LIBIA. Il Pomo della Discordia mediterraneo: l’accordo marittimo turco-libico

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La Turchia è riuscita a concludere molteplici accordi con i governi ad interim libici, approfittando della divisione politica in corso in Libia dal 2014, per sostenere la sua posizione nel Mediterraneo. L’accordo sulla giurisdizione marittima concluso con la Libia nel 2019 è quello più importante ma allo stesso tempo fortemente controverso e diversi Paesi rivieraschi si oppongono e non lo riconoscono essendo direttamente interessati da ciò che il Memorandum of Understanding stabilisce. Va constatato quindi che la Turchia certamente assume una posizione forte nella regione con il suo accordo di autorità marittima con la Libia.

L’accordo, a detta dei libici dell’ovest e dei turchi, mira a contribuire all’instaurazione di pace, stabilità e sicurezza permanenti in Libia e a sviluppare la relazioni dei due paesi sulla base del reciproco vantaggio, il cui focus è sulla protezione e preservazione dei diritti e degli interessi di Libia e Turchia nel Mediterraneo orientale, consente ad entrambi i paesi di rivendicare diritti sulle risorse naturali entro determinati confini nel Mediterraneo, infatti, così hanno ottenuto una base legale e legittima, e la Libia ha guadagnato spazio marittimo rispetto a prima. L’accordo è stato inviato alle Nazioni Unite ai sensi dell’articolo 102 della Carta ONU.

La visione turca può essere sintetizzata da quanto espresso dall’Agenzia Anadolu di recente, ossia che la Turchia, attraverso l’accordo che determina la limitazione della giurisdizione marittima firmato con il Governo di Accordo Nazionale-GNA – con sede a Tripoli il 27 novembre 2019, ha ora una forte posizione giuridica e politica “contro le politiche di esclusione e isolamento nella regione”. Si fa riferimento ad un ulteriore accordo, quello siglato con il Governo di Unità Nazionale-GNU- nell’ottobre 2022, secondo il quale la Turchia ha ottenuto l’autorità di esplorare idrocarburi sia nella zona economica esclusiva-ZEE- della Libia, oltre che sulla terraferma, sbarrando così la strada a Grecia, Cipro ed Egitto. Dal punto di vista di Ankara questo accordo costituisce uno degli importanti punti di svolta nella politica estera e di sicurezza attiva della Turchia ed è una risposta ai passi unilaterali della Grecia e Cipro. In precedenza la Turchia si era opposta alle attività unilaterali di trivellazione di risorse energetiche nel Mediterraneo da parte della Grecia e dei ciprioti. 

Nonostante il rifiuto di questi accordi da parte di diversi attori libici, tra cui la Camera dei Rappresentanti e la leadership dell’esercito nell’est-le LAAF di Haftar – la Turchia continua ad attuare le disposizioni inviando le sue compagnie specializzate nell’esplorazione petrolifera, oltre a rafforzare la sua presenza militare nelle acque libiche sfruttando a questo scopo il porto di al Khums, dove ha una base navale. Mentre, un rapporto analitico pubblicato dalla sezione inglese del quotidiano turco “Daily Sabah” ha trattato del quarto anniversario dell’accordo sul confine marittimo concluso con la Libia e riporta che gli interessi della Turchia saranno colpiti se riprenderanno gli attacchi contro il “governo legittimo” in Libia, ossia il GNU quello riconosciuto dalla comunità internazionale.

Cercando di analizzare e comprendere le ragioni della competizione serrata fra gli Stati che si affacciano sul “Mare Nostrum”, ciò avviene per le risorse di idrocarburi nel Mediterraneo orientale, la cui presenza è importante per delimitare le giurisdizioni marittime di Siria, Libano, Israele, Egitto, Libia, Grecia, Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC) e Cipro, oltre alla Turchia. Il MoU del 2019 va detto che è contrario agli accordi stipulati da Cipro con l’Egitto nel 2003, il Libano nel 2007 e Israele nel 2010, che trattavano le isole come terraferma senza considerare la TRNC, in linea con i propri interessi. La legge internazionale, quella dell’UNCLOS, però, attribuisce alle isole zone economiche e piattaforme continentali meno esclusive rispetto alle terre continentali, ma l’accordo non è in linea proprio con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay, che però nessuno dei due, Libia e Turchia, ha ratificato.

Nel frattempo, nel corso di quest’estate, la marina Turca ha condotto delle esercitazioni di ricognizione, sorveglianza e difesa al largo della costa libica. Il docente turco di relazioni internazionali, Samir Salha, ha sottolineato che affrontare il dossier libico può accelerare il processo di demarcazione dei confini marittimi tra Egitto e Turchia, poiché come detto l’accordo sulla giurisdizione marittima concluso con la Libia nel 2019 fornisce sostegno a tutte le tesi giuridiche della Turchia per affrontare la Grecia, ma non solo visto anche gli altri paesi coinvolti. Anche il suo collega Ferhat Pirinççi ha sottolineato che l’accordo sull’autorità marittima ha effetti che vanno oltre l’accordo tra i due paesi, e che mostra chiaramente a tutte le parti che la Turchia è un attore efficace nell’equazione del Nord Africa e del Mediterraneo orientale, affermando che la Turchia ha avuto l’opportunità di rompere il fronte anti-turco che la Grecia, in particolare, cercava di creare con diversi attori, delineando i suoi diritti sovrani nel Mediterraneo orientale. Infatti, secondo i turchi, l’accordo ha chiarito i confini occidentali della giurisdizione marittima della Turchia nel Mediterraneo orientale, impendo in pratica possibili accordi Grecia-Egitto e Grecia-Cipro che avrebbero violato i diritti di entrambi i paesi. A tal proposito, l’ambasciatore turco a Cipro, Feyzioğlu, ha affermato che il suo Paese ha concluso l’accordo marittimo con la Libia per proteggere gli interessi legittimi della nazione turca e del popolo libico in mare. 

Un evento particolarmente rilevante, sulla carta ma che di fatto non produrrà molte conseguenze almeno fino a quando Dabaiba rimarrà al potere, è determinato dalla Camera amministrativa della Corte Suprema che ha deciso di accogliere il ricorso relativo all’annullamento dell’accordo di sicurezza e cooperazione marittima con la Turchia che al Sarraj, l’ex premier del GNA, aveva concluso nella forma e nella sostanza non avendo competenza territoriale e di ribaltare la sentenza nella causa amministrativa presso la Corte d’appello di al Bayda. Ad inizio anno un altro tribunale era intervenuto sull’accordo sugli idrocarburi. La Corte d’appello di Tripoli aveva deciso di sospendere l’attuazione del protocollo d’intesa per la prospezione di idrocarburi in acque territoriali e suolo libici da parte di società miste turco-libiche. Inoltre, l’intesa su trivellazioni per gas e petrolio era stata anche bocciata dall’UE. Con una risoluzione approvata dalla commissione Affari esteri del Parlamento europeo si esortavano le autorità libiche ad annullare il memorandum d’intesa Turchia-Libia del 2019 e si invitavano le parti interessate anche a “non attuare alcuna clausola contenuta nel successivo accordo sugli idrocarburi in quanto prevede attività di trivellazione illegale in ZEE di altri Paesi, comprese quelle di Cipro e della Grecia”.

In conclusione, i legami tra Turchia e Libia si rafforzano ulteriormente. La Libia è al centro degli sforzi turchi per rilanciare i legami con il Nord Africa. Infatti, a inizio dicembre al Parlamento turco è stata approvata la mozione volta a prolungare per altri due anni il mandato delle truppe turche in Libia, sostenendo che “prevenire la ripresa dei conflitti è importante per garantire la conclusione dei negoziati militari e politici condotti sotto gli auspici delle Nazioni Unite”. La Turchia gestiste la base aerea di al Watiyah nell’ovest del Paese oltre al già citato porto di al Khums, e questo avviene poiché Ankara sta investendo la sua presenza in Libia per rafforzare la strategia “Blue Homeland”. 

Paolo Romano

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