
Si parla di nuovo del gruppo che si identifica come “Fazione Terremoto” che il giorno dell’equinozio di primavera appiccò l’incendio nella Repubblica Ceca a Pardubice alla fabbrica israeliana di Elbit Systems, rivendicandone la responsabilità. Il gruppo – che si definisce sul sito web una rete clandestina internazionalista impegnata a colpire “siti chiave, fondamentali per l’entità sionista”, con l’obiettivo di “distruggere dall’interno ogni ramo dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace” — aveva minacciato di pubblicare documenti della società cieca LPP. Aveva inizialmente diffuso la rivendicazione attraverso il proprio account ufficiale Telegram ma subito è stato chiuso, mentre resta attivo il sito ufficiale, dove è presente il comunicato corredato da video dell’operazione.
In seguito, il gruppo ha rilasciato un secondo comunicato sul proprio sito web ufficiale, mantenendo lo stesso stile del primo, in cui gli attivisti affermavano di essere in possesso di documenti riservati della LPP, sottratti durante l’incendio doloso all’impianto, imponendo all’azienda ceca un aut aut: interrompere pubblicamente la collaborazione con la società israeliana Elbit Systems entro il 20 aprile alle ore 7, altrimenti il contenuto di tali documenti sarebbe stato divulgato. Scaduto l’ultimatum, The Earthquake Faction ha quindi pubblicato sul proprio sito web alcune foto dei documenti riservati, presumibilmente presi dal luogo dell’incendio, sostenendo di averli recuperati all’interno dello stabilimento e precisando, in questo terzo comunicato, che tali materiali erano stati sequestrati prima di radere al suolo la LPP Holding nella Repubblica Ceca; il gruppo ha inoltre dichiarato di non aver ricevuto alcuna risposta da parte della LPP Holding in merito alla richiesta di interrompere pubblicamente i rapporti con Elbit Systems, definita come il più grande produttore di armi israeliano.
Il gruppo ha allegato oltre 60 immagini al comunicato, che ritraggono tecnologie, informazioni tecniche e disegni. “Ricordiamo a tutti coloro che collaborano con Elbit che avete due opzioni: aspettare le nostre istruzioni o rilasciare una dichiarazione pubblica con la prova di aver interrotto ogni rapporto con Elbit Systems”, si legge ancora.
Nel commentare questa vicenda, LPP Holding ha dichiarato alla testata giornalistica ceca Novinky che i documenti pubblicati non contengono informazioni classificate, ma sono materiali tecnici e di servizio riservati. “I documenti rubati facevano parte della normale documentazione operativa e di servizio destinata al personale tecnico e ai subappaltatori. Le modalità di conservazione e sicurezza, standard per questo tipo di materiale, erano conformi a tali standard. Si trattava di documentazione tecnica riservata, la cui tutela si basa principalmente sul diritto commerciale e sul diritto d’autore”, ha dichiarato Martina Tauberová, direttrice delle relazioni estere della LPP Holding.
Finora, dieci persone sono in stato di fermo: di queste, cinque si trovavano nella Repubblica Ceca, una donna in Slovacchia, tre sono state arrestate in Polonia e una in Bulgaria. Gli arrestati sono perlopiù sostenitori e attivisti filo-palestinesi, vicini alla realtà della sinistra radicale, tra cui Shella Radio, nur.prague e tadamun_kollektive, e operanti nell’ambito del club Ankali di Praga. Tra i fermati figura Youssef Moursi, noto anche come Youssef Motus, un cittadino ceco originario dell’Egitto, molto attivo sulla social sfera nella divulgazione di contenuti filo-palestinesi. Tuttavia, secondo i media cechi, le forze di sicurezza stanno anche valutando la possibilità che si tratti di una cosiddetta operazione sotto falsa bandiera, ovvero che il presunto gruppo sia in realtà una copertura per un’altra entità o un attore statale.
Nell’ultimo comunicato si legge un nuovo avvertimento rivolto alla società Data Patterns, azienda indiana attiva nei settori dell’elettronica per la difesa e dell’aerospazio: il gruppo sostiene di essere in possesso di documenti riservati dell’azienda, sottratti insieme a quelli già pubblicati; tuttavia, non emergono dati ufficiali di una collaborazione o contratti tra Data Patterns e l’israeliana Elbit Systems, sebbene quest’ultima sia ampiamente coinvolta nel mercato della difesa indiano, anche attraverso il supporto all’iniziativa “Make in India” e la cooperazione con partner locali e joint venture per attività di progettazione, sviluppo e produzione. Nel medesimo comunicato, il gruppo afferma inoltre che, dalla loro precedente dichiarazione, si sono susseguite numerose azioni contro quella che definiscono l’industria bellica imperialista e sostiene che la lotta contro il “sionismo” sia rafforzata da tali azioni, concludendo infine con un appello rivolto alle masse occidentali a unirsi alla loro causa e a smantellare le cosiddette “macchine sioniste” operative nelle città.
Paolo Romano e Cristina Uccello
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