MAR CINESE MERIDIONALE. La reputazione USA in gioco nel confronto Manila – Pechino

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Gli scenari cinetici di Taiwan, Ucraina e Gaza ricevono la maggior parte dell’attenzione in questi giorni, sopratutto nei media e nell’Amministrazione statunitense. Ma il vero rischio per il ruolo globale degli Usa è in gioco soprattutto nelle Filippine.

Il 17 giugno si è assistito al tentativo più recente e più violento mai compiuto dalla Guardia costiera cinese per impedire alle Filippine di rifornire la Sierra Madre, deliberatamente arenata sulla Second Thomas Shoal e presidiata da un distaccamento di marinai e marines per affermare il controllo filippino dell’area.

Second Thomas Shoal si trova all’interno della Zona Economica Esclusiva delle Filippine e la Cina non ne dovrebbe avere a che fare, ma Pechino ne rivendica la sovranità e ha interferito con forze crescenti negli sforzi di rifornimento della Guardia costiera e della Marina filippina.

L’ultima volta in maniera violenta in base alla legge cinese sulla sicurezza. I resoconti differiscono sul fatto che una nave filippina sia riuscita a passare. In ogni caso, questa è stata l’azione cinese più violenta contro le Filippine fino ad oggi.

Si sta ripetendo il modello usato usa Pechino in tutto il Mar Cinese Meridionale. Questi scontri continueranno fino a quando le Filippine non si ritireranno o si arrenderanno o gli Stati Uniti non interverranno e rispetteranno gli impegni assunti dal trattato di mutua difesa nei confronti del loro alleato filippino.

Nell’area adesso opera la Guardia costiera cinese, la milizia marittima delle forze armate popolari e la flotta peschereccia cinese “regolare”. E la marina militare cinese è sempre nelle vicinanze.

La Cina ha di fatto sfruttato il suo vantaggio numerico e le sue basi su isole artificiali per stabilire il controllo di fatto del Mar Cinese Meridionale, e la situazione sta precipitando. Le Filippine non sono in grado di resistere alla forza cinese a Second Thomas Shoal.

A meno che Manila non accetti un accordo con la Cina, le Filippine alla fine dovranno evacuare il distaccamento a bordo della nave incagliata; con buona pace del trattato con Usa. 

È questo uno dei dilemmi dell’amministrazione Biden: se non fa nulla per aiutare i suoi alleati, la reputazione e l’affidabilità dell’America verranno distrutte, a Manila, in Asia, e in tutto il mondo. Tokyo senza dubbio sta osservando da vicino, poiché ha un trattato simile che promette protezione americana dalle aggressioni esterne. 

Gli Stati Uniti avrebbero già “svenduto” le Filippine alla Cina in due occasioni negli ultimi anni: 2012 a Scarborough Shoal, dove i cinesi occuparono illegalmente il territorio filippino, e 2016 in seguito alla sentenza della Corte Permanente di Arbitrato che ha sostenuto a stragrande maggioranza la posizione di Manila contro le rivendicazioni illegali di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e nel territorio marittimo filippino.

Washington non ha fatto nulla per aiutare Manila che si è sentita tradita. I filippini , la politica filippina, si sta chiedendo quale sia esattamente il vantaggio del trattato di mutua difesa statunitense e del più recente accordo di cooperazione rafforzata per la difesa, Edca, che consente una maggiore attività militare statunitense nelle Filippine. 

L’assenza di Washington sta mettendo in crisi il presidente filippino Ferdinand Marcos, che è stato lasciato anche dalla sua vice, la figlia del suo predecessore, Sara Duterte. 

Adesso la palla sta nel campo statunitense che si gioca letteralmente la faccia sulla Seconda Thomas Shoal. 

Luigi Medici 

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