LIBIA. Ozone Group e il cavo “Medusa”

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Il 17 ottobre, Bengasi ha ospitato il lancio ufficiale di Ozone Group for Communications and Technology, noto come O3, un’iniziativa destinata a incidere sul futuro delle telecomunicazioni libiche e sul posizionamento del Paese all’interno delle reti digitali del Mediterraneo. La cerimonia, alla quale hanno preso parte il primo ministro del GNS, Osama Hammad, esponenti delle istituzioni militari e civili, rappresentanti diplomatici e attori del mondo imprenditoriale, è coincisa con l’annuncio dell’arrivo del cavo sottomarino “Medusa” a Bengasi. 

Il fulcro dell’iniziativa è il collegamento con le reti internazionali attraverso il cavo sottomarino “Medusa”, infrastruttura progettata per rafforzare le connessioni tra le due sponde del Mediterraneo. Il suo approdo a Bengasi può contribuire a ridurre le limitazioni strutturali della connettività libica, migliorare l’accesso alla capacità internazionale di trasmissione dei dati e creare le condizioni per lo sviluppo di nuovi servizi di telecomunicazione.

In questo quadro, O3 si propone di costruire un sistema integrato che comprenda connettività internazionale, reti in fibra ottica, data center e servizi di quinta generazione (5G). Tra gli obiettivi annunciati figurano la realizzazione di circa 16.000 chilometri di infrastruttura in fibra ottica, la creazione di un data center certificato Tier III e l’installazione di circa 3.600 stazioni di rete, con una copertura progressiva del territorio nazionale. Secondo il programma presentato dall’azienda, una rete 5G pilota dovrebbe essere pronta entro la fine del 2026, mentre l’avvio commerciale dei servizi è previsto nel secondo trimestre del 2027.

La rilevanza geopolitica del progetto risiede soprattutto nella possibilità di trasformare Bengasi in una porta d’accesso digitale per l’Africa settentrionale e subsahariana. Il collegamento con le reti mediterranee potrebbe infatti consentire alla Libia di rafforzare i rapporti con Paesi privi di sbocco sul mare, tra cui Ciad, Niger, Mali, Burkina Faso e Repubblica Centrafricana. In prospettiva, il Paese potrebbe proporsi come corridoio di transito per il traffico dati diretto verso mercati africani in cui la domanda di connettività e servizi digitali è destinata a crescere. Questa ambizione inserisce la Libia in una competizione più ampia per il controllo e la gestione delle infrastrutture strategiche che attraversano il Mediterraneo. I cavi sottomarini, i centri di elaborazione dati e le reti terrestri costituiscono elementi essenziali della connettività internazionale, della resilienza economica e della capacità degli Stati di partecipare all’economia digitale.

La scelta di Bengasi come centro del nuovo progetto assume un significato particolare nel contesto della divisione politica e istituzionale della Libia. La città rappresenta uno dei principali poli amministrativi, economici e militari dell’est del Paese, area nella quale le istituzioni legate al Governo di stabilità nazionale e alle forze armate orientali esercitano una forte influenza. Infatti, la partecipazione alla cerimonia di Osama Hammad, segnala il sostegno politico accordato all’iniziativa. Tra i partecipanti figuravano anche rappresentanti del Fondo libico per lo sviluppo e la ricostruzione, guidato da Belqasim Haftar, e altri funzionari civili e militari. La presenza di queste figure colloca il lancio di O3 all’interno della più ampia agenda di ricostruzione e sviluppo promossa nell’est del Paese.

Non di meno, la nascita di O3 si colloca nel quadro della ricerca di nuove fonti di crescita per un’economia che continua a dipendere in misura significativa dagli idrocarburi. L’obiettivo dichiarato dal presidente del gruppo, Faisal Gergab, è contribuire alla costruzione di un ecosistema digitale capace di sostenere le imprese, ampliare le opportunità occupazionali e migliorare l’accesso ai servizi tecnologici. Il progetto non si limita alla telefonia mobile, ma tra gli obiettivi vi sono anche Ozone Pay, dedicato ai servizi di pagamento digitale, e Ozone Cloud, orientato al cloud computing e ai servizi per i data center. L’integrazione di queste attività potrebbe favorire lo sviluppo dei pagamenti elettronici, la digitalizzazione delle imprese e la modernizzazione dei servizi finanziari. Inoltre, la disponibilità di una connettività internazionale più affidabile potrebbe agevolare l’ingresso di investitori, sostenere le attività delle imprese tecnologiche e ampliare le opportunità per i giovani qualificati. In questo senso, la digitalizzazione viene presentata come un mezzo per ridurre la dipendenza dalle entrate petrolifere.

Tuttavia, la realizzazione di un’infrastruttura digitale non determina automaticamente una diversificazione economica: affinché il progetto produca effetti strutturali saranno necessari una concorrenza effettiva, la formazione di competenze locali e condizioni favorevoli agli investimenti privati. Anche l’effettiva disponibilità dei servizi e la loro accessibilità per cittadini e imprese costituiranno indicatori decisivi del successo dell’iniziativa.

Particolare rilievo assume il sostegno espresso dal generale Saddam Haftar, vice comandante in capo delle LAAF. Nel commentare il lancio del gruppo, Haftar ha presentato l’iniziativa come un passaggio verso la modernizzazione delle infrastrutture, il rafforzamento delle competenze nazionali e la costruzione di un’economia capace di competere in un contesto tecnologico internazionale. La realizzazione di infrastrutture strategiche può rafforzare il peso politico ed economico delle aree in cui vengono effettuate: a tal proposito, l’insediamento di un importante polo digitale a Bengasi potrebbe accrescere l’attrattività della città per imprese, investitori e partner stranieri, consolidandone il ruolo di centro economico alternativo rispetto a Tripoli.

Per la Libia, il progetto O3 e l’arrivo del cavo Medusa rappresentano un tentativo di ampliare il significato della ricostruzione libica, spostando l’attenzione dalle sole infrastrutture tradizionali verso le reti digitali e i servizi tecnologici. L’iniziativa combina obiettivi economici, ambizioni di integrazione regionale e una precisa dimensione politica, rafforzando la centralità di Bengasi nella strategia di sviluppo dell’est del Paese.

Camilla Montanari

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