INDO PACIFICO. Il soft power nipponico a Islamabad

30

Le ambizioni indo-pacifiche di Tokyo crescono. Dopo aver garantito, in base all’accordo Official Mutal Assistance, OSA, difesa aerea alle Filippine, Tokyo intenderebbe allargare simili “protezioni” per no restare ingabbiata nella rivalità tra Stati Uniti e Cina.

Un paese dove l’ambizione nipponica troverebbe sponda è il Pakistan. Alleato cinese che offre al Giappone la migliore possibilità di rinnovare l’Accordo come iniziativa pragmatica di sicurezza regionale, riporta AT. Introdotta nella National Security Strategy 2022 dell’allora primo Ministro Fumio Kishida, l’OSA segna il passaggio del Giappone dal pacifismo postbellico alla creazione di partnership strategiche per la sicurezza.

A differenza di precedenti strumenti diplomatici, l’OSA fornisce attrezzature e forniture, nonché assistenza allo sviluppo infrastrutturale alle forze armate e alle organizzazioni correlate di stati “affini” per sostenere un Indo-Pacifico libero e aperto.

Con un modesto budget previsto di 8 miliardi di yen nel 2025, l’OSA non può sfidare o contrastare in modo significativo la potenza militare della Cina, ma può rafforzare e rafforza i legami strategici del Giappone, aiutando Tokyo ad espandere il supporto alla difesa senza provocare Pechino, segnala un chiaro intento militare e getta le basi per future vendite di strumenti di difesa.

Molteplice è la reazione nell’area indopacifica di un simile strumento, a seconda della posizione antagonista verso le mire di Pechino: mentre le Filippine hanno definito l’OSA come un deterrente, il Vietnam resta cauto, sceglie di proteggersi da solo.

Pechino ha definito il nipponico OSA uno schema di “contenimento” allineato agli Stati Uniti. Gli esperti cinesi sostengono che il Giappone sta intenzionalmente provocando un conflitto usando proxy del Sud-Est asiatico con la tacita approvazione degli Stati Uniti.

Per il Giappone, questa caratterizzazione è insostenibile; dividerebbe troppo il campo e il mercato indebolendo la pretesa di sicurezza regionale.

Ad una prima vista dello scenario Indo Pacifico, per il Giappone, l’India sembra una scelta naturale per espandersi nell’Oceano Indiano e oltre. Ma l’adesione dell’India al Quad, e le dispute himalayane con la Cina lo rendono poco adatto. Il Pakistan, al contrario, offre un valore strategico senza bagaglio geopolitico avverso. O almeno non troppo avverso.

Formalmente, il Giappone ha già esteso l’OSA oltre il Sud-est asiatico. La Mongolia, uno stato senza sbocco sul mare, ha ricevuto i simulatori di difesa aerea del Giappone per ridurre la dipendenza da Russia e Cina. Gibuti, sede dell’unica base navale giapponese all’estero, ha ricevuto equipaggiamento antipirateria per salvaguardare le spedizioni nel Golfo di Aden. Il Bangladesh ha protetto i radar costieri per monitorare i sottomarini cinesi.

Apparentemente queste presenze possono essere considerato poco influenti perché nessuna ridefinisce l’identità dell’OSA o ne amplia la portata. L’OSA a Islamabad potrebbe potenzialmente smorzare la retorica oppositiva della Cina, trasformando l’assistenza da uno strumento adiacente al Quad in una piattaforma neutrale per la sicurezza regionale.

Nonostante i suoi legami “ferrei” con Pechino, Islamabad cerca una diversificazione strategica in mezzo all’intensificarsi della rivalità tra Stati Uniti e Cina. Coinvolgere il Pakistan attraverso progetti OSA non letali consentirebbe al Giappone di posizionare l’OSA come un’iniziativa di sicurezza regionale piuttosto che un palese contrappeso a Pechino. Se un partner cinese chiave trova valore nell’OSA, diventa più difficile per Pechino descrivere il programma come una sfida diretta. Ammesso che Pechino acconsenta.

Il Giappone mira ad aumentare gradualmente il budget del programma OSA e ad aggiungere “nuovi partner e alla fine lavorare con otto o nove paesi il prossimo anno fiscale”. In linea con i tre pilastri fondamentali dell’OSA.

Tokyo ha già un punto d’appoggio, con il Pakistan, beneficiario della sua Assistenza ufficiale allo sviluppo per un totale di 364 miliardi di yen fino al 2021; su questa base andrebbero a inserirsi i progetti OSA dual use senza allarmare Pechino, consentendo a Tokyo di aumentare le sue esportazioni di difesa.

La sensibilità della Cina a un simile accordo è inevitabile ma presumibilmente gestibile. Il Pakistan può mitigare i rischi per le sue relazioni con la Cina inquadrando l’OSA come un’iniziativa supplementare, guidata dalla trasparenza, focalizzata su aree tecniche e umanitarie come i soccorsi in caso di calamità, la lotta al terrorismo e la creazione di capacità antipirateria.

Antonio Albanese

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/