SALUTE. Linfedema, un aiuto dal canottaggio ai pazienti oncologici

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Potrebbe arrivare dalla pratica del canottaggio, un aiuto concreto ai soggetti trattati per tumore e che nel 60% – e oltre – dei casi vengono colpiti da linfedema secondario agli arti.

Il primo progetto di ricerca «sugli effetti di un programma di attività fisica progressiva integrata con la pratica del canottaggio in pazienti oncologici a rischio di linfedema secondario agli arti» è stato promosso dall’IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata-IRCCS) e dalla Fondazione Luigi Maria Monti, con il patrocinio della Federazione Italiana Canottaggio (tra i partner scientifici è compresa la Fondazione IncontraDonna).

Settantacinque pazienti oncologici saranno monitorati per un periodo di 4 anni. L’obiettivo dichiarato è valutare se la pratica del canottaggio può, realmente, svolgere un “compito” attivo nella prevenzione e gestione del linfedema quale complicanza degli interventi di chirurgia oncologica caratterizzata da edema e che interessa in via prevalente gli arti superiori e inferiori.

«Una patologia – spiegano i promotori – che se non affrontata in modo adeguato e tempestivo può tradursi in vari effetti sia a livello fisico sia psicologico. E di conseguenza innalzare i livelli di ansia e depressione, nonché provocare l’alterazione dell’immagine corporea, la diminuzione dell’autostima e pertanto un abbassamento della qualità di vita nei malati e nei caregiver».

«Ci troviamo al cospetto d’una problematica d’ordine clinico piuttosto importante» dice Paolo Marchetti, Direttore scientifico IDI-IRCCS Roma «che si riverbera, purtroppo, su migliaia di persone nel post-trattamento dei tumori al seno, alla prostata, del melanoma. Si affronta con terapie locali, ma è ormai considerazione universale come l’attività fisica protratta nel tempo possa esercitare una “protezione” a tutti gli effetti: tramite lo studio avviato vogliamo verificare tale opportunità a beneficio dei pazienti».

«La struttura federale che dirigo da anni» commenta Giuseppe Abbagnale, presidente Federazione Italiana Canottaggio «opera in favore dell’inclusione anche tramite il sostegno a progettualità inerenti la salute collettiva e più nello specifico a quelle che si occupano di uomini e donne con patologie oncologiche. Sono convinto che questo percorso porterà a un miglioramento della qualità della vita in chi si dedicherà al canottaggio e allo sport in generale».

I numeri del linfedema danno un’idea piuttosto chiara dell’impatto in termini sanitari e sociali.

In Italia si stima che circa il 20% della popolazione femminile trattata per cancro al seno sia a “rischio” di sviluppo del linfedema. Percentuale in raddoppio – 40% – nei pazienti “lungo sopravviventi” con tumori ginecologici e della prostata. E in salita fino al 67% in coloro sottoposti all’asportazione dei linfonodi inguinali.

«Il progetto» chiarisce Adriana Bonifacino del Cda di Sport e Salute e presidente della Fondazione IncontraDonna «va nella stessa direzione delle raccomandazioni Asco 2022 in merito al ruolo svolto dall’esercizio fisico durante il periodo di presa in carico attivo dei pazienti oncologici. Ciò che emergerà andrà a implementare la letteratura scientifica già disponibile e contribuirà alla promozione dell’integrazione dello sport nei percorsi terapeutici oncologici di natura interdisciplinare».

Marco Valeriani

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