GUERRA FUTURA. Gli imbuti strategici della guerra a distanza Usa – Cina

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«Se la Cina fa passi per stabilire una presenza militare permanente de facto, una capacità di proiezione di potenza, o un’installazione militare nelle Isole Salomone, gli Stati Uniti avrebbero preoccupazioni significative e risponderebbero di conseguenza», ha detto recentemente Kurt Campbell, coordinatore per l’Indo-Pacifico del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, durante una visita a Honiara, la capitale delle Isole Salomone, in cui ha incontrato il primo Ministro Manasseh Sogavare.

Sogavare ha, in quell’occasione, assicurato la delegazione americana, che includeva il vice comandante del Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti, il tenente generale Stephen Sklenka, che non ci sarebbe stata alcuna base cinese, presenza o capacità di proiezione di potenza. La visita Usa è arrivata dopo che le Isole Salomone hanno firmato un nuovo patto di sicurezza con la Cina che potrebbe includere clausole che permettono a Pechino di inviare truppe e navi nel paese, riporta Nikkei.

Le tensioni sulle isole del Sud Pacifico fanno parte di una nuova battaglia sui colli di bottiglia strategici, e mostrano come Washington sia preoccupata che gli approcci della Cina in questi luoghi chiave potrebbero alterare il panorama geopolitico.

Altri imbuti secondo gli Usa sono il canale di Panama, la via d’acqua di 82 km che collega gli oceani Atlantico e Pacifico, e il porto argentino di Ushuaia, situato nel punto più meridionale del Sud America, strategica porta per l’Antartide.

Honiara si trova sull’isola di Guadalcanal, campo di battaglia tra gli Stati Uniti e il Giappone durante la Seconda guerra mondiale. La Marina imperiale giapponese cercò di stabilirvi una base per ottenere superiorità aerea e tagliare fuori gli Stati Uniti dal suo alleato australiano.

La Cina ha stabilito la sua prima, e finora unica, base militare d’oltremare a Gibuti nel 2017. Le preoccupazioni che la Cina possa muoversi per aprire la sua seconda base nelle Isole Salomone hanno allarmato Washington e alleati. Ad esempio, il Giappone ha inviato il viceministro degli Esteri Kentaro Uesugi a Honiara, simbolicamente su un aereo delle Forze di autodifesa, cioè militare.

Per i giapponesi, le ambizioni attuali della Cina si sovrappongono a quelle dell’allora Marina imperiale giapponese, nel senso che Pechino vuole assicurarsi posizioni strategiche per rafforzare la sua posizione; tanto che potrebbe finire per affrontare gli stessi problemi: logistica.

«Gli obiettivi di Pechino, quindi, possono essere più politici che preparare effettivamente un conflitto militare», riporta Nikkei. Inoltre Pechino potrebbe volersi stabilire sulle Salomone per motivi “spaziali”, cioè legati all’attività spaziale del Pla: «Ogni volta che la Cina lancia un satellite, attualmente invia una nave nel Sud Pacifico per raccogliere dati. Una posizione permanente migliorerebbe le funzioni spaziali della Cina, che è fondamentale per la guerra moderna».

Ma il Pacifico Meridionale non è l’unico collo di bottiglia a cui i cinesi sembrano essere interessati. Il 24 marzio in un’audizione al Congresso, il generale dell’esercito Laura Richardson, il capo del Comando meridionale degli Stati Uniti, ha notato che le imprese statali cinesi sono sempre più coinvolte nello sviluppo di infrastrutture vicino a imbuti marittimi strategici come il canale di Panama e lo Stretto di Magellano.

«In Asia, Africa e Medio Oriente, la Cina ha sfruttato gli accordi commerciali nei porti dei paesi ospiti per funzioni militari. La nostra preoccupazione è che stiano tentando di fare lo stesso proprio qui in questa regione, vicino alla nostra patria», ha detto Richardson al Comitato dei Servizi Armati del Senato; «Per esempio a Panama, le aziende con sede in Cina sono impegnate o in gara per diversi progetti relativi al canale di Panama, un punto strategico globale, comprese le operazioni portuali su entrambe le estremità del canale, la gestione delle acque e un parco logistico».

Nel 2016, infatti, in un affare da 900 milioni di dollari, il gruppo cinese Landbridge ha acquisito il controllo dell’isola Margarita, il più grande porto di Panama sul lato atlantico, secondo il think tank di Washington il Center for Strategic and International Studies.

Sul lato del Pacifico, il China Construction Americas ha costruito l’Amador Convention Center utilizzando prestiti cinesi. Panama nel 2017 ha tagliato i legami diplomatici con Taiwan e ha riconosciuto la Cina. Più di 40 grandi aziende cinesi operano attualmente a Panama, secondo il ministero degli Esteri cinese, tra cui Huawei, ZTE e Baowu Steel Group.

Inoltre, un’impresa statale cinese si sta assicurando i diritti per costruire impianti vicino al porto di Ushuaia, che darebbe alla Cina una presenza nello Stretto di Magellano e migliorerebbe l’accesso all’Antartide. Lo Stretto di Magellano, situato nella punta meridionale del Sud America, è strategico per le portaerei statunitensi, troppo grandi per passare attraverso il canale di Panama, mentre navigano tra l’Atlantico e il Pacifico.

Luigi Medici