STATO ISLAMICO. Per l’ONU ci sono ancora fino a 30mila jihadisti Daesh

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Nonostante la sconfitta territoriale di Isis in Siria, il gruppo terroristico, «continua ad aspirare alla rilevanza globale», affermano gli esperti antiterrorismo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «Capitalizza sui suoi affiliati e gli attacchi ispirati e ha una ricchezza residua stimata fino a trecento milioni di dollari a sua disposizione», ha detto Vladimir Voronkov Sottosegretario generale, Ufficio per la lotta al terrorismo, Unoct, nel suo briefing sulla minaccia che Daesh pone alla pace e alla sicurezza internazionale.

Inoltre, riporta un comunicato Onu, rimangono «acute preoccupazioni» per i foreign fighter, i rimpatriati e i ricollocati, ha continuato, rilevando che dalla “stima iniziale” di 40.000 jihadisti, ne sono sopravvissuti tra i 24.000 e 30.000. Gli Stati membri devono inoltre far fronte alla minaccia rappresentata dai foreign fighter o dai simpatizzanti Isis, il cui numero è difficile da stimare.

Pur riconoscendo la sconfitta di Isis in Siria come «uno spartiacque» che ha posto fine alla «distopia del cosiddetto califfato», Voronkov ha detto che la caduta di Baghuz «non è stata un colpo fatale» in quanto il gruppo «continua ad svilupparsi in una rete segreta (…) Questo segue lo stesso schema che abbiamo visto in Iraq dal 2017, dove l’attività insurrezionale Daesh, progettata per prevenire la normalizzazione e gli sforzi di ricostruzione continuano», ha mantenuto il capo dell’antiterrorismo.

Per quanto riguarda l’Africa, ha notato «uno straordinario aumento del reclutamento e della violenza legati a Isis e ad Al-Qaeda» nell’Ovest del continente, sottolineando che «la provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico è ora uno dei più forti affiliati Isis» con circa 4.000 combattenti su cui ha invitato alla vigilanza. In Europa la radicalizzazione nelle carceri e non solo «rimane una grande preoccupazione» che aggravano il rischio di «terrorismo interno» in un momento in cui Isis ha difficoltà a mandare combattenti nel continente, secondo Voronkov.

E nonostante la pressione militare, centinaia di migliaia di combattenti Isis in Asia continuano a rappresentare una minaccia. Ha denunciato due preoccupanti sviluppi nel Sud-Est asiatico, vale a dire il ruolo più attivo delle donne negli attacchi e l’obiettivo esplicito dei luoghi di culto, “che può indicare una nuova tendenza”.

Luigi Medici