
Gli Stati Uniti hanno proposto un piano per includere la Turchia nella forza internazionale a Gaza senza dispiegarvi truppe turche. Questa proposta limiterebbe il ruolo della Turchia al supporto logistico dalle basi in Giordania ed Egitto. Nel frattempo Israele si oppone fermamente alla vendita degli F35 ad Ankara,
I media israeliani riferiscono che un attacco a Israele da parte dell’esercito e della leadership iraniana è attualmente in fase di valutazione, secondo una fonte vicina al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Non solo nella riunione di governo del 4 gennaio, il primo Ministro Benjamin Netanyahu ha detto: “È molto probabile che siamo alle soglie di un momento in cui il popolo iraniano prenderà in mano il proprio destino”. L’intelligence israeliana ritiene che le proteste in Iran minaccino direttamente la sopravvivenza del regime di Khamenei e potrebbero portarne al completo collasso.
L’operazione contro l’Iran riprenderà il nome: “Operazione Iron Strike”. Non si sa quando o dove avrà luogo l’operazione militare..
Secondo Channel 13: “L’Iran ha capito che Israele sta pianificando un attacco immediato, ecco perché vuole iniziare questa volta”. E ancora l’emittente afferma: “Israele sta valutando di condurre un’operazione simile in Iran, dopo quella avvenuta in Venezuela”.
Continuano le tensioni anche in merito all’applicazione della fase due dell’accordo di pace tra Israele e Hamas. Smotrich a Netanyahu: “Non è consentito in nessuna circostanza aprire il valico di Rafah”. La riapertura del valico fa parte degli accordi per far entrare gli aiuti alla popolazione palestinese.
Secondo la Radio dell’Esercito israeliana inoltre: “Hamas si sta riarmando utilizzando le grandi bombe israeliane inesplose nella Striscia di Gaza e producendo grandi ordigni esplosivi. Sta anche producendo missili anticarro e proiettili da mortaio, e sono in corso sforzi per ricostruire missili in grado di penetrare in profondità nel territorio israeliano”.
Una fonte statunitense, parlando in forma anonima, ha dichiarato a The Global Eye che Stati Uniti e Israele potrebbero lanciare attacchi militari contro l’Iran prima della fine di febbraio.
Cambiando scenario, in Libano, secondo le autorità libanesi, Egitto, Qatar e Turchia hanno chiesto a Hezbollah di consegnare le armi al governo libanese. L’avvertimento affermava che questa era “l’ultima possibilità” di Hezbollah, per evitare che il Libano si ritrovasse isolato politicamente ed economicamente e che potesse scoppiare una guerra con Israele, esacerbando ulteriormente gli atteggiamenti negativi nei confronti di Hezbollah in Libano.
Il primo Ministro libanese Nawaf Salam, in un’intervista alla rete libanese LBCI, ha commentato la questione del disarmo di Hezbollah: “Le armi dovrebbero appartenere a tutti i libanesi ed essere sotto il controllo del governo”. Nessuno vuole gettarlo in mare o consegnarlo a Israele, come si dice.”
Il cinque dicembre una delegazione siriana guidata dal Ministro degli Esteri sta partecipando all’attuale ciclo di negoziati con Israele sotto il coordinamento americano. Le discussioni si concentrano sulla riattivazione dell’accordo del 1974 per garantire il ritiro di Israele entro l’8 dicembre prossimo.
In risposta al ritiro israeliano dalla Siria, il sito web israeliano Walla ha riportato, citando fonti di sicurezza, che elementi dell’esercito israeliano hanno avvertito che l’Iran sta lavorando in coordinamento con parti ostili per colpire il presidente siriano Ahmad Shar’a, sulla base di quelle che ha descritto come informazioni di intelligence che indicano reali minacce alla sua vita e alla stabilità del suo regime. Secondo Walla, Israele ha deciso, a seguito di questi incontri, di non ritirarsi dalla zona di sicurezza adiacente alla Siria, inclusa l’area del Monte Hermon, considerando che le lezioni del 7 ottobre impongono il mantenimento di una presenza militare israeliana all’interno del territorio siriano. Questa presenza è stata descritta come uno “scudo primario” per proteggere i centri abitati lungo il confine siro-israeliano. Il rapporto sottolineava che la politica di sicurezza israeliana suddivide l’attività militare in Siria in tre aree principali. La zona di contatto lungo il confine internazionale, dove le forze armate israeliane sono attive per proteggere gli insediamenti vicini e garantire la sicurezza di Israele. La zona di sicurezza allargata, che si estende fino a circa 15 chilometri all’interno del territorio siriano, comprende villaggi, città e strade, e l’esercito opera per impedire l’infiltrazione di uomini armati. L’area di influenza, che si estende da Sweida meridionale alla periferia di Damasco, definita come una zona demilitarizzata in cui Israele monitora gli sviluppi per impedire l’ingresso di parti ostili, l’introduzione di armi avanzate o l’istituzione di basi militari. Il sito citava un alto funzionario della sicurezza dell’esercito israeliano, il quale affermava che “alti comandanti militari hanno sostenuto la posizione del ministro della Difesa che respingeva il ritiro da queste aree”.
In un contesto correlato, Walla ha osservato che un alto funzionario americano si è interrogato, durante conversazioni con funzionari israeliani, sulla mancanza di controllo dell’esercito israeliano su aree più ampie all’interno del territorio siriano, considerando che l’esercito era in grado di penetrare ulteriormente. Secondo il rapporto, un funzionario israeliano ha risposto che l’obiettivo non era imporre il controllo sulle popolazioni locali, ma stabilire una fascia di sicurezza che proteggesse il fronte interno di Israele e consentisse un migliore supporto a quelli che ha definito “i nostri fratelli drusi”.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornati al 5 gennaio alle ore 18:00. Continuano le proteste di massa e rivolte in Iran. Le manifestazioni sono degenerate in scontri con la polizia, con almeno morti e feriti, secondo l’agenzia di stampa Fars Le proteste nel Paese sono iniziate il 28 dicembre. I residenti sono insoddisfatti dell’aumento dei prezzi, dell’elevata inflazione e delle forti fluttuazioni del tasso di cambio del rial iraniano.
I manifestanti nell’Iran occidentale portano armi da combattimento. Ricordiamo che questa è l’area curda fortemente appoggiata da Israele e dall’Azerbaijan alleato di Israele e dove c’è una base del Mossad. Teheran, Isfahan e Shiraz sono le città con un maggior numero dei credenti ebraici in Iran.
I russi nel frattempo hanno equipaggiato i droni Shahed iraniani con MANPAD antiaerei. Sembra che a partire dai primi di gennaio, fonte Hadashot, “si registrano attività di intelligence statunitensi su larga scala lungo i confini e le coste dell’Iran”. Il cinque gennaio la polizia iraniana annuncia l’arresto di un agente del Mossad tra i rivoltosi. Il capo della magistratura iraniana a seguito delle dichiarazioni di Trump e Netanyahu : “Questa volta non mostreremo pietà ai rivoltosi, perché l’entità sionista e gli Stati Uniti hanno ufficialmente dichiarato il loro sostegno”.
I media iraniani riportano che la legge marziale è stata imposta in diverse città del Paese a causa delle proteste di massa. Secondo le prime informazioni, le forze di sicurezza iraniane sono riuscite a prendere il pieno controllo della situazione durante le rivolte che hanno travolto il Paese in un contesto di instabilità economica.
In Yemen, il comando del Secondo Distretto Militare, subordinato al “Consiglio di Transizione” sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti in Yemen: “Le nostre posizioni militari rimarranno sotto il nostro controllo e non ne cederemo nessuna”. A seguito di questa dichiarazione il Consiglio di Transizione Meridionale, sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, ha iniziato a bombardare le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita.
Aden Independent Channel (AIC), affiliato al Consiglio di Transizione Meridionale (STC) sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, riporta il 4 gennaio, la fuga di membri di Al-Qaeda dal carcere di sicurezza politica di Mukalla.
L’emittente ha riferito che alcuni prigionieri affiliati ad Al-Qaeda sono riusciti a fuggire dal carcere di sicurezza politica di Mukalla, sfruttando quella che ha descritto come una falla nella sicurezza della città, senza specificare il numero di evasi o il momento esatto dell’incidente.
Si sottolinea che gli Emirati Arabi Uniti hanno utilizzato in passato gruppi estremisti come strumento politico contro l’Arabia Saudita, potenzialmente a scapito della sicurezza e della stabilità dell’Hadhramaut.
A partire dal due gennaio, al Jazeera, citando una presunta fuga di notizie dell’ex comandante della 25a Divisione siriana (“Forze Tigre”), il generale Suheil al-Hassan, riferisce che oltre 160.000 miliziani armati ed ex soldati dell’esercito di Bashar al-Assad sono dispersi in tutto il paese e pronti a rovesciare il governo di al Sharaa.
Il Ministero della Difesa del Regno Unito ha annunciato che i caccia Eurofighter Typhoon FGR4 della Royal Air Force, supportati da un aereo cisterna Voyager KC2, hanno effettuato un attacco congiunto con aerei dell’aeronautica militare francese sabato 3 gennaio contro una struttura sotterranea occupata dall’ISIS vicino a Palmira, nella Siria centrale.
I primi cinque giorni dell’anno hanno visto una progressiva e costante escalation di attacchi israeliani nel Libano meridionale. Colpite le seguenti località: città di Breik, veicolo colpito nella città di Breqaa, è stato preso di mira da un attacco di droni israeliani. E ancora colpita Marj Armata sugli altopiani della regione di Iqlim al-Tuffah; il Monte Mashghara; Wadi Azza – Zifta; Periferia di Ansar. L’area di “Tabna” alla periferia di al-Bisariya
Jet attivi fino a Hermel. Colpito veicolo nella città di confine di Khiyam, attacco contro veicolo Safad al-Batikh morti i due conducenti. Gli israeliani hanno anche sganciato molte bombe incendiarie nella terra di nessuno dei campi in fiamme di Aitaroun.
Il 4 gennaio, secondo quanto riferito da fonti libanesi, gli israeliani hanno testato una sorta di arma/missile che ha sorvolato il Libano meridionale ed è stato avvistato nella zona di Ghazieh.
Il 5 gennaio il canale di notizie i24 di Israele segnala un incidente insolito che si è verificato nel fine settimana presso la base di Nevatim, una delle più sensibili dell’Aeronautica Militare. L’ufficiale operativo della base ha rilevato un drone che sorvolava l’area della base per diversi minuti e le forze sono state chiamate sul posto.
Durante le perquisizioni, il sospettato è stato identificato come un uomo di 21 anni e il suo telecomando per drone è stato confiscato. Durante l’interrogatorio, ha affermato: “Stavo filmando gli stagni, dato che abito nelle vicinanze”. Tuttavia, tutti gli aspetti dell’indagine sono in fase di verifica, incluso il sospetto di spionaggio per conto dell’Iran. Il Servizio di Sicurezza Generale (Shin Bet) è coinvolto nelle indagini a causa della sensibilità del sito in termini di sicurezza.
Due vittime sono state salvate dal crollo di una casa di cinque piani appartenente alla famiglia Al-Shina nel campo di Al-Maghazi, al centro della Striscia di Gaza.
Un’imponente operazione di demolizione ha avuto luogo nei pressi dell’ospedale Dar Al Salam, a est di Khan Yunis.
MGB, Polizia Israeliana e IDF: Abbiamo smascherato una rete di contrabbando di armi che opera nel Negev utilizzando droni. Quattro membri della rete, cittadini israeliani e residenti di Masudin al-Azam, sono stati arrestati circa un mese fa per un’indagine congiunta dell’MGB e della Polizia Israeliana.
Un’indagine condotta dall’MGB e dalla polizia ha rivelato che membri della rete erano coinvolti in importanti operazioni di contrabbando di armi dal confine del Sinai, utilizzando droni. Durante un tentativo di contrabbando, sono state sequestrate quattro mitragliatrici MAG, trasportate su un drone abbattuto dalle IDF.
Inoltre, l’indagine ha rivelato che durante le operazioni di contrabbando, membri del gruppo hanno intercettato le comunicazioni delle IDF e hanno partecipato ad altre operazioni di contrabbando lungo il confine del Sinai.
Nel Negev il 5 gennaio c’è stata una protesta tra cori contro Ben Gvir e la sua polizia: migliaia di persone piangono la salma del martire Muhammad Hussein, ucciso dalla polizia di occupazione nel villaggio di Al-Tirabeen nel Negev.
A Gaza le autorità per i carcerati palestinesi lamentano che Israele lascia 12 ore al giorno i prigionieri senza acqua. “Le autorità carcerarie israeliane privano i prigionieri dell’acqua come “punizione collettiva”, in una nuova politica che praticano contro di loro per isolarli e raddoppiare le loro sofferenze”.
Israele continua a svolgere lavori di scavo e spianamento a est di Jabalia, a nord del settore.
I coloni di un insediamento avamposto nei pressi della piana di Beit Furik, a est di Nablus, hanno chiuso diverse strade agricole nella piana, in una nuova escalation volta a inasprire le misure restrittive nei confronti degli agricoltori e a sequestrare e confiscare terreni.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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