KOSOVO. Porte aperte per immigrati USA e prigionieri danesi

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Il Kosovo si dichiara pronto a ricevere temporaneamente 50 immigrati espulsi dagli USA, in nome della stretta alleanza fra Washington e Pristina, mentre dal 2027 arriveranno fino a 300 detenuti dalla Danimarca in base ad un controverso accordo stipulato con Copenaghen. 

Ha fatto discutere l’accordo con la Danimarca per il trasferimento di 300 detenuti, nessuno dei quali è danese o cittadino danese, al carcere di Gjilan/Gnjilane. Le organizzazioni per i diritti umani -come Amnesty International che nel suo rapporto sui diritti umani, un capitolo è dedicato al Kosovo- e gli osservatori del carcere sono preoccupati per la mancanza di trasparenza. La Danimarca, nonostante le perplessità, ha confermato l’invio di detenuti in Kosovo nel 2027, ma sono state presentate dal Servizio Penitenziario Danese alle istituzioni kosovare richieste specifiche per la ristrutturazione e l’adattamento del carcere. Va ricordato che nel maggio del 2024 l’Assemblea del Kosovo ha approvato l’accordo con la Danimarca per il trasferimento di detenuti, tuttavia l’accordo per l’affitto del carcere era stato firmato nel 2022, con Copenaghen che ha affermato che si tratta di un compito complesso, poiché riguarda una prigione del Kosovo che deve funzionare secondo le norme danesi.

Nel giugno di quest’anno, il Consiglio per la protezione dei diritti dell’uomo e delle libertà, KMDLNJ, ha duramente criticato il governo del Kosovo per l’accordo con lo Stato danese sui prigionieri, sottolineando che i prigionieri che saranno trasferiti in Kosovo dietro pagamento di una tariffa (15 milioni di euro all’anno) simbolica provengono da paesi terzi e sono stati condannati per reati gravi, tra cui il radicalismo islamico. Il Consiglio per i diritti umani afferma che il Kosovo non dovrebbe essere trasformato in una colonia di prigionieri illegali e rifugiati che, contro la loro volontà e in violazione dei diritti umani, saranno insediati forzatamente in Kosovo. Però, i funzionari del Ministero della Giustizia di Pristina affermano che non consentiranno che i detenuti per reati gravi, i radicali islamici, i terroristi o i condannati per crimini di guerra siano ospitati in Kosovo, ma sarà da vedere se potranno “scegliere” che tipo di prigionieri ricevere, in quanto la prigione di Pasjak a Gjilan/Gnjilane per 10 anni è sotto la giurisdizione danese al 100% e le autorità del Kosovo possono garantire l’accesso solo con il permesso delle autorità danesi, con il KMDLNJ che precisa che durante il periodo di concessione, è considerato zona extraterritoriale e saranno legalizzati due sistemi penitenziari paralleli, quello del Kosovo e quello della Danimarca. KMDLNJ reitera che il Consiglio si è fortemente opposto all’accordo, perché crea pericolosi precedenti che trasformeranno il Kosovo in un grave violatore dei diritti umani e in un deposito per prigionieri e rifugiati illegali provenienti da altri Paesi che li considerano e li trattano come “rifiuti umani”.

Con gli Stati Uniti nell’ultimo periodo appaiono sempre più solidi i rapporti, tant’è che l’11 giugno il Kosovo ha infatti accolto la richiesta dell’amministrazione Trump di consentire agli Stati Uniti di inviare nel paese un piccolo gruppo di immigrati, che riceveranno 120 euro al mese dal bilancio statale, collaborando così al reinsediamento dei cittadini di paesi terzi. L’Ambasciata del Kosovo a Washington ha confermato l’accordo di espulsione, che consentirebbe fino a 50 persone deportate da altre nazioni di essere temporaneamente ricollocate in Kosovo, per un anno, mentre i funzionari locali lavorano per facilitare “il loro ritorno sicuro nel loro paese d’origine”. Subito dopo che il governo di Pristina ha approvato l’accettazione di immigrati dagli Stati Uniti, il Dipartimento di Stato americano ha reagito, esprimendo gratitudine per questa scelta. La decisione pubblicata dall’esecutivo stabilisce che le persone che arriveranno in Kosovo saranno trattate in conformità con le normative vigenti e godranno dei diritti previsti dalla legge, durante la loro permanenza. Il primo ministro ad interim, Albin Kurti, ha affermato che i team di avvocati del Kosovo stanno collaborando con la parte americana sui dettagli, su come verranno finanziati i migranti e quando arriveranno nel Paese. Kurti spiega anche che selezione di questi individui avverrà da una “lista proposta”, composta da coloro che soddisfano determinati criteri legati allo “stato di diritto e all’ordine pubblico”, infatti, la protezione temporanea sarà effettuata in conformità alla normativa vigente in materia di asilo, mentre la selezione sarà effettuata in base alla sicurezza nazionale. 

Il loro soggiorno, ha specificato Kurti, sarà gestito e coordinato dal Ministero degli Affari Interni che fornirà alloggio, cibo, vestiti, kit igienici e accesso all’assistenza sanitaria a coloro che saranno deportati dagli Stati Uniti e, durante l’intero processo, il Kosovo collaborerà strettamente con le autorità americane competenti. Il Kosovo ha portato a termine con successo le procedure di concessione di protezione temporanea, come avvenuto nel 2021 con cittadini afghani in cooperazione con la NATO e gli Stati Uniti, e poi con cittadini ucraini, ovvero giornalisti ucraini. Entrambi i casi degli ultimi anni dimostrano la capacità e la competenza delle istituzioni in tali procedure, anche in numeri significativamente superiori a quelli previsti dalla Decisione dell’11 giugno 2025, si legge ancora nella dichiarazione, con il governo che ha aggiunto che gli Stati Uniti restano un alleato fedele e che il Kosovo sarà sempre un partner affidabile.

Paolo Romano

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