
Il Perù aderirà all’Americas Shield, la coalizione per la sicurezza sostenuta dagli Stati Uniti contro la criminalità organizzata transnazionale; lo ha annunciato giovedì scorso la presidente Keiko Fujimori dopo aver incontrato il Segretario di Stato americano Marco Rubio presso il Palazzo del Governo.
L’annuncio ha concluso il tour di Rubio in Colombia, Ecuador e Perù, la più importante iniziativa diplomatica di Washington in Sud America dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. A Bogotà aveva prospettato al presidente Abelardo de la Espriella un'”età dell’oro” nelle relazioni bilaterali, mentre a Quito aveva definito l’Ecuador il partner più determinato nell’inasprimento della risposta al traffico di droga, riporta MercoPress.
La coalizione è stata istituita il 7 marzo 2026 a Doral, in Florida, con tredici membri fondatori: Stati Uniti, Argentina, Bolivia, Cile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay e Trinidad e Tobago. La Colombia ha aderito durante questo tour e ora lo fa anche il Perù. In un articolo pubblicato questa settimana sul quotidiano peruviano El Comercio, Rubio ha inoltre sottolineato che il Perù diventa un “alleato maggiore non NATO”, una qualifica bilaterale prevista dagli Stati Uniti.
Fujimori ha affermato che tale iniziativa rilancia la collaborazione tra i due Paesi e ha respinto l’idea che ciò comprometta la sovranità peruviana. “La sovranità del Perù è intatta”, ha dichiarato, ricordando che l’ingresso di truppe straniere richiede l’autorizzazione esplicita del Congresso, un requisito che rimarrà in vigore. Anche Rubio ha liquidato le obiezioni, sostenendo che si stanno ipotizzando problemi inesistenti. Ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno la capacità di agire unilateralmente ma preferiscono collaborare con i partner, e che non possono entrare in nazioni sovrane. Tra i risultati della cooperazione ha citato la cattura in Bolivia, con il supporto dell’FBI, del capo della banda peruviana “Los Pulpos”.
L’ex ministro degli Esteri peruviano Hugo de Zela ha avvertito che il Paese non trae alcun vantaggio dal rimanere coinvolto nello scontro tra Stati Uniti e Cina e dovrebbe agire in base ai propri interessi.
La visita è avvenuta in un clima di tensione con Pechino. L’ambasciata cinese a Lima ha diffuso messaggi affermando di non aver mai chiesto ad altri Paesi di schierarsi e sottolineando che l’emisfero occidentale non è il “cortile di casa” di nessuno; ha inoltre ricordato che il Perù è la seconda destinazione per gli investimenti cinesi in America Latina, con un volume complessivo di 30 miliardi di dollari. I messaggi facevano seguito all’articolo di Rubio, in cui egli accusava la Cina di pratiche predatorie, contratti opachi e di generare un indebitamento insostenibile nella regione.
L’elemento più evidente di tale competizione è il megaporto di Chancay, inaugurato nel 2024 e controllato per il 60% dalla società cinese COSCO Shipping Ports. Washington ha sollevato dubbi sulla possibilità che un’infrastruttura di tale portata possa fungere da supporto logistico per le forze navali cinesi.
Luigi Medici
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