RUSSIA. Resta forte il commercio con Pechino, nonostante le sanzioni

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La Cina si è posizionata fin dall’inizio come un attore “neutrale” nel conflitto tra Russia e Ucraina, cercando di agire come mediatore e negando ufficialmente l’assistenza militare alla Russia. Pechino mantiene stretti legami con Mosca, sottolineando di non accettare “dettature” da parte di terzi su come condurre i propri affari esteri.

Secondo il ministro degli Esteri cinese Qin Gang, «più il mondo diventa instabile, più è imperativo che Cina e Russia facciano progredire costantemente le loro relazioni. Se Cina e Russia lavorano insieme, il mondo avrà una forza trainante», riporta AT.

Uno degli scopi principali della visita ufficiale di Xi a Mosca, il mese scorso, è stato quello di elevare il partenariato strategico globale tra i due Paesi a un nuovo livello, espandere la cooperazione economica e commerciale e inviare un segnale all’Occidente: la Cina è indipendente nel definire la propria politica estera nel contesto del conflitto ucraino.

Per Cina e Russia, la cooperazione economica non è solo un modo per mantenere l’indipendenza dal dominio economico occidentale, ma è anche reciprocamente vantaggiosa per entrambe le economie nazionali. Le economie dei due Paesi godono di un’eccezionale complementarità e compatibilità perché sono in grado di soddisfare le reciproche esigenze.

Questa complementarità e compatibilità sono evidenziate soprattutto dalla crescita del commercio bilaterale. Gli scettici sottolineano la dinamica disomogenea di questa crescita, ma molti esperti evidenziano il fatto che durante la pandemia di Covid-19 il commercio russo-cinese è diminuito meno rispetto a quello con altri Paesi e che dopo la pandemia il volume del fatturato commerciale tra i due Paesi ha recuperato i valori precedenti e li ha quasi superati.

Il fatturato commerciale tra Russia e Cina è diminuito di meno del 2% nel 2020 e nell’anno successivo, il 2021, ha superato il numero precedente, raggiungendo un valore di quasi 147 miliardi di dollari.

L’attuale situazione geopolitica legata al conflitto in Ucraina e alla politica di sanzioni senza precedenti contro la Russia da parte degli Stati Uniti e di altri Paesi occidentali ha inoltre stimolato una tendenza alla de-dollarizzazione e ha aumentato l’appeal dello yuan.

Nel primo trimestre del 2022, il fatturato del commercio russo-cinese era in calo, ma ha iniziato a riprendersi nel secondo trimestre, raggiungendo il record di 190 miliardi di dollari alla fine dell’anno, a ulteriore dimostrazione della complementarietà delle due economie.

Nel contesto di una possibile parziale de-dollarizzazione dell’economia russa, cresce l’uso pratico delle transazioni non in contanti in yuan.

La quota dello yuan sul mercato russo dei cambi è passata dall’1% all’inizio del 2022 al 40-45% nel terzo trimestre dell’anno scorso. I rapporti sulle transazioni giornaliere della Borsa di Mosca mostrano che lo yuan ha già superato il dollaro USA per volume di scambi mensili.

La Russia ha intrapreso la sua “svolta a est” circa due anni prima della crisi ucraina del 2014 e delle successive sanzioni occidentali. A differenza degli Stati Uniti, che considerano l’avanzata cinese come un gioco a somma zero, la Russia la vede come un’opportunità di scambio reciprocamente vantaggiosa.

«Sono convinto che la crescita economica cinese non sia affatto una minaccia, ma una sfida, che porta con sé un enorme potenziale di cooperazione commerciale tra Russia e Cina, un’opportunità per catturare il ‘vento cinese’ nelle vele della nostra economia», ha dichiarato Vladimir Putin nel 2012, quando è stato rieletto presidente della Russia per la terza volta.

Si trattava di un chiaro invito alla Russia a sfruttare le promettenti prospettive di approfondimento della cooperazione economica con la Cina. Questa svolta si è verificata in un momento estremamente opportuno, quando la Russia ha ospitato un vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico, Apec, a Vladivostok.

All’epoca, gli investitori occidentali erano ancora attivi in Russia e non si parlava della necessità di sostituirli. Al contrario, la Russia ha compiuto questa svolta per diversificare e bilanciare i suoi legami economici con altri Paesi.

Tutto questo è cambiato nel 2022. Il Presidente Putin ha dichiarato che il suo governo è pronto a sostenere le imprese cinesi per sostituire le aziende occidentali che hanno lasciato la Russia. In precedenza, molte aziende russe acquistavano attrezzature europee per aggiornare i propri impianti di produzione. Poiché queste spedizioni sono ora vietate dall’Unione Europea, le aziende russe sono sempre più alla ricerca di attrezzature e finanziamenti cinesi.

Anche le case automobilistiche cinesi stanno guadagnando quote di mercato in Russia. Haval, Geely, Changan, Great Wall e FAW sono stati tra i 10 marchi automobilistici più venduti in Russia nel periodo gennaio-febbraio 2023.

La Cina beneficia anche dell’aumento degli scambi commerciali con la Russia. Il gigante minerario russo Udokan Copper sta completando la costruzione del suo nuovo complesso minerario di rame, la cui produzione sarà venduta principalmente alla Cina. Questo risponderà alla crescente domanda di rame della Cina, necessaria per alimentare la sua transizione verde.

La società mineraria russa, Norilsk Nickel, uno dei maggiori produttori mondiali di questo metallo, sta spostando le sue esportazioni verso la Cina.

L’azienda petrolchimica russa Sibur e il suo complesso produttivo di punta ZapSib nella Siberia occidentale, che ha iniziato la produzione a pieno regime nel 2020, ha raddoppiato la capacità di produrre le plastiche più diffuse, il polietilene e il polipropilene. La Cina ha un deficit di polietilene che aziende russe come Sibur possono colmare.

La russa Gazprom sta aumentando le forniture di gas alla Cina e sta negoziando un possibile progetto di fornitura aggiuntiva attraverso la vicina Mongolia, secondo il suo presidente.

Antonio Albanese

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