ROAD TO EUROVISION. Israele è ammesso, ma cinque Paesi boicottano

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Il percorso che porta all’Eurovison Song Contest (ESC) 2026, che si terrà dal 12 al 16 maggio a Vienna in Austria, è costellato di episodi che hanno generato polemiche e dibattitti a livello internazionale, marginalizzando la musica e le canzoni, il cuore originario della kermesse, nonostante l’Eurovision stesso si dichiari un evento apolitico ed in origine è nato proprio come vetrina della cultura pop europea e la competizione doveva incoraggiare la creazione di composizioni originali e lo scambio di stili musicali, ma ora tutti discutono non delle capacità musicali dei candidati, ma del sottotesto politico. Già a metà settembre 2025 l’Eurovision aveva ufficialmente notificato a Israele che il Paese avrebbe dovuto scegliere tra non partecipare all’edizione del 2026 o esibirsi sotto una bandiera neutrale, dopo che Paesi Bassi, Irlanda e Slovenia avevano annunciato il loro boicottaggio in caso di partecipazione di Israele. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Spagna e Islanda che avevano segnalato la possibilità di boicottare la prossima edizione, poiché l’Eurovision sta favorendo l’interferenza politica nel contesto del conflitto in corso a Gaza. Si prevede che l’evento imminente, che celebrerà la 70a edizione della kermesse, si svolgerà con un numero ridotto di partecipanti. Infatti, dovrebbero essere 35 con i ritorni di Bulgaria, Moldavia e Romania.

A fine novembre è emersa un’altra controversa questione poiché l’Eurovision ha annunciato importanti modifiche al regolamento in seguito alle diffuse polemiche sulla manipolazione dei voti del pubblico israeliano nella precedente edizione. Diversi paesi hanno avvertito che i risultati di Israele sono stati gonfiati artificialmente attraverso campagne promozionali finanziate dal governo, che hanno utilizzato agenzie statali, pubblicità a pagamento e attività online coordinate per influenzare il voto, violando lo spirito della competizione. In risposta, gli organizzatori vieteranno ora ad artisti ed emittenti di partecipare a qualsiasi promozione finanziata dallo Stato, prendendo di mira esplicitamente il tipo di campagne utilizzate da Israele lo scorso anno. Il voto del pubblico sarà inoltre ridotto da 20 a soli 10 voti a persona, dopo che i critici hanno affermato che Israele ha sfruttato il sistema precedente per distorcere i risultati.

Le decisioni drastiche sono arrivate i primi di dicembre con alcune nazioni -Spagna, Irlanda, Slovenia e Paesi Bassi- che si ritirano dall’ESC 2026 per protestare contro l’inclusione di Israele, citando la scelta dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU) di consentire a Tel Aviv di partecipare. Questa deliberazione è stata presa tramite votazione segreta dei delegati dei paesi membri dell’organizzazione. Su 1122 votanti, 738 hanno votato “a favore”, 264 “contro” e i restanti si sono astenuti. L’Austria, che ospiterà la competizione, l’ha accolta positivamente. In una dichiarazione, l’EBU ha sottolineato che tutti i membri attivi che rispettano le regole sono idonei a partecipare e ha descritto le misure adottate come un modo per proteggere la natura apolitica dell’evento.

Come accennato, il boicottaggio segue mesi di crescenti pressioni da parte di qualche Stato affinché l’EBU escludesse l’emittente pubblica israeliana KAN, membro associato dell’organizzazione. Invece, come riportato dalla Cyprus Broadcasting Corporation, Cipro ha dichiarato che resta all’Eurovision e non ci saranno cambiamenti, dopo che gli organizzatori hanno votato per consentire a Israele di competere. Proprio in controtendenza alla decisione che ha suscitato critiche in Europa si pone la Germania, che ha avvertito che probabilmente si sarebbe ritirata e non avrebbe trasmesso il concorso se Israele fosse stato escluso. 

Va ricordato però che non è il primo anno che l’ESC ha risvolti politici, ma non avevano mai raggiunto questo livello di escalation. Ad esempio, nella precedente edizione a Basilea attivisti palestinesi avevano tentato di sabotare l’esibizione della rappresentante israeliana. La cantante è sopravvissuta all’attentato al festival Supernova del 2023. La domanda che molti, anche fan, si pongono è perché Israele sia stato ammesso quando la Russia è stata sospesa immediatamente dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.

Secondo Wikileaks, l’ESC sta andando a rotoli sotto i nostri occhi a causa della vicenda dell’ammissione di Israele, mentre Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, ha accolto con favore il crescente boicottaggio, affermando che riflette un importante cambiamento nella consapevolezza pubblica riguardo alle violazioni dei diritti umani commesse da Israele a Gaza. Ai paesi menzionati in precedenza, a stretto giro, si è unito il boicottaggio dell’Islanda, diventando il quinto paese a farlo. In più, il Dipartimento di Boicottaggio del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina ha espresso profondo rammarico e disapprovazione per la decisione di Svezia e Norvegia di continuare a partecipare all’Eurovision, nonostante i numerosi appelli da parte di organizzazioni culturali e per i diritti umani europee a ritirarsi in segno di protesta contro i crimini israeliani commessi. In Italia, che parteciperà con il vincitore del Festival di Sanremo Sal Da Vinci, invece, i consiglieri di amministrazione Rai Di Majo, Di Pietro e Natale hanno chiesto all’EBU di dare spazio al tema Palestina.

Dall’Irlanda vincitrice dell’ESC 7 volte, primato che condivide con la Svezia, è giunto un altro annuncio molto significativo a metà dicembre. Charlie McGettigan, vincitore dell’Eurovision nel 1994 insieme a Paul Harrington, ha reso noto la sua intenzione di restituire il suo trofeo per protestare contro la continua partecipazione di Israele alla competizione. La sua decisione segue quella del cantante svizzero Nemo, vincitore dell’edizione 2024, che ha anch’egli restituito il proprio trofeo in un gesto simbolico. McGettigan ha dichiarato che Nemo lo aveva contattato per spiegargli la sua decisione. Anche il co-vincitore Harrington ha aggiunto che hanno esposto le loro ragioni in modo eccellente, pertanto, a sostegno di Nemo, vorrebbe restituire anche lui all’EBU il trofeo ricevuto all’epoca, ma non l’ha rinvenuto, avvertendo che se lo dovesse trovare, lo darà indietro.

Paolo Romano 

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