NATO. Alleanza Atlantica e Pilastro Europeo: quale è l’impegno europeo nel settore della difesa?

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Il 23 settembre presso il Circolo degli Esteri, con il patrocinio della NATO Defence College Foundation (l’unico think tank che porta il nome dell’Alleanza Atlantica) e dell’ASSDIPLAR (Associazione Nazionale Diplomatici a riposo), si tenuto il convegno “NATO e Pilastro Europeo. Un’Europa più forte in una NATO più forte dopo Ankara”.

All’incontro hanno preso parte l’ambasciatore Daniele Verga (vicepresidente ASSDIPLAR) in qualità di moderatore, il presidente della NATO Defence College Foundation Alessandro Minuto-Rizzo, il Generale Vincenzo Camporini (già Capo di Stato Maggiore della Difesa e dell’Aeronautica Militare), il Consigliere di Ambasciata Michele Cavallo (Capo dell’Ufficio Questioni politico-militari, Alleanza Atlantica e difesa dell’UE, Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza, MAECI), il Presidente di AIAD (Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza) Giuseppe Cossiga, l’Ambasciatore Stefano Stefanini (già Rappresentante Permanente d’Italia presso la NATO e Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica) e l’Ambasciatore Giusandrea Mochi Onory, Presidente ASSDIPLAR che ha aperto la discussione porgendo i suoi saluti di benvenuto agli ospiti.

Il tema centrale è stato cosa l’Europa e in più generale l’Italia siano chiamate concretamente a fare per giungere ad un effettivo riequilibrio all’interno dell’Alleanza Atlantica. I discussant hanno sviscerato sia dal punto di vista politico-diplomatico che militare i temi derivanti dall’ambizione di un’Europa più forte e capace di assumersi maggiori oneri all’interno dell’Alleanza Atlantica emersa dal vertice NATO di Ankara del 6-7 luglio.

Ciò che è emerso dalle riflessioni dei relatori riguardo l’attuazione degli impegni politici assunti nel vertice in Turchia, e sul futuro dell’Alleanza Atlantica è che, sebbene l’Europa sia indietro in alcuni settori (come quello dell’Intelligenza Artificiale), in altri vanta ancora un certo livello di eccellenza, ciò che davvero manca è una progettualità condivisa. In particolare si è sottolineato come, a differenza della NATO, l’Unione Europea non disponga di uno strumento che coordini i 27 nel settore della difesa, rimarcando come ciò può essere collegato in ultima istanza alla mancanza di una politica estera condivisa, una mancanza, questa, che influenzerebbe a cascata tutti gli ambiti ad essa collegati, compresa la difesa appunto.

Tra le soluzioni proposte per ovviare a questo stato di cose quella ritenuta più credibile è risultata essere, poiché una collaborazione a livello dei 27 è ritenuta quasi impraticabile, un coordinamento in un quadro che può essere la cosiddetta “coalizione dei volenterosi” (possibilità tra l’altro contemplata dal Trattato di Lisbona) precisando che anche l’Italia dovrebbe prendervi parte. Altro tema di analisi è stato il rafforzamento e la tutela a livello normativo dell’industria bellica europea, promuovendo un maggior coordinamento anche in questo ambito, sfuggendo ai particolarismi che spesso ne impediscono un pieno sviluppo.

Per rappresentare la difficoltà dei partner europei a collaborare in progetti di ampio respiro nell’ambito della difesa si è citato l’esempio del progetto italo-francese delle navi FREMM (Fregate europee multi-missione, in francese Frégates européennes multi-missions). Il progetto prevedeva la creazione di fregate multiruolo che fossero identiche sia nelle dotazioni della Marina Militare Italiana che di quella Francese, ma, in un progetto, che comunque può considerarsi di successo, i particolarismi tra le due parti hanno portato alla creazione di navi che in sostanza sono diverse, presentando già in partenza una differenza di lunghezza nello scafo di 1,60 m tra le versioni italiana e francese.

Considerando questi aspetti, i relatori hanno infatti evidenziato come un maggior coordinamento ed una più oculata e progettuale politica di investimenti nel settore della difesa costituisca il percorso da seguire per un riequilibrio dell’Alleanza Atlantica e la costruzione di un solido “pilastro europeo” della NATO che possa affiancarsi in modo cedibile a quello americano. In altre parole, l’obiettivo che bisogna prefissarsi è la trasformazione della capacità industriale (più volte i relatori hanno ribadito che in Europa non mancano le competenze tecnologiche e industriali) in capacità di difesa nel quadro di un’autonomia strategica aperta. L’idea dell’Alleanza Atlantica emersa dalle riflessioni dei convenuti è infatti quella di una NATO in cui l’Europa gode di una maggiore “autonomia” senza che ciò comporti un allontanamento dall’alleato statunitense, essendo stato ribadito ancora una volta come il pericolo, o pericoli, che minacciano l’Alleanza, a differenza di quello che si potrebbe credere oggi, non vadano cercati negli Stati Uniti ma altrove. L’idea di fondo per il rafforzamento del pilastro europeo nel quadro dell’Alleanza Atlantica sarebbe copiare il modello NATO (che ha funzionato bene) per traslarlo in Europa, senza però pensare che questo possa portare ad un allontamento dagli Stati Uniti o ad un’autonomia del tutto indipendente o contrapposta. 

In questo scenario di cooperazione rafforzata, risulta fondamentale anche il coinvolgimento del Canada. Il suo ruolo si rivela strategico e imprescindibile nella costruzione della difesa europea, specie alla luce della sua recente designazione come primo Paese terzo a diventare membro associato dell’UE nell’ambito delle iniziative di difesa e sicurezza – come il programma Security Action for Europe (SAFE) e progetti di cooperazione strutturata PESCO. La presenza canadese rafforza il ponte transatlantico dimostrando come la difesa del continente europeo si estenda oltre i soli confini dell’Unione e tragga valore da partnership multilaterali solide. 

Cristina Uccello e Giuseppe Cusano Lanzetta

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