
L’attività navale cinese è tornata sotto osservazione giapponese in seguito a una serie di movimenti registrati il 27 ottobre, quando otto navi da guerra sono state individuate in diverse rotte di accesso al Pacifico occidentale. Tra le imbarcazioni rilevate figuravano cacciatorpediniere di tipo 055 e tipo 052D, fregate di tipo 054A, una nave da rifornimento e una nave della Guardia Costiera cinese; questi movimenti indicano la presenza di diverse componenti della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione nelle acque vicine al Giappone.
Secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa nipponico, sono stati identificati tre gruppi di navi, senza tuttavia confermare se formassero un’unica formazione navale, riporta ZM.
Due di questi spostamenti si sono verificati a ovest dell’isola di Kume, nella prefettura di Okinawa, e successivamente tra l’isola principale di Okinawa e Miyako, in direzione dell’Oceano Pacifico. Un altro spostamento, registrato lo stesso giorno, ha coinvolto quattro imbarcazioni che hanno attraversato lo stretto di Ōsumi in direzione est. Per monitorare questi movimenti, le Forze di Autodifesa giapponesi hanno schierato mezzi navali e aerei da pattugliamento marittimo, tra cui il cacciatorpediniere Shiranui, la nave Takashima e un aereo P-1.
L’utilizzo di diverse rotte di accesso marittimo è rilevante dal punto di vista operativo, poiché permette di osservare come le unità cinesi possano spostarsi verso il Pacifico occidentale attraverso differenti corridoi geografici.
Il transito attraverso lo Stretto di Ōsumi e il passaggio tra Okinawa e Miyako non implicano, di per sé, l’esistenza di un’operazione coordinata tra tutte le navi identificate. Tuttavia, la presenza di diverse tipologie di navi su queste rotte ci consente di comprendere la portata dell’attività navale cinese al di là delle sue acque immediate e l’importanza per il Giappone di mantenere capacità di sorveglianza sui punti di transito chiave.
Tra le unità identificate, il cacciatorpediniere Tipo 055, designato classe Renhai dalla classificazione NATO, si distingue come una delle principali unità di superficie della Marina cinese. Le sue capacità includono la difesa aerea di area, la guerra antisommergibile e gli attacchi contro obiettivi di superficie e terrestri. Con un dislocamento superiore a quello del Tipo 052D, quest’ultimo considerato uno dei modelli principali della flotta cinese, il Tipo 055 è destinato a svolgere un ruolo sempre più importante nelle missioni al largo delle coste del Paese asiatico.
La presenza di una nave di rifornimento aggiunge una dimensione significativa a queste operazioni. Queste imbarcazioni consentono l’approvvigionamento di carburante, munizioni e altre risorse necessarie per prolungare la vita operativa delle navi da combattimento, senza dover dipendere esclusivamente dal loro ritorno ai porti di origine.
La loro integrazione in schieramenti navali a lungo raggio contribuisce a sostenere le operazioni per periodi più lunghi ed espande l’autonomia logistica delle formazioni che supportano. In combinazione con cacciatorpediniere, fregate e altre unità, questa capacità è fondamentale per mantenere una presenza navale continua in aree marittime lontane dalla Cina continentale.
I movimenti del 27 ottobre si sono verificati mentre la portaerei Liaoning stava conducendo esercitazioni di addestramento nel Pacifico occidentale, in seguito alla partenza del suo gruppo navale annunciata dalla Marina cinese il 14 ottobre.
Tuttavia, i rapporti giapponesi sulle otto navi non consentono di confermare che tutte le unità rilevate appartenessero al gruppo d’attacco della portaerei. La tempistica di questi movimenti li colloca comunque in un periodo di intensa attività navale cinese nella regione, in cui la combinazione di navi da combattimento e navi di supporto evidenzia la crescente importanza sia della capacità di operare lontano dalle basi principali sia del supporto logistico alle operazioni.
Tommaso Dal Passo
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