamo La Mecca un emirato saudita, né i sauditi un governo che la difende da un altro paese. La Mecca è un luogo sacro dell’Islam; noi ne rispettiamo la sacralità e la difenderemo. Siamo tra le nazioni più impegnate nella difesa dei luoghi sacri dell’Islam e tra i popoli più devoti alla Mecca; abbiamo più titolo noi a difenderla rispetto ai traditori sauditi. La sovranità di Dio sulla Masjid al-Haram appartiene ai credenti, non ai corrotti e agli ipocriti che colpiscono la propria stessa nazione.”
Steve Witkoff e Jared Kushner hanno tenuto un incontro di tre ore con una delegazione iraniana, discutendo di de-escalation, del programma nucleare iraniano e dello Stretto di Hormuz. Nel frattempo secondo fonti vicine all’Asse della Resistenza: circa 6 milioni di barili di petrolio iraniano confiscato (per un valore di circa 600 milioni di dollari) stanno attualmente attraversando l’Atlantico diretti verso gli Stati Uniti, senza troppa enfasi mediatica.
L’Iran ha dichiarato di aver ripristinato il 50% della capacità produttiva danneggiata nel giacimento di gas di South Pars, nel Golfo Persico, a sei mesi dall’attacco israeliano al sito, riferisce Al Jazeera. Il vice ministro del Petrolio Ahmed Zeraatkar ha annunciato la ripresa della produzione negli impianti riparati, mentre proseguono i lavori per risolvere i danni rimanenti.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornati alle pore 15:30 del 24 settembre. Due persone sono rimaste uccise in attacchi dell’IDF a Gaza City e a Deir al-Balah, nella parte centrale della Striscia. L’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa riferisce che a seguito dell’attacco alcuni feriti sono stati ricoverati.
A causa di un avviso riguardante il fuoco di cecchini proveniente dalla Striscia di Gaza, è stata sospesa la visita del leader del partito “Identity”, Moshe Feiglin, nell’area circostante la Striscia di Gaza (zona “Gaza Envelope”).
La polizia israeliana ha diffuso un video che mostra il ritrovamento di un tunnel a Qalqilya, situato a 25 metri di profondità. Il filmato mostra anche i tentativi di scavo di un altro tunnel nelle vicinanze, oltre al rinvenimento di armi, sostanze chimiche e fertilizzanti che si sospetta venissero utilizzati per la fabbricazione di esplosivi e bombe. Quattro palestinesi sono stati arrestati durante l’operazione.
Attacchi con droni da parte delle forze armate iraniane contro postazioni e rifugi dei gruppi separatisti iraniani sostenuti dagli USA a Erbil, in Iraq.
Ansar Allah ha preso di mira le basi militari e gli interessi economici del regime degli Al Saud in diverse regioni dell’Arabia Saudita. Sirene in funzione in diverse città saudite: Al Taif; Jeddah; Yanbu; Tabuk; Khamis Mushait (non confermato). Popolazione allertata a La Mecca.
Nella giornata del 23 settembre aerei da guerra sauditi hanno effettuato 52 tra raid aerei e attacchi missilistici utilizzando velivoli F-15 e Typhoon decollati dalle basi aeree di Khamis Mushait e Taif, mentre gli attacchi missilistici sono stati lanciati da Jizan. Gli attacchi hanno colpito le province di Hudaydah, Taiz, Al-Bayda, Marib e Saada, provocando vittime e feriti – tra cui donne e bambini – e causando la distruzione di infrastrutture civili, incluse reti di telecomunicazione, scuole, ponti, strade e altro ancora. Ciò porta a 988 il numero complessivo di raid aerei e attacchi missilistici sauditi dall’inizio dell’escalation contro gli Houthi.
Nella giornata del 24 settembre l’Arabia Saudita ha lanciato un attacco missilistico contro l’area di Maran, nella provincia di Sana’a.
Fonti della sicurezza greca hanno riferito alla Reuters che un sistema di difesa aerea gestito dalle forze militari greche nel Regno dell’Arabia Saudita ha intercettato un missile balistico e un drone nell’area della Grande Yanbu, dove si trovano importanti impianti di raffinazione del petrolio.
Gli Houthi hanno annunciato la morte di un comandante di alto rango di nome Saddam al-Alab durante gli scontri in Yemen. Il 23 sera le forze di Ansar Allah hanno colpito con due missili balistici concentramenti di truppe e postazioni delle forze Al-Amaliqa e Al-Dara’ Al-Watan nella parte occidentale della provincia di Lahij. Colpite anche le truppe e depositi di armi saudite presso gli accampamenti militari di Al-Tuwal. Decine di soldati sauditi e sudanesi e di mercenari yemeniti sono rimasti uccisi o feriti, e i depositi di armi sauditi negli accampamenti sono stati incendiati.
L’ufficio relazioni pubbliche del quartier generale “Quds” delle forze di terra dell’IRGC ha annunciato la morte del generale di brigata Hossein Zarifi — comandante del quartier generale operativo “Sajjad” nel distretto di Saravan — a seguito di uno scontro a fuoco nella zona. Una nota diffusa dall’ufficio relazioni pubbliche dell’IRGC riferisce che Zarifi è rimasto ucciso “durante una recente operazione condotta dai combattenti del quartier generale nel distretto di Saravan”. Nel frattempo, la testata Hale-va-Gozar ha riportato che anche Ahmad Herati Ziraati — responsabile delle informazioni presso il quartier generale operativo “Sajjad” di Saravan — è rimasto ucciso durante uno scontro tra personale militare e individui armati nel distretto di Jihad-Abad, a Saravan. Secondo Hale-va-Gozar, l’episodio è avvenuto mercoledì e almeno altri 13 membri del personale militare e di sicurezza hanno riportato gravi ferite. Il gruppo armato fa parte dei gruppi estremisti residenti in Balochistan.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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