SIRIA. ISIS: al Baghuz non sarà la fine dello Stato Islamico 

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Nella giornata di sabato pomeriggio la social sfera pro Daesh ha mandato on line il servizio della CNN a cura di Ben Wideman che da 52 giorni si trova ad al Baghuz per mostrare la fine di Daesh. E mentre tutti si preparano a sancire la fine dello Stato Islamico, Widerman al fronte dice: «Seppur in un fazzoletto di terra, ISIS combatte ancora e i suoi uomini combatteranno fino alla morte», come il caso di moglie e marito, in foto, e così sarà solo per qualche decina o centinaia di uomini, quanto basta per fare di loro degli eroi agli occhi dei supporter di Daesh. 

Tutto questo tam tam di notizie: “ISIS è sta battuta da una parte” o “ISIS esiste ancora” andrà avanti fino a quando le forze alleate non avranno trasformato in un campo di morte e di cadaveri l’intera area, comprese donne e bambini, e anche allora lo Stato Islamico non sarà finito. Perché in Siria c’è ancora una zona dove ISIS esiste la desertica Badyah. E se vogliamo analizzare il fenomeno Daesh nella sua completezza è ancora molto presente sulla sola sfera social, in grado ogni giorno di postare comunicati stampa, take di “agenzia”, un settimanale ufficiale An Naba e delle infografiche che riassumono le aree in cui ISIS ha compiuto attentati, per non parlare del fronte africano, o del “Wilayat Est Africa” che ISIS sta molto coltivando, dal punto di vista social con video, traduzioni di discorsi nelle lingue locali. 

Non a caso mentre al Baghuz era sotto i bombardamenti, dal Burkina Faso arrivava la foto di combattenti che hanno prestato giuramento a Daesh. Burkina Faso e Mali sono due aree che ISIS intende battere tappeto insieme alla zona del Lago Chad dove è già presente in Niger e Nigeria. E ancora ISIS è nelle Filippine, nella zona nord e sta cercando di espandersi in India nella zona contesa tra Pakistan e India, quella del Kashmir dove si scontra con i qaedisti. 

E ancora si registra presenza di ISIS in Yemen, Egitto (Sinai del nord), cellule in Tunisia, Libia, Algeria. Infine non possiamo dimenticare tutte quelle cellule presenti nell’Anbar, Ninive e Diyala che stanno facendo venire la pelle d’oca al governo Iracheno, stato che obtorto collo ha in pancia 10.000 soldati statunitensi nelle tre basi sul suolo iracheno, per il controllo delle aree soprattuto quelle al confine tra Siria e Iraq dove ISIS pascola e passa indisturbata. 

Questo è lo Stato Islamico, liquido, come piacerebbe chiosare ai sociologi che forse non controlla un territorio come è stato in Siria e Iraq, ma che se non verrà fermato potrebbe nuocere molto alla stabilità di Paesi che hanno già grosse difficoltà socio-economiche. E di certo ha una colonizzazione molto forte sul web. Possiamo dunque dire che ISIS è finito?

Graziella Giangiulio e Antonio Albanese