
La Presidente Vjosa Osmani ha partecipato alla cerimonia di istituzione del Consiglio per la Pace, promossa dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Davos in Svizzera il 22 gennaio, a margine del Forum Economico Mondiale. Questo Consiglio dovrebbe supervisionare la leadership della Striscia di Gaza, dopo che gli Stati Uniti hanno mediato un accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas. La Osmani è tra gli oltre 20 leader mondiali che si sono uniti a questo Consiglio, che ha incontrato l’opposizione della maggior parte dei Paesi europei. Il Kosovo è stato l’unico dei Balcani alla firma dello Statuto come Paese fondatore e quasi l’unico europeo a farne parte.
Nei giorni antecedenti la Osmani aveva annunciato di aver accettato l’invito personale del leader statunitense Donald Trump a rappresentare il Paese nel Peace Board, come membro fondatore. “Una leadership coraggiosa non si limita a parlare di pace, la costruisce. Questo è esattamente ciò che il presidente Trump sta facendo attraverso questa storica iniziativa”, ha scritto Osmani, pubblicando persino l’invito inviatole da Trump. La Presidente del Kosovo ha affermato anche che gli Stati Uniti hanno portato la pace in Kosovo e che il Kosovo è oggi il suo “alleato fedele per portare avanti la pace”, chiosando che “la storia ricorda coloro che compiono passi coraggiosi nella costruzione della pace, e noi siamo pronti”. Inoltre, il ministro degli Interni con mandato tecnico, Xheljalj Svečlja, ritiene che l’adesione del Kosovo al Comitato per la Pace sia un passo saggio. Ha aggiunto che il governo si sta coordinando con la Presidente Vjosa Osmani in merito all’adesione.
Il Kosovo sicuramente vede in questo Consiglio per la Pace un’opportunità per la sua legittimità e legittimazione internazionale. Questo Board include infatti diversi Stati che ancora non riconoscono l’indipendenza del Kosovo come ad esempio l’Argentina e l’Azerbaijan.
Diversi altri nomi sono stati annunciati, nominati dagli Stati Uniti per far parte di questo Consiglio -un’iniziativa internazionale volta a promuovere la stabilità e la pace nelle aree colpite da conflitti, un’organizzazione internazionale, dotata di personalità giuridica internazionale, allo scopo di promuovere la stabilità, ripristinare una governance credibile e legittima e garantire una pace sostenibile nelle aree colpite o minacciate da conflitti- in particolare nel Consiglio esecutivo fondatore, fra cui il Segretario di Stato americano Marco Rubio, l’inviato speciale del Presidente Trump Steve Witkoff, l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair e il genero di Trump, Jared Kushner. Trump è il presidente del Consiglio. Il tycoon ha detto che il Consiglio per la pace collaborerà con “molti altri, tra cui le Nazioni Unite”, ma in questo modo secondo una visione ampiamente condivisa Washington intende riscrivere le regole del gioco, mettendo in discussione la stessa ONU e il tradizionale ruolo del Consiglio di Sicurezza nella risoluzione dei conflitti internazionali. Il primo gruppo di firmatari dello Statuto del Comitato per la Pace include funzionari di Kosovo, Pakistan, Argentina, Yemen, Azerbaijan, Bulgaria, Bahrein, Marocco, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Mongolia.
Oltre al Kosovo, anche l’Albania e altri Paesi hanno accettato tali inviti. Il primo ministro albanese Edi Rama si è congratulato con la Presidente Vjosa Osmani, dopo aver ricevuto l’invito. Il capo del governo albanese considera questo gesto estremamente significativo da parte del Presidente Trump nei confronti del Kosovo. A suo avviso, l’invito rappresenta anche un segnale significativo per la sicurezza del Kosovo e per l’appartenenza a un’area di ampio interesse americano nel mondo.
Proprio da Tirana, sempre il 22 gennaio, il Presidente Bajram Begaj ha autorizzato il premier Edi Rama a firmare l’accordo di adesione dell’Albania alla Carta del Consiglio per la Pace. Il Parlamento albanese aveva precedentemente approvato il disegno di legge sulla ratifica dell’accordo di adesione della Repubblica d’Albania al Consiglio per la Pace. La mossa dell’Albania allinea Tirana agli stati balcanici filo-USA nonostante le tensioni tra i candidati all’UE e le critiche per aver aggirato l’ONU.
Con uno sguardo più ampio sull’interna regione dei Balcani, si può notare come la Serbia, la Bosnia ed Erzegovina, il Montenegro e la Macedonia del Nord non siano stati invitati, al contrario della Slovenia che ha declinato l’invito ed infine la Croazia che pur considerando ed apprezzando l’invito inizialmente non aveva deciso, ma il 27 il premier Andrej Plenković ha annunciato che la Croazia avrebbe rifiutato la partecipazione, almeno momentaneamente, in attesa di un ulteriore allineamento con l’UE e di una revisione della sicurezza nazionale.
Paolo Romano
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