Giovanni Paolo II e il popolo ebraico

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ITALIA – Roma 29/97/2015. A Roma si è aperta la mostra internazionale “Una Benedizione Reciproca – Papa Giovanni Paolo II e il Popolo Ebraico” che, giunta in Italia dopo il tour statunitense, presso gli spazi del Braccio di Carlo Magno, location eletta per l’esposizione che celebra, a dieci anni dalla Sua scomparsa, l’atteggiamento d’apertura di Papa Giovanni Paolo II nella relazione fra la Chiesa Cattolica e il popolo ebraico.

Lasciatasi alle spalle città come New York, Los Angeles, Chicago, Philadelphia, la mostra, curata da James Buchanan e William Madges, giunge a soffiare sull’estate romana, il vento fertile del dialogo interreligioso come fonte di progresso per l’umanità: lo fa attraverso un allestimento multimediale che si traduce in esperienza per il visitatore e che lo condurrà fino al Muro Occidentale di Gerusalemme. Video, pannelli, fotografie, manufatti artistici e sottofondi acustici per rivivere i punti di contatto, le tappe concilianti dell’operato di Wojtyla nei confronti de «i nostri fratelli maggiori» come lui stesso definì il popolo ebraico, quando primo Papa ad entrare in una Sinagoga, incontrò il Rabbino Elio Toaff a Roma. Era il 13 aprile 1986.
“Una Benedizione Reciproca” riflette il ritorno in auge della Dichiarazione Conciliare Nostra Aetate, documento che, emanato cinquanta anni fa, esprime l’atteggiamento di apprezzamento della Chiesa Cattolica verso le altre religioni. I principi di fratellanza universale, di amore e di non discriminazione permeano i contenuti di queste pagine che mai come “Nel nostro tempo” assumono rinnovato valore.
Molteplici gli scopi della mostra, illustrati dagli stessi curatori, per James Buchanan: «L’importanza di questa mostra non risiede nel racconto della storia passata ma nel messaggio per il futuro.
Il nostro scopo è di condurre il visitatore lungo un viaggio attraverso il passato, con la speranza che abbia un impatto sul suo futuro e su quello della comunità in cui vive (…) Il messaggio di San Giovanni Paolo II e della mostra è che la responsabilità del dialogo con l'”Altro” ricada su ognuno di noi. Ma ancora più importante è la nostra responsabilità di trasmettere questo messaggio ai nostri figli. Uno dei messaggi più rilevanti della Mostra è che ciò che insegniamo ai nostri figli, come li educhiamo, con chi li educhiamo e come insegniamo loro a porsi verso l'”Altro” debba assumere un’importanza determinante per il loro futuro»; mentre per l’altro curatore, William Madges: «Tre sono gli scopi della Mostra: educativo, commemorativo e d’ispirazione (…) Vogliamo che la mostra colpisca le persone sia dal punto di vista personale che spirituale. La nostra speranza è che la mostra sia fonte d’ispirazione per tutti coloro che ne prenderanno parte, affinché si impegnino per una maggiore comprensione reciproca e per la riconciliazione religiosa all’interno delle proprie comunità». La mostra ad ingresso gratuito è visitabile fino al 17 settembre, dal lunedì al sabato dalle ore 9,00 alle ore 18,00 (mercoledì dalle ore 13,00 alle ore 18,00 – domenica chiuso).