LIBANO. UNIFIL tra incudine e martello

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A quasi un mese dall’inizio dell’invasione condotta da Hamas in Israele la situazione del fronte settentrionale con il Libano sembra essere stabile nella sua incertezza. Infatti, al momento Hezbollah non è ancora intervenuto direttamente nel conflitto, preferendo mantenere un atteggiamento di disturbo per costringere l’esercito israeliano a mantenere alta l’attenzione nel nord del Paese. Tuttavia, in questo periodo non mancano continui scambi missilistici nelle aree contese tra il Libano e Israele, soprattutto nell’area delle Fattorie Sheba. 

Questa situazione ha inevitabilmente coinvolto il personale militare internazionale coinvolto nella missione United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL). Questa missione delle Nazioni Unite, a cui l’Italia contribuisce con un contingente di 1076 soldati dell’Esercito Italiano, è nata il 19 marzo 1978 a seguito dell’adozione della Risoluzione 425 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele. I compiti affidati a questa missione internazionale sono il monitoraggio della cessazione delle ostilità, l’assistenza alle forze armate libanesi, il monitoraggio del rispetto della linea di confine stabilita tra Israele e Libano (Blue Line), il supporto alla popolazione locale, l’istituzione dei check points e il continuo pattugliamento delle aree di confine con Israele. 

Durante le prime fasi del conflitto tra Hamas ed Israele, il portavoce dell’UNIFIL aveva rilevato un aumento vertiginoso degli scontri a fuoco nel Libano meridionale, avvertendo sulla possibilità che un errore di calcolo nell’intensità delle provocazioni condotte da Hezbollah avrebbe potuto portare ad un conflitto aperto. Nonostante queste provocazioni non abbiano ancora innescato un’escalation, e il governo ad interim del Libano abbia più volte sottolineato la propria volontà al rispetto della Linea Blu, gli attacchi missilistici avvenuti tra il gruppo libanese sciita e l’esercito israeliano hanno coinvolto anche la missione delle Nazioni Unite. 

Infatti, questa settimana, il portavoce dell’UNIFIL Andrea Tenenti ha riportato che l’esplosione di una bomba ha coinvolto la sede di Naqoura, non coinvolgendo il personale ma riportando danni agli edifici, sottolineando che non è la prima volta che si verifica un incidente simile. Tenenti ha inoltre affermato che questi eventi sottolineano la fragilità e la difficoltà della situazione attuale in Libano, invitando tutte le parti coinvolte a fermare qualsiasi azione che metta in pericolo la sicurezza dei civili o del personale delle Nazioni Unite, considerato che queste azioni possono costituire una violazione del diritto internazionale. Infine, il portavoce della missione delle Nazioni Unite in Libano ha rassicurato che nonostante questi incidenti le forze dell’UNIFIL rimarranno nelle loro posizioni a svolgere i compiti previsti dal mandato delle Nazioni Unite. 

Tuttavia, non è da escludere lo scenario in cui un’escalation del conflitto nel sud del Libano porti i rischi a cui sono soggetti i membri dell’UNIFIL ad un livello non conciliabile con il mandato delle Nazioni Unite, decretando così l’interruzione, o la fine, della missione. A tal proposito, questa settimana il Ministro della Difesa della Francia ha sostenuto che la missione UNIFIL non debba essere messa in una posizione che non le consenta di svolgere la sua missione. 

Inoltre, già nelle scorse settimane i media locali hanno riportato che numerose organizzazioni internazionali, organismi delle Nazioni Unite e delle ambasciate hanno ridotto notevolmente il personale operante in Libano. In particolare, viene riportato che le organizzazioni coinvolte nella cooperazione hanno ridotto il proprio personale del 90%, chiedendo ai dipendenti rimasti in Libano di tenersi a distanza dalle zone di confine coinvolte negli scontri con Israele. A loro volta, le forze dell’UNIFIL e le agenzie delle Nazioni Unite hanno adottato misure precauzionali, con un livello di allerta inferiore, chiedendo ai propri dipendenti libanesi e stranieri di spostare temporaneamente le residenze delle proprie famiglie nelle zone a nord del fiume Litani. 

Se da una parte il calo delle attività condotte dalle organizzazioni internazionali rappresenta un pericolo per il Libano in quanto il governo ad interim di Najib Mikati ha chiesto loro di partecipare al piano di emergenza e di stabilire i budget previsti per un’eventuale attuazione di questi piani, il ritiro delle forze dell’UNIFIL rappresenterebbe un rischio forse maggiore. Infatti, la fine delle operazioni di monitoraggio e mantenimento dell’ordine lungo la Linea Blu potrebbe facilmente portare ad un incremento degli attacchi tra Hezbollah e Israele capace di innescare quella reazione a catena che tutti, finora, sembrano volere evitare. 

Pietro Zucchelli

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