
Mentre l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro viene incriminato a Nw York, la Corte Suprema di Caracas (TSJ) ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodríguez di assumere il ruolo di presidente ad interim per garantire la “continuità amministrativa”.
Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiarito che gli USA sono effettivamente al comando, con Rodríguez che si è dimostrata collaborativa. “Se non fa ciò che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”, ha insistito il Presidente americano, riporta MercoPRess.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha osservato che il governo di Trump stava “gestendo la politica”, non il Venezuela stesso, per proteggere gli interessi nazionali e bloccare avversari come Russia, Cina e Iran.
Allo stesso tempo, Edmundo González Urrutia, riconosciuto come il legittimo vincitore delle elezioni del 2024, ha chiesto all’esercito venezuelano di riconoscerlo come legittimo comandante in capo per avviare la transizione. Ma Trump ha osservato che la maggior parte dei venezuelani schierati con Urrutia o con la leader anti-chavista María Corina Machado si trova al di fuori del Paese sudamericano e quindi il binomio Urrutia-Machado non ha il supporto locale necessario per consolidare il cambiamento politico, motivo per cui era più saggio affidarsi, per il momento, a una figura più accondiscendente dell’ex regime. Di fatto, Trump, al momento, li ha scaricati.
Nel frattempo, Fonti vicine alla Casa Bianca rivelano, secondo il Washington Post, che Trump abbia perso interesse nel sostenere la Machado perché quest’ultima ha accettato il premio Nobel per la pace invece di chiedere che venisse assegnato a Trump.
Con Caracas sotto l’effettivo controllo di Washington, si prevede che l’Avana perderà a breve il suo petrolio venezuelano e altre forniture vitali, sollevando interrogativi su quanto a lungo il governo comunista possa sopravvivere.
Inoltre, si è appreso che 32 soldati cubani a guardia del deposto leader bolivariano sono stati uccisi nell’operazione. Lo stavano proteggendo o controllando? Questo punto rimane ancora poco chiaro. In ogni caso, la presenza militare straniera a Palazzo Miraflores non è iniziata oggi.
Nel caso della Colombia, Trump ha avvertito che il Paese era un grande produttore di cocaina governato da un “uomo malato” che non sarebbe durato a lungo, alludendo a una possibile azione militare a tal fine o semplicemente contando sulle elezioni di quest’anno, a cui Gustavo Petro non può partecipare perché la Costituzione colombiana lo impedisce.
Sull’onda lunga di Caracas, la Casa Bianca ha anche ribadito il suo interesse per la Groenlandia per motivi di difesa nazionale. La Groenlandia serve infatti per il Golden Dome e il controllo dello spazio con armi nucleari, senza quel pezzo di cielo, l’intero progetto è di fatto vanificato.
Il primo Ministro danese Mette Frederiksen ha respinto l’idea definendola “assurda”, sebbene la collaboratrice della Casa Bianca Katie Miller abbia pubblicato una foto di una bandiera americana sull’isola con la didascalia “PRESTO”.
Il primo Ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha affermato di considerare la retorica degli Stati Uniti nei confronti dell’isola irrispettosa e inaccettabile, e ha invitato Washington a smettere di coltivare “fantasie di annessione”: “Quando il presidente degli Stati Uniti parla della necessità della Groenlandia e ci collega al Venezuela e all’intervento militare, non è solo sbagliato, è irrispettoso. Minacce, pressioni e discorsi di annessione sono inaccettabili tra amici. Non è questo il modo di parlare a una nazione che ha ripetutamente dimostrato responsabilità, stabilità e lealtà. Basta. Basta con le pressioni. Basta con le insinuazioni. Basta con le fantasie di annessione”, ha affermato Nielsen.
Antonio Albanese
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