LIBANO. Confini marittimi in stallo. Sì al carburante iraniano

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Mentre Israele siglava un cessate il fuoco con il PIJ, confermato da Israele ed entrato in vigore alle 23.30 del 7 agosto con riserva e il diritto di usare la forza se il cessate il fuoco viene violato, fonte ufficio stampa del primo ministro. In Libano si osservava con tensione quanto accadeva da parte di Hezbollah.

Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hasan Nasrallah, il 6 agosto ha dichiarato: «Rinnovo le nostre condoglianze al Movimento del Jihad Islamico per il martirio del leader Tayseer Al-Jabari e dei suoi fratelli». «Quello che è successo è un’aggressione e un crimine diretto, e ogni persona d’onore in questo mondo deve condannarlo. Noi di Hezbullah stiamo seguendo momento per momento e siamo in contatto con i nostri fratelli del movimento del Jihad islamico e con i nostri fratelli di Hamas e delle altre fazioni, e crediamo che la mano della resistenza sarà in alto».

Su fonti libanesi qualche analista ha paragonato, in maniera provocatoria, l’attacco a Gaza a quello di Beirut del 1982. Nasrallah ha successivamente annunciato che si terrà una marcia a Dahiyeh e Beirut, e ha chiesto di estendere quanto più possibile le marce nei villaggi e paesi. La situazione dunque rimane tesa. Per altro non ci sono nuove sul fronte “gas”. Altra questione che unisce i palestinesi ai libanesi.

Il 7 agosto il premier Mikati ha fatto sapere dopo dichiarazioni controverse che accetta l’offerta iraniana di carburante gratis. Il primo ministro designato Najib Mikati ha incontrato questa settimana l’ambasciatore iraniano in Libano, Mojtaba Amani, e ha accettato l’offerta di “carburante gratuito” da parte dell’Iran.

Mikati ha fornito le specifiche del combustibile di cui il Libano ha bisogno per far funzionare le sue centrali elettriche stagnanti, poiché il combustibile proveniente dall’Iran non è compatibile con la rete libanese. Il combustibile dovrebbe essere barattato con un Paese terzo.

Mentre l’8 agosto il Libano non ha ancora ottenuto il pieno riconoscimento israeliano del suo diritto a tutto ciò che si trova a nord della linea 23, oltre al resto del giacimento di Qana. Il Libano sta ancora attendendo una risposta scritta da Amos Hochstein. Più lunghe saranno le attese di queste risposte più la resistenza palestinese e gli Hezbollah libanesi si uniranno, ritengo Israele responsabile, di ledere un loro diritto: quello dello sfruttamento dei giacimenti di gas. Per questo servirebbe quanto prima arrivare a una definizione dei confini marittimi tra Libano e Israele.

Antonio Albanese