#ISRAELHAMASWAR. IDF: 914 morti e 20.000 feriti in 2 anni di guerra

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All’indomani della sigla degli accordi per il cessate il fuoco e dopo l’annuncio di Hamas che la guerra è finita. L’esercito israeliano fa i conti con le proprie ferite. Si ricordano anche le fratture interne avvenute per l’esistenza di molti riservisti di arrivare a un accordo per la liberazione dei prigionieri che ha portato al loro licenziamento. 

Le IDF a partire dal 7 ottobre 2023 hanno combattuto su sette fronti: da Gaza all’Iran. La guerra si concluderà solo con il ritorno dei rapiti alle loro case nei prossimi giorni con le forze dell’IDF che rimangano e controllano circa metà del territorio della Striscia di Gaza e tutte le aree controllate e critiche – in modo che i residenti dell’accerchiamento possano vivere come prima – le forze dell’IDF resteranno a: a Beit Hanoun, sulla dorsale dei Settanta, nella zona cuscinetto, a est di Khan Yunis, a Rafah e sull’asse di Filadelfia.

Nel totale Israele ha perso 914 appartenenti alle IDF, caduti in battaglia. Undici le ragazze che non sono riuscite a coronare il sogno di sposare i loro fidanzati. E ai quasi 900 orfani, che non incontreranno mai più il loro padre.

Si contano almeno 20.000 feriti di guerra qualcuno ha subito “solo” ferite lievi, moderate o gravi. Tra loro anche i mutilati. Più della metà di loro porta e continuerà a portare ferite nell’anima.

Sono stati oltre 300.000 uomini e donne israeliani, che hanno lasciato le loro case, i loro lavori, le loro famiglie e si sono offerti volontari per servire Israele. Sul campo di battaglia, nelle postazioni avanzate, nei quartieri generali, in aria o sottoterra. 

Alcuni hanno perso il lavoro, i mezzi di sostentamento, anni di studi universitari o hanno dovuto affrontare una crisi familiare e personale. Ogni “round” era per loro un peso economico, familiare e personale, e ogni Ordine 8 ha sconvolto di nuovo le loro vite.

Giovani di 18, 19, 20 anni, che hanno scelto il servizio militare e hanno combattuto sui campi di battaglia a Gaza a Rafah, sul monte Hermon in Siria.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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