
L’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff oggi e domani sarà in Israele. Nel frattempo Donald Trump in una delle sue numerose dichiarazioni in merito alla questione iraniana fa sapere: “Solo l’Iran sa di avere una scadenza per un accordo. Ho trasmesso loro questo messaggio. Vogliono un accordo.”
Nel precedente round di colloqui sull’accordo nucleare, svoltosi nell’aprile 2025, Donald Trump aveva fissato una scadenza di 60 giorni (circa due mesi) per l’Iran. La scadenza era il 13 giugno 2025, ma gli Stati Uniti si sono uniti all’attacco israeliano con circa una settimana di ritardo. Inoltre, durante la guerra stessa (giugno 2025), Trump ha lanciato un altro ultimatum: due settimane per decidere se un maggiore coinvolgimento americano o un cessate il fuoco. Ora Trump parla di nuovo di una nuova scadenza (segreta, “solo loro lo sanno”), ma si prevede che sarà più breve della seconda, visto il tempo trascorso dalla proposta.
Nel frattempo dall’Iran hanno fatto sapere che il presidente iraniano ha dato il via libera ai colloqui con gli Stati Uniti. Il via libera arriva dopo un incontro al Cremlino dove Putin ha ricevuto al Ali Larijani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, in visita a sorpresa in Russia. Ali Larijani a latere dell’incontro ha detto: “Nonostante il clima belligerante nei media, si sta creando una base per i negoziati”.
L’agenzia FARS del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche fa sapere che “il presidente iraniano Pezeshkian ha ordinato negoziati con gli Stati Uniti”. I negoziati si terranno in Turchia nei prossimi giorni. Smentite invece le dichiarazioni di FARS sul trasferimento dei materiali nucleari arricchiti: Il Vicepresidente per la Politica Estera presso la Segreteria del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, Dr. Ali Bagheri ha dichiarato: “L’Iran non ha intenzione di trasferire materiali nucleari arricchiti a nessun Paese e i colloqui non affrontano questa questione”.
Questa settimana, l’Iran inizia a celebrare il 47° anniversario della Rivoluzione Islamica, che portò al potere il regime degli Ayatollah: la Guida Suprema Khamenei ha pubblicato una sua foto mentre prega sulla tomba del suo predecessore, l’Ayatollah Khomeini (le celebrazioni in Iran durano circa 10 giorni all’anno). In Iran la tensione è rimasta alta per tutto il fine settimana: I membri del parlamento iraniano hanno indossato le uniformi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e hanno intonato slogan come “Morte all’America” e “Morte a Israele”.
Anche Egitto e Qatar stanno lavorando in silenzio per evitare una escalation. Il presidente egiziano al-Sisi: “Stiamo lavorando in silenzio e compiendo grandi sforzi per promuovere il dialogo con l’Iran e prevenire una possibile escalation. La crisi con l’Iran sta peggiorando e potrebbe colpire l’intera regione. Qualsiasi azione militare con l’Iran avrebbe conseguenze molto gravi per la stabilità della regione.” Il presidente iraniano Pezeshkian ha dichiarato al presidente egiziano al-Sisi: “Siamo profondamente convinti che la guerra non porterà benefici all’Iran, agli Stati Uniti o alla regione”. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un’intervista alla CNN: “Non abbiamo paura della guerra, abbiamo paura di commettere errori, e penso che il Presidente Trump sia abbastanza intelligente da fare la scelta giusta”.
Il Ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman, si sarebbe recato in Iran il 1 febbraio. Altre fonti, opposizione iraniana, riportano che una visita non programmata parte del primo ministro e il ministro degli Esteri del Qatar a Teheran su mandato Usa si sarebbe svolta il 31 gennaio.
E in effetti a partire da venerdì 31 gennaio durante un briefing a porte chiuse di un’ora con esperti di un think tank mediorientale e rappresentanti di diverse organizzazioni ebraiche a Washington, il Ministro della Difesa saudita, il Principe Khalid bin Salman, ha dichiarato che se il Presidente Donald Trump non darà seguito alle sue minacce contro l’Iran, il regime alla fine ne uscirà rafforzato, hanno riferito ad Axios quattro fonti presenti all’incontro. L’Arabia Saudita ha ribadito che sostiene pienamente gli sforzi per raggiungere una soluzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran e non consentirà che il suo spazio aereo o il suo territorio vengano utilizzati per alcuna azione militare contro l’Iran.
Il 1° febbraio, il Wall Street Journal: “Non sono previsti attacchi aerei statunitensi contro l’Iran nel prossimo futuro, poiché gli Stati Uniti continuano a schierare sistemi di difesa aerea nella regione in caso di risposta iraniana”.
Il Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano Zamir ha visitato gli Stati Uniti nel fine settimana e ha incontrato alti funzionari americani nel contesto delle tensioni con l’Iran. Zamir è volato negli Stati Uniti su un jet privato, non militare, per rendere più difficile rilevare l’insolito volo prima di sabato. Si tratta dello stesso aereo che è stato noleggiato negli ultimi mesi per il Mossad e alti funzionari dell’intelligence in relazione alle trattative per la liberazione degli ostaggi.
Il due febbraio, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato che il cacciatorpediniere americano USS Jack H. Lucas è partito dal porto di Eilat, dopo una visita programmata. CENTCOM ha dichiarato che la visita rientrava nell’ambito della cooperazione marittima in corso tra Stati Uniti e Israele, volta a rafforzare la sicurezza nel Mar Mediterraneo, nel Golfo di Aqaba e nel Mar Rosso.
Infine Mike Pompeo: “Gli Stati Uniti hanno fatto tutto il possibile per i rivoltosi armati in Iran”. L’ex Segretario di Stato americano in un’intervista al canale israeliano Channel 13 — “Gli Stati Uniti e Trump hanno fornito molto aiuto ai rivoltosi in Iran, ma potreste non vederlo tutto”. Si tratta solo di “cambio di regime”, non di “aiutare il popolo iraniano”.
In merito alle accuse statunitensi e israeliane di un arricchimento dell’ucraino da parte di Israele le agenzie di intelligence occidentali non hanno rilevato alcuna indicazione che Teheran stia arricchendo l’uranio a livelli adatti alle armi. New York Times.
Tornando alle questioni interne di Israele, il primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro degli Esteri Gideon Saar hanno deciso, in risposta alle false accuse del Sudafrica contro Israele sulla scena internazionale e all’azione unilaterale e ingiustificata contro il capo dell’ambasciata israeliana in Sudafrica, di dichiarare l’alto rappresentante diplomatico del Sudafrica, l’inviato Sean Edward Beinveldt, “persona non grata” e di obbligarlo a lasciare Israele entro 72 ore. Saranno prese in considerazione ulteriori misure.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornato alle 14:30 del due febbraio. Nel fine settimana, il dispiegamento di sistemi di difesa aerea e altri equipaggiamenti militari nell’area di responsabilità del Comando Centrale degli Stati Uniti è continuato, mentre un aereo da trasporto pesante strategico C-5M è partito dalla base aerea di Ramstein in Germania e si è diretto alla base aerea di Al Udeid in Qatar. Nelle ultime 24 ore, più di 20 aerei C-17 Globemaster III e due C-5M Super Galaxy sono arrivati o sono attualmente in viaggio verso basi in Medio Oriente, e sembra che l’attuale dispiegamento di equipaggiamento dell’Aeronautica Militare statunitense stia raggiungendo il suo picco, simile a quanto visto prima degli attacchi contro l’Iran dello scorso giugno. Il 30 gennaio il dispiegamento ha visto il suo picco.
Già il 1° febbraio, via social si annunciava: “Trump è stato costretto a ritirarsi, secondo quanto riportato dai media… Secondo le immagini satellitari scattate diverse ore fa, i dati del satellite Sentinel-2 mostrano che la portaerei CVN 72 Abraham Lincoln ha lasciato il Mar dell’Oman e si sta dirigendo verso l’Oceano Indiano”. Sempre il primo di febbraio l’immagine satellitare della base aerea statunitense di Diego Garcia non mostra bombardieri americani nella base.
Dall’Iran il 1° febbraio giungono notizie di test di sistemi di difesa aerea nella parte orientale di Teheran. Il 31 gennaio tre aerei da trasporto militare An-124-100 (due dei quali provenienti da Irkutsk) e uno sono arrivati in Iran dalla Russia. Il-76TD.
È stata segnalata un’esplosione in un edificio a Bandar Abbas, nell’Iran meridionale, vicino allo Stretto di Hormuz. Le autorità locali affermano che un’esplosione di gas si è verificata in un appartamento, causando già la morte di quattro persone. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim smentisce le notizie secondo cui il comandante della marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica sarebbe rimasto ucciso nell’esplosione. Stati Uniti e Israele hanno subito smentito di un possibile attacco.
La pagina Iran Nuances, citando fonti iraniane, riporta che a metà febbraio si terranno esercitazioni navali iraniane con la partecipazione di Cina e Russia nell’Oceano Indiano settentrionale.
In ogni caso si apprende che il Comune di Teheran ha destinato 82 stazioni della metropolitana e 300 parcheggi commerciali a Teheran come rifugi. Elettricità per 2,5 milioni di persone. Il primo febbraio l’Ayatollah Khamenei metteva in guardia sul suo account ebraico Stati Uniti e Israele.
Il 2 febbraio ancora una volta, un drone iraniano ha volato verso il Mar Arabico per effettuare una ricognizione sulla USS Lincoln e sul suo gruppo d’attacco di portaerei. Gli iraniani stanno conducendo livelli senza precedenti di ricognizione tramite droni, anche dopo gli avvertimenti del CENTCOM. La Sicurezza interna a Teheran Ovest: arresto di 4 stranieri coinvolti in rivolte armate nell’area di Beharestan, in possesso di bombe a mano.
In seguito alle notizie sui tentativi degli Stati Uniti di far avanzare i negoziati con l’Iran, il quotidiano libanese Al-Akhbar ha riportato una dichiarazione di un alto funzionario di una milizia filo-iraniana in Iraq, secondo cui l’Iran avrebbe chiesto ai suoi alleati nella regione di prepararsi a tutti gli scenari, inclusa la possibilità di una guerra su vasta scala. Ha inoltre sottolineato che “gli attuali preparativi sono seri, non di facciata, e fanno parte dei preparativi per scenari che vengono presi in considerazione ai massimi livelli”.
Nel fine settimana i drusi hanno protestato contro il governo siriano, chiedendo l’indipendenza. Nell’ambito dell’accordo di integrazione tra Damasco e SDF, le forze governative siriane hanno preso il controllo di al-Hasakah, nel nord-est della Siria, sottraendolo alle SDF. Il presidente siriano Ahmad al-Sharaa ha parlato telefonicamente con il presidente francese Emmanuel Macron e ha discusso degli eventi nella regione e dell’accordo tra il governo siriano e i curdi. Le forze siriane hanno anche iniziato a penetrare nelle campagne di Ayn al-Arab, nel nord della Siria, prendendo posizione dalle SDF.
Fine settimana di attacchi israeliani in Libano. L’Aeronautica Militare israeliana ha lanciato attacchi aerei sul Libano meridionale. L’IDF ha ucciso un alto funzionario del dipartimento di ingegneria di Hezbollah, che stava lavorando al ripristino delle infrastrutture nel Libano meridionale. Gli israeliani hanno attaccato un’auto nella città di Saksakiya, situata nella regione di Sidone, nel Libano meridionale.
Anche il 2 febbraio le IDF hanno emesso ordini di evacuazione per alcune parti dei villaggi di Kfar Tibnit e Ain Qana nel Libano meridionale, affermando che presto colpiranno “le infrastrutture militari di Hezbollah” e incoraggiando tutti i civili a fuggire immediatamente. Per poi attaccare le due località. Tre attacchi aerei israeliani hanno colpito la città di Kfar Tibnit, nel Libano meridionale.Un attacco aereo israeliano ha colpito anche Ain Qana, nel Libano meridionale. L’IDF afferma che l’obiettivo degli attacchi aerei erano i depositi di armi utilizzati da Hezbollah.
Secondo l’Alma Research Center:” Israele ha effettuato 87 attacchi aerei sul Libano nel gennaio 2026, il numero più alto dal cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele del 27 novembre 2024”.
L’IDF ha continua a colpire Gaza. Il 31 gennaio: una stazione di polizia nel quartiere Sheikh Radwan di Gaza City è stata recentemente attaccata. Secondo quanto riferito, agenti di polizia di Hamas sono stati uccisi e feriti sul posto. Il due febbraio Israele ha bombardato le tende dei sopravvissuti a Gaza, che in precedenza erano sopravvissuti al bombardamento delle loro case.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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