ISRAELE. Spade di ferro vs Al Aqsa Flood: esterovestizione della rivoluzione arabo-palestinese

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Alle 05:37 ore italiane del 6 ottobre è suonato l’allarme in Israele. Alle 05.59 sono partiti i primi razzi pronti a colpire Israele. Alle 09:39 del 7 ottobre l’esercito israeliano ha annunciato l’inizio dell’operazione “antiterrorismo” “Spade di ferro” nella Striscia di Gaza in risposta all’operazione di Hamas: Al-Aqsa Flood.

Secondo nostri fonti israeliane ci sarebbe una certa sorpresa per il ritardo dell’avvio delle operazioni su scala nazionale e per la strana assenza di allarmi nella distruzione della “rete di confine” piena di sensori e telecamere all’inizio delle operazioni di Hamas. Si sono mossi infatti i battaglioni Idf a livello regionale, sotto attacco ma nulla di centrale “da subito”, diciamo così.

Questa risposta ritardata sarebbe costata la vita al comandante della Brigata di fanteria Nahal, colonnello Yonatan Steinberg. In altre parole, questo ritardo nella risposta, secondi le nostre fonti, sarebbe servito a favorire un riavvicinamento politico sul fronte interno tra posizioni lontane sia politiche che militari. Ci sarebbe dunque una motivazione politica interna. Fatto comunque, occorre dirlo, assai strano, stante la delicatezza della posizione israeliana nell’area, e comunque grave.

In realtà questa invasione ci sembra essere il più grande fallimento dell’intelligence militare, sia israeliana che americana, perché ha colto Israele completamente impreparato.

Il governo israeliano si riunirà infatti solo alle 13:00 del 6 ottobre. «A 50 anni esatti dalla “guerra dello Yom Kippur”, la guerra di oggi non è al confine ma all’interno di Israele», hanno commentato gli israeliani sulla social sfera. La Guerra d’Ottobre, conosciuta in Occidente come Guerra dello Yom Kippur, fu combattuta dal 6 al 25 ottobre 1973 tra Israele e una coalizione di paesi arabi. Netanyahu dichiarerà lo stato di guerra in “Israele” per la prima volta in 50 anni.

Ore 6.58 del 7 ottobre, Muhammad Al-Deif, numero uno delle al Qassam Brigade comincia a parlare: «In appena mezz’ora abbiamo lanciato circa 5.000 missili. Abbiamo deciso di porre fine a tutti i crimini dell’occupazione, e il periodo durante il quale essa dilagava senza responsabilità è finito. Abbiamo annunciato l’operazione Al-Aqsa Flood e abbiamo compiuto il primo attacco in 20 minuti, durante il quale sono stati lanciati più di 5.000 missili. La Resistenza potrebbe espandersi in Libano. O nostri fratelli della resistenza islamica in Libano, Iraq, Siria e Yemen, questo è il giorno in cui la vostra resistenza si unisce alla resistenza del vostro popolo in Palestina».

Hezbollah si pronuncia alle 10:33: «La direzione della Resistenza islamica in Libano segue da vicino gli importanti sviluppi sull’arena palestinese, seguendoli in diretto contatto con la direzione della resistenza palestinese in patria e all’estero, e conduce una valutazione continua degli eventi e del corso delle operazioni». Le Forze del martire Omar al-Qasim si uniscono alla lotta.

Alle 20.04 dello stesso giorno on line si trovano video delle brigate Al-Qassam che attaccano una base militare di Israele. Compaiono video di omaggio a Qassem Soleimani, generale della al – Qods iraniana, ucciso il 3 gennaio 2020 a Baghdad, morte per la quale l’Iran aveva promesso di vendicarsi.

Alle 21:08 il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant: «Oggi abbiamo visto il volto del male. Hamas ha lanciato un brutale attacco contro i cittadini dello Stato di Israele, attaccando indiscriminatamente uomini, donne, bambini e anziani. Hamas capirà molto presto di aver commesso un errore, un grave errore, e pagherà un prezzo elevato. Quindici anni fa, come capo del Comando Sud, sono stato sul punto di “spezzare il collo” a Hamas. Sono stato fermato dai vertici politici. Questo fenomeno non continuerà. Cambieremo la realtà sul campo a Gaza per i prossimi 50 anni. Ciò che era prima, non ci sarà più. Opereremo a pieno regime. Chiedo ai cittadini israeliani di rimanere determinati e di sostenere le nostre forze di sicurezza». Il 9 ottobre si apprende dai media Israeliani che 300.000 mila riservisti sono stati chiamati al fronte.

Gli attacchi con piccoli gruppi su motociclette, compiuti da uomini paracadutati, con pick- up di ultima generazione continuano per tutta la giornata. Dai video postati on line la prima cosa che si riscontra è che ci sono molti stranieri tra le fila dei combattenti delle Qassam. Sono uomini addestrati e che seguono un filo logico ben preciso. Si è addirittura pensato allo sciame di razzi. Fatti con tubi di plastica per l’edilizia per ingannare l’Iron Dome che, saturato, fallisce e obiettivi in Israele vengono colpiti. Israele è nel caos due episodi lo dimostrano: spari tra militari israeliani perché pensano siano attaccanti di Hamas. Gli uomini delle Qassam indossano uniformi nuove molto simili a quelle israeliane.

I sensori dei checkpoint vengono messi fuori uso. Gli attentatori colpiscono e si ritirano. Esfiltrano i feriti, riattaccano, filmano gli attacchi come fanno gli eserciti e non i rivoluzionari.

L’alta qualità dei video on line, le armi russe o quelle americane passate per l’Afganistan, viste anche sul fronte ucraino, mettono ulteriormente in luce che questa non è la solita rivoluzione palestinese. Si tratta di una operazione complessa che ha richiesto molta preparazione, ore, giorni, mesi di appostamenti, prove e tanto addestramento. Possibile che nessuno se ne sia accorto?

No. Perché questi uomini lo si proverà a cose fatte non sono tutti palestinesi molti, scopriremo sono stranieri. Tutto il caos e le morti sarebbero state causate da circa 1.000 uomini. Almeno questo è quello che ha dichiarato il segretario di Stato americano Antony Blinken in un’intervista alla televisione ABC: «Il numero dei militanti che hanno preso parte all’attacco contro Israele il 7 ottobre è stato di circa mille persone». I filmati che sono girati nella social sfera ci riportano immagini di combattenti che decisamente non rientrano nel canone classico del terrorismo; un po’ come accadde per altre parti del mondo: l’Afghanistan e la Badr 313. A cose fatte si scoprì che erano pakistani e non studenti coranici afgani… addestramento postura e tipo di armi, oltre che il loro atteggiamento tattico, stavano a dimostrarlo. Ma anche lì, non si volle vedere.

Alle 10:46 del 9 ottobre l’esercito israeliano dichiara di aver ripreso il controllo su tutti i punti nel sud del paese, dove in precedenza erano penetrati gruppi militanti dell’organizzazione palestinese Hamas. Alle 10:49 l’esercito israeliano ha annunciato il passaggio alla fase di completa distruzione di Hamas. Ha annunciato il lancio di un attacco su larga scala contro i centri di Hamas nella Striscia di Gaza. Hamas risponde che non accetta la pace perché l’80% delle armi israeliane è sul fronte ucraino.

Le Brigate Al-Qassam alle 15.16 del 9 ottobre scrivono: «Abbiamo preso di mira uno squadrone di aerei da caccia F16I nel cielo del Mare di Gaza a una profondità di 35 km con due missili terra-aria “Mutabar 3”, è il modello aggiornato del sistema “Mutabar 1”, sono sistemi missilistici iraniani» (vedi foto).

Tra i sostenitori di Hamas, l’Iran, ma anche parti dell’Iraq, la Siria e ancora il Qatar, in coordinamento con gli Stati Uniti, sta portando avanti negoziati urgenti con Hamas sulla tutela delle persone detenute. La Turchia ha detto di essere pronta a risolvere l’aggravamento della situazione israelo-palestinese; «Ankara non vuole perdere la sua posizione di mediazione», ha scritto lunedì il quotidiano Hürriyet. Peccato però che esattamente come a Teheran nelle piazze turche il 7 ottobre la gente festeggiava gli attacchi di Hamas e chiedeva di mandare militari turchi in sostegno di Gaza. Fallisce completamente il tentativo egiziano di mediare per i rapiti: un poliziotto spara a turisti israeliani in Egitto.

Gli Stati Uniti e l’Europa in massa hanno condannato l’attacco e ci si sta preparando a ospitare i fuggitivi palestinesi e israeliani: nostre fonti in loco ci hanno detto che l’hot spot di Lampedusa è stato svuotato probabilmente propio per l’occasione di una possibile grande evacuazione.

L’unica voce dissonante nel coro europeo è quella della Polonia che per voce del presidente Duda ha dichiarato: «La guerra tra Hamas e Israele è “benefica per la Russia” perché distoglie l’attenzione dall’Ucraina». A suo avviso, «la guerra in Medio Oriente provocherà nuove ondate di emigrazione che distruggeranno l’Europa». Per altro ha riferito lo stesso presidente che in Israele queste cose sono frequenti. Varsavia sul piede di guerra con Mosca e con Kiev, per la questione del grano, probabilmente teme che l’attenzione, e i flussi di denaro previsto, vengano dirottati altrove, verso sud, verso il Mediterraneo.

Ed ecco che infatti accade: Gli USA muovono la Regina, nella scacchiera mediterranea.

Gli Stati Uniti spostano il gruppo d’attacco delle portaerei nel Mediterraneo orientale. Ciò include la portaerei della Marina statunitense USS Gerald R. Ford (CVN-78), l’incrociatore lanciamissili di classe Ticonderoga USS Normandy (CG 60), nonché il cacciatorpediniere lanciamissili di classe Arleigh-Burke USS Thomas Hudner (DDG 116), USS Ramage (DDG 61), USS Carney (DDG 64) e USS Roosevelt (DDG 80). Gli Usa hanno anche adottato misure per potenziare gli squadroni di aerei da caccia F-15, F-16 e A-10 nella regione.

Anche dalla Russia è arrivata una condanna. Il ministro per gli Esteri Sergei Lavrov ha detto: «L’aggravarsi del conflitto israelo-palestinese è stato una sorpresa (…) Lo scontro israelo-palestinese deve essere fermato urgentemente».

Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Medvedev sul conflitto tra Hamas e Israele: «L’inizio dei combattimenti tra Hamas e Israele nel cinquantesimo anniversario dell’inizio della guerra dello Yom Kippur è un evento che poteva essere previsto. Questo è ciò che Washington e i suoi alleati dovevano fare. Il conflitto tra Israele e Palestina va avanti da decenni. E gli Stati Uniti sono un attore chiave in questo contesto. Ma invece di lavorare attivamente per una soluzione israelo-palestinese, questi idioti si sono intromessi in noi e stanno aiutando i neonazisti con tutte le loro forze, spingendo due nazioni vicine al conflitto. Cosa può fermare la passione maniacale dell’America di scatenare conflitti ovunque sul pianeta? A quanto pare, solo una guerra civile sul territorio degli Stati Uniti».

E ancora ha detto: «Le armi trasferite al regime neonazista in Ucraina vengono utilizzate attivamente in Israele. Inoltre, come le armi lasciate dai fuggitivi americani in Afghanistan, saranno utilizzate in modo incontrollabile in tutti i punti caldi. Dopotutto, prima le corrotte autorità ucraine scambiavano tutto ciò che avevano. Hanno rubato gas e petrolio, cibo, materiali. Hanno rubato tutto ciò che era brutto. Potrà solo peggiorare. Aspettatevi missili, carri armati e presto aerei da Kiev sul mercato nero».

Nel frattempo Gaza è senza luce e senza acqua. Il numero complessivo dei morti ha superato il migliaio da molte ore.

Nel pomeriggio del 9 ottobre sul canale Ynet, sito web del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth e poi nella social sfera, compare la notizia che se appurata, sarebbe un vero jolly: «Il ministro egiziano dell’intelligence ha chiamato Netanyahu prima dell’attacco a sorpresa e ha avvertito: “Da Gaza accadrà qualcosa di insolito e terribile (…) il ministro dell’intelligence egiziano è rimasto stupito dall’indifferenza mostrata da Netanyahu”».

Si tratta di una notizia che è comparsa anche sul circuito AFP: «Una fonte dell’intelligence egiziana afferma di aver avvertito Israele di “qualcosa di grosso”, ma i funzionari si sono concentrati sulla Cisgiordania; PMO: ‘falso’».

Un funzionario dell’intelligence egiziana ha detto che l’Egitto, che spesso funge da mediatore tra Israele e Hamas, ha parlato ripetutamente con gli israeliani di “qualcosa di grosso”, senza approfondire. L’ufficio del primo ministro israeliano ha definito le notizie “false” (…)

«Li abbiamo avvertiti che un’esplosione della situazione sta arrivando, e molto presto, e sarebbe grande. Ma hanno sottovalutato questi avvertimenti», ha detto il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato perché non era autorizzato a discutere con i media il contenuto di discussioni sensibili di intelligence.

Una nuova mossa è stata fatta sullo scacchiere euromediterraneo: se la guerra in Ucraina dovesse fermarsi per il freddo e il “Generale Inverno”, si è aperta una nuova fase della partita a scacchi che vede contrapposte Mosca e Washington, in un teatro dove infatti il freddo non c’è.

Mentre scriviamo, l’Idf sta bombardando il sud del Libano: Bustan, Marwahin, al Zalloutiyah e al Dhahira, per citare alcune posizioni. Si stanno quindi muovendo i pedoni.

Se volessimo invece usare la metafora più americana e meno russa, della partita a poker al posto degli scacchi, c’è chi ha alzato la posta resta solo da capire esattamente chi è seduto al tavolo da gioco.

Varie istanze geopolitiche che ora appaiono distanti tra loro si stanno saldando: dalla Siria al Caucaso a Taiwan, basta solo unire i puntini. Purtroppo è una cosa che gli Idiot Savant algoritmici non sanno fare, sopratutto nell’intelligence.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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