SIRIA. La nuova terra del Captagon

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Un narcostato, il cui fiore all’occhiello è la produzione del Captagon: così viene descritta la Siria in un’inchiesta del New York Times, che cerca di mettere a fuoco i protagonisti e i volumi di un traffico di droga con ramificazioni in tutto il mondo e dal valore multimiliardario.

Il proseguire incessante della guerra associate alle sanzioni statunitensi comminate contro la Siria, al collasso finanziario del vicino Libano e alla pandemia che incide sulle rimesse dei siriani all’estero, sono state la ricetta perfetta per un tracollo economico devastante del paese mediorientale. Pe tale motivo, numerose figure vicine al presidente al-Assad hanno deciso di investire nel business del narcotraffico, dando vita ad un cartello profondamente legato e protetto dallo Stato.

Stando a quanto riporta il New York Times, la gestione e la distribuzione è affidata alla Quarta Divisione Corazzata dell’esercito siriano, unità d’élite agli ordini del Generale Maher al-Assad, fratello più giovane del presidente Bashar; in una posizione chiave all’interno dell’unità militare siriana, ci sono uomini d’affari come Amer Khiti e Khodr Taher, entrambi arricchitisi notevolmente durante e grazie alla guerra, e vicini al governo di Bashar al Assad.

Il prodotto di punta di questo nuovo cartello della droga è il Captagon: anfetamina sintetizzata in laboratori clandestini, molto popolare negli stati arabi, in principio usata per curare il deficit di attenzione e la narcolessia, prima di essere dichiarata illegale nel lontano 1981.

In una Siria dove il livello di povertà si alza ogni giorno sempre più, le anfetamine illegali stanno rendendo bene, molto meglio dei prodotti legali che hanno ampiamente sorpassato: oggi le anfetamine e specialmente il captagon, sono il bene nazionale di esportazione di maggior valore.

Solo quest’anno, sono state sequestrate nel mondo più di 250 milioni di pillole di captagon, quattro anni fa il bilancio era 18 volte inferiore.

Salvatore Nicoletta