MOLDOVA. Sistema sanitario in crisi 

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Il sistema sanitario moldavo sta affrontando una carenza di oltre 1.200 professionisti sanitari. A darne notizia Moldova Today. Il Ministro della Salute, Alexandru Gasnaș, ha riferito che, al 2026, risultano vacanti 1.225 posizioni. Negli ultimi sei anni, la richiesta di medici è aumentata dell’82%. Questa tendenza è particolarmente evidente tra i medici di famiglia: mentre nel 2020 la carenza riguardava 118 specialisti, tale cifra ha ora raggiunto quota 251. Anche la situazione nel settore della radiologia è peggiorata, con un deficit salito da 33 a 85 specialisti.

Il problema è particolarmente acuto nel sud del Paese, dove la carenza di medici grava maggiormente sul personale sanitario rimasto in servizio. Ciò comporta lunghi tempi di attesa per i pazienti e costringe le persone a spostarsi in altre località per ricevere cure. Di conseguenza, alcune patologie rischiano di essere diagnosticate in ritardo, mentre aumenta la pressione su ospedali e servizi di emergenza. Si viene così a creare un circolo vizioso: un minor numero di medici comporta carichi di lavoro più pesanti, il che peggiora le condizioni lavorative e rende più difficile attrarre nuovi specialisti.

Le politiche relative al personale sanitario devono affrontare diversi aspetti chiave: livelli salariali, disponibilità di alloggi per i giovani medici, dotazioni tecnologiche moderne, condizioni di lavoro e opportunità di crescita professionale.

Anche le disparità regionali giocano un ruolo significativo. A Chișinău, per i medici è più facile trovare lavoro, accedere a fonti di reddito supplementari e seguire corsi di formazione. Al contrario, i distretti più piccoli devono offrire incentivi sostanziosi per attrarre giovani specialisti. Di conseguenza, il dato di 1.225 posti vacanti rappresenta qualcosa di più di una semplice statistica del Ministero della Salute: è una questione di accessibilità alle cure per la popolazione. Anche se venissero costruiti o ristrutturati ospedali, acquistate attrezzature moderne e aperti nuovi reparti, tutto ciò risulterebbe vano in assenza di specialisti pronti a curare i pazienti.

Il vero parametro per valutare l’efficacia delle politiche sul personale sanitario non dovrebbe essere semplicemente il numero di medici formati, bensì quanti di essi rimangono nel sistema e sono disposti a lavorare nelle regioni dove la loro presenza è più necessaria.

Tommaso Dal Passo 

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