
Aggiornato alle 13 del 27 marzo
Un gruppo sconosciuto fino ad ora, Fazione del Terremoto (The Earthquake Faction), – che si definisce una rete clandestina internazionalista impegnata a colpire “siti chiave, fondamentali per l’entità sionista”, con l’obiettivo di “distruggere dall’interno ogni ramo dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace” — ha rivendicato l’incendio doloso avvenuto il 20 marzo presso la fabbrica israeliana Elbit Systems a Pardubice, nella Repubblica Ceca orientale. L’impianto è collegato alla produzione di componenti per droni destinati all’Ucraina che, secondo alcune fonti presenti nella sfera social, verrebbero prima testati nella guerra nella Striscia di Gaza e successivamente commercializzati a livello globale.
La Fazione del Terremoto ha rivendicato la responsabilità dell’incendio doloso, affermando di aver attaccato un “importante centro di produzione” a causa di presunti legami con il settore militare israeliano. Il gruppo ha inizialmente diffuso la rivendicazione attraverso il proprio account ufficiale Telegram, che al momento della redazione di questo report risulta inattivo, circostanza confermata dagli stessi membri. Rimane invece attivo il sito ufficiale, dove è pubblicato il comunicato corredato da video dell’operazione, insieme alla conferma della disattivazione del canale Telegram e dell’assenza di altri account social.
Non risultano tracce dell’esistenza del gruppo prima di questa settimana, come suggerisce il fatto che il comunicato sia contrassegnato dal numero 1. Un elemento insolito è l’uso del francese per il termine “comunicato”, mentre il resto del testo è in inglese. Inoltre, il sito non presenta alcun logo, il che fa escludere un legame con l’Asse della Resistenza sostenuto dall’Iran, che solitamente utilizza simboli distintivi, nonostante la diffusione del contenuto su alcuni canali della resistenza. Nella sfera social, il gruppo viene descritto come appartenente all’estrema sinistra filo-palestinese, anche per la somiglianza dell’azione con attacchi attribuiti ad altri movimenti analoghi, tra i quali Palestine Action, gruppo terroristico nel Regno Unito, e Unity of Fields, precedentemente nota come Palestine Action US.
Nel comunicato si legge che, finché la Palestina occupata e l’Asia occidentale continueranno a subire bombardamenti israeliani, verranno presi di mira i soggetti ritenuti responsabili o complici. Il gruppo afferma di aver colpito il “Centro di Eccellenza” di Elbit a Pardubice, costruito in collaborazione con la società ceca LPP, con l’intento di danneggiare attrezzature e incendiare la struttura, dichiarando che non ci sono stati feriti. Il testo contiene accuse contro l’industria bellica israeliana, ritenuta responsabile di sviluppare armamenti testati sui palestinesi prima della vendita internazionale, e ribadisce la volontà di continuare azioni simili. Il comunicato sottolinea inoltre che qualsiasi attività collegata a Elbit sarà considerata un obiettivo.
La struttura colpita si trovava all’interno del complesso industriale della società ceca LPP Holding, attiva nel settore della difesa e nella produzione di droni per l’Ucraina, inclusi modelli come Hermes-450 e Hermes-900. L’azienda fornisce inoltre sistemi basati sull’intelligenza artificiale a Kiev e, negli ultimi mesi, ha attirato attenzione mediatica per il coinvolgimento in iniziative legate alla produzione di droni militari, come quella denominata “Regalo per Putin”, che sta raccogliendo fondi per il drone d’attacco MTS 40.
Le autorità ceche non hanno ancora individuato i responsabili dell’incendio. Il Primo Ministro Andrej Babiš e la polizia hanno confermato che sono in corso indagini su quattro ipotesi, tutte accomunate dalla natura dolosa dell’episodio, tra cui non viene escluso un possibile coinvolgimento russo in relazione a progetti militari collegati. La situazione si è ulteriormente complicata dopo la rivendicazione da parte della Fazione del Terremoto, presentata come una rappresaglia per la presunta produzione di droni per Israele. Secondo quanto riportato dai media cechi, la portavoce di LPP, Martina Tauberová, ha respinto queste accuse, dichiarando che nello stabilimento non sono mai stati prodotti droni israeliani e che una collaborazione con Elbit Systems non è mai stata avviata, a seguito dell’annullamento della gara d’appalto da parte del Ministero della Difesa ceco. Nel 2023, Elbit e LPP avevano annunciato un progetto per la creazione di un centro di sviluppo e produzione di droni a Pardubice, destinato all’esercito ceco e ad altri clienti dell’Europa centrale, ma i colloqui non erano andati a buon fine. Tuttavia, alcune fonti online sostengono che la struttura colpita fosse utilizzata per attività di addestramento, sviluppo e produzione di armamenti israeliani.
Il 24 marzo, il gruppo ha rilasciato un secondo comunicato, con lo stesso stile del primo, sul loro sito web ufficiale. In questa dichiarazione gli attivisti affermano di essere in possesso di documenti riservati della LPP, presi durante l’incendio doloso all’impianto. Impongono pertanto un aut aut all’azienda ceca: interrompere pubblicamente la collaborazione con la società israeliana Elbit Systems entro il 20 aprile ore 7, altrimenti il contenuto di tali documenti sarà divulgato. Infine, la fazione rilascia un ulteriore avvertimento a tutte le altre società che intrattengono rapporti commerciali con la Elbit offrendo loro due opzioni: essere un bersaglio del gruppo oppure rilasciare una dichiarazione pubblica con la prova di aver interrotto ogni rapporto con Elbit Systems.
Israele è il partner chiave della Repubblica Ceca nello sviluppo della sua moderna difesa aerea, fornendo sistemi avanzati e integrando le aziende e le competenze ceche. La cooperazione comprende contratti per un valore di oltre 540 milioni di euro per il solo sistema SPYDER, prodotto dall’azienda statale israeliana Rafael Advanced Defence Systems, con una partecipazione dell’industria ceca pari ad almeno il 30% del valore del progetto. Elbit Systems dispone di stabilimenti in diversi paesi, tra cui Nord America ed Europa, in particolare in Romania, Germania e nei Paesi Bassi. Tra i progetti in fase di negoziazione, è significativa la valutazione da parte di Volkswagen di convertire uno dei suoi stabilimenti — quello di Osnabrück — in un impianto per la produzione di missili destinati al sistema di difesa aerea israeliano Iron Dome, in collaborazione con l’azienda Rafael, secondo il quotidiano turco Yeni Şafak.
Le autorità ceche hanno arrestato martedì sera due attivisti filo-palestinesi sospettati di aver appiccato il fuoco a uno stabilimento di produzione di droni della LPP Holding. La polizia ha fermato in totale tre persone. Due di loro, una giovane donna e un uomo, sono stati portati in tribunale. Il terzo sospettato è stato arrestato in Slovacchia e le autorità ceche ne stanno ora chiedendo l’estradizione. Tra i fermati figura Youssef Moursi, noto anche come Youssef Motus, un cittadino ceco originario dell’Egitto.
Secondo fonti attive sui social, sarebbe conosciuto per i suoi contributi pubblicati dal gruppo di estrema sinistra Druhá Směna e per la partecipazione a diverse piattaforme mediatiche e realtà attiviste di orientamento filo-palestinese e della sinistra radicale, tra cui Shella Radio, nur.prague e tadamun_kollektive, operanti nell’ambito del club Ankali di Praga. Dopo l’udienza, sostenitori e attivisti filo-palestinesi si sono radunati davanti al tribunale di Pardubice per esprimere solidarietà agli arrestati. “Entrambi gli imputati sono stati posti in custodia cautelare. Rischiano fino a 20 anni di carcere, la pena massima prevista per un reato di terrorismo. Nessuno dei due si è dichiarato colpevole”, ha dichiarato Karel Gobernac, portavoce del Tribunale distrettuale di Pardubice, che ha anche disposto la custodia cautelare.
Cristina Uccello
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