LIBIA. Sfida tra Ucraina e Turchia per il mercato dei droni

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Dopo anni di crescente influenza turca nel mercato africano dei droni, l’Ucraina starebbe cercando di ritagliarsi uno spazio attraverso sistemi che combinerebbero capacità operative sviluppate durante il conflitto con la Russia e costi relativamente contenuti. La Libia rappresenta un terreno particolarmente rilevante per questa strategia, grazie alla presenza di strutture militari, autorità politiche concorrenti e gruppi armati che costituiscono potenziali interlocutori per forniture, addestramento e cooperazione tecnica.

Diversi account locali libici hanno attribuito a Kiev un tentativo di ampliare la propria presenza militare e commerciale in Libia e nel Sahel, e questo suo ingresso nel mercato dei droni potrebbe incidere sugli interessi economici e militari di Ankara, che negli ultimi anni ha consolidato una posizione importante in Libia attraverso la cooperazione con le autorità della Libia occidentale, dunque il GNU di Dabaiba, il sostegno militare e la fornitura di equipaggiamenti. 

Uno degli elementi più rilevanti emersi nelle segnalazioni nella social sfera riguarda il presunto arrivo, il 3 ottobre, presso l’aeroporto di Misurata, di un carico di droni ucraini dotati di sistemi software identificati come Shield AI e di dispositivi di comunicazione satellitare Starlink. Altre ricostruzioni hanno parlato dell’arrivo in Libia di centinaia di droni e terminali di comunicazione, che sarebbero stati successivamente distribuiti a milizie ed altri soggetti armati. La presenza di dispositivi Starlink aggiungerebbe un ulteriore elemento strategico, perché la disponibilità di tali dispositivi può accrescere l’autonomia operativa dei gruppi che ne dispongono, ma il loro impatto concreto dipende dalle configurazioni utilizzate, dalle condizioni di accesso al servizio e dall’effettivo controllo delle apparecchiature. In un Paese come la Libia caratterizzato dalla frammentazione del potere politico e militare, la distribuzione di droni e mezzi di comunicazione avanzati potrebbe rafforzare determinati gruppi, alterare i rapporti di forza e rendere più complesso qualsiasi tentativo di ricondurre le capacità militari sotto un’autorità statale unitaria.

Non di meno, accanto alle segnalazioni sulle forniture militari, alcune fonti locali hanno riportato anche di una presunta crescente influenza di ambienti estremisti all’interno di istituzioni e strutture operative legate al GNU di Dabaiba. In particolare, Ali Muhammad al Salabi (strettamente legato ai Fratelli Musulmani) viene indicato come presunto coordinatore diretto tra Abdul Salam al Zubi, sottosegretario alla Difesa del GNU, il gruppo guidato da Mohammed Wardagou, leader della “Sala operativa per la liberazione del Sud”, e il Consiglio della Shura. Le stesse ricostruzioni attribuiscono ad Al Salabi un ruolo di facilitatore nel sostegno alle presunte forniture di droni ucraini. Parallelamente, la piattaforma di intelligence open-source (OSINT) Eekad, ha riferito di un dispiegamento turco di sistemi avanzati di difesa aerea in Libia, interpretandolo come parte di una più ampia strategia di proiezione militare oltre i confini nazionali. 

Un ulteriore elemento di tensione riguarda le notizie sulla presunta presenza in Libia di circa 200 militari ucraini. Secondo un’inchiesta di Radio France Internationale, basata anche su fonti libiche anonime, questi militari sarebbero sospettati di aver partecipato all’attacco contro la nave russa per il trasporto di gas Arctic Metagas, avvenuto nel marzo 2026 al largo di Malta ma i cui droni sarebbero partiti dalla Libia. Le preoccupazioni relative alla presenza militare ucraina si estendono anche alla loro capacità di minacciare la sicurezza e la stabilità africana, dal Ciad al Sudan, fino al Niger e al Mali. Il Sahel rappresenta un ambiente particolarmente vulnerabile alla diffusione delle crisi: la debolezza del controllo statale in alcune aree, la presenza di gruppi jihadisti, la circolazione di armi e la competizione tra attori regionali ed esterni possono favorire la propagazione di instabilità provenienti dai Paesi confinanti. 

Alla luce di ciò, infatti, tra le varie accuse vi è anche quella secondo cui l’intelligence militare ucraina starebbe reclutando migranti presenti nella Libia occidentale, con l’obiettivo di trasferirli in Ucraina per combattere contro la Russia e in Mali per partecipare alle operazioni al fianco di Jama’at Nusrat al Islam wa al Muslimin (JNIM), organizzazione jihadista attiva nel Sahel. Molti account locali libici hanno più volte riportato che il reclutamento sarebbe supervisionato da strutture dell’intelligence militare ucraina e mirerebbe a coinvolgere circa 200 persone al mese. Le accuse comprendono inoltre presunti episodi di tortura costringendo così i migranti a partire verso i fronti di combattimento. Le stesse fonti sostengono che tali attività avverrebbero nella Libia occidentale con la complicità del GNU di Dabaiba. La Libia è un Paese di transito e destinazione per numerosi migranti e proprio l’eventuale uso di tali vulnerabilità per alimentare conflitti esterni trasformerebbe la gestione dei flussi migratori in uno strumento di competizione militare. 

La rivalità tra Ankara e Kiev potrebbe trasformare il mercato africano dei droni in uno dei principali terreni di confronto indiretto, con la Libia piattaforma privilegiata per l’accesso al Mediterraneo e al Sahel. In entrambi i casi, il rischio è che tale competizione si sovrapponga alle fragilità di uno Stato che ancora non riesce a raggiungere una stabilità politica unitaria, del territorio e delle forze armate.

Camilla Montanari

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