GIAPPONE. Il volatile mix finanziario politico e geopolitico mette in pericolo Tokyo

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I risultati delle elezioni di domenica alla Camera Alta sono stati brutali per il Partito Liberal Democratico (LDP) del Primo Ministro giapponese Shigeru Ishida, al governo. Ma hanno dato ragione ai “vigilanti dei bond”, poiché la traiettoria fiscale di Tokyo si sposterà quasi certamente verso tagli fiscali che distruggeranno il bilancio.

Senza la maggioranza in entrambe le camere del parlamento, il LDP dovrà mettere insieme una coalizione di governo per mantenere il potere. Ciò richiederà che il LDP accetti in cambio una riduzione delle tasse, in particolare sui consumi, riporta AT.

Le elezioni mostrano anche che il Giappone è solo l’ultima nazione sviluppata a essere sconvolta dall’inflazione e dall’immigrazione. La prima si può vedere nell’impennata dei prezzi del riso e in un tasso di inflazione dei prezzi al consumo del 3,3%, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% di Tokyo. La seconda nell’emergere domenica del partito “Japan first” Sanseito.

Questo scenario ha spinto gli operatori obbligazionari a puntare al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato giapponesi nelle ultime settimane. Oltre alle ricadute inflazionistiche dei dazi del presidente statunitense Donald Trump, Tokyo sta vedendo gli investitori obbligazionari riportare l’attenzione sul suo rapporto debito/PIL del 260%, di gran lunga il più alto nei paesi sviluppati.

Inoltre, il Giappone si trova ad affrontare una delle peggiori traiettorie demografiche al mondo: una popolazione che invecchia e si riduce, con uno dei tassi di natalità più bassi al mondo. Qualsiasi ritorno a un allentamento fiscale aggressivo potrebbe far apparire mite, al confronto, la volatilità dei mercati giapponesi registrata a maggio.

Per ora, Ishiba si sta trincerando e afferma che rimarrà primo Ministro nonostante la storica sconfitta del Partito Liberal-Politico. Un fattore che gioca a suo favore è la scarsità di sostituti ovvi. Ma dato che i tassi di approvazione di Ishiba spesso si attestano intorno al 20%, è difficile immaginarlo ancora a lungo in sella.

Questo potrebbe alterare i calcoli dell’amministrazione Trump per un altro accordo commerciale tra Stati Uniti e Giappone. Trump 2.0 è arrivato credendo che il Giappone sarebbe stato l’accordo bilaterale più semplice di tutti, una vittoria rapida per il presidente “dell’arte dell’accordo”. Ishiba ha scioccato il mondo di Trump rallentando il processo e persino chiedendo quali concessioni gli Stati Uniti avrebbero potuto offrire.

I politici di Tokyo sono rimasti perplessi dalla presenza del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent in Giappone il18 luglio. La maggior parte ha pensato che stesse cercando di accelerare la conclusione di un accordo commerciale bilaterale prima che Washington dovesse riprendere i negoziati con un nuovo governo giapponese.

Tuttavia, anche se il governo di Ishiba riuscisse a sopravvivere, il suo margine di manovra per fare importanti concessioni a Trump potrebbe essere inferiore. Questo potrebbe mettere il Giappone ancora più in pericolo se Trump decidesse di aumentare la tariffa del 25% che ha destinato a Tokyo. Si aggiungerebbe a una tassa del 25% sulle importazioni di automobili negli Stati Uniti, che sta già causando il caos per la seconda maggiore economia asiatica.

L’economia giapponese non è in buone condizioni, nonostante i dazi di Trump. Nel primo trimestre, anche prima delle più ingenti imposte di Trump sulla Cina e non solo, il Giappone ha subito una contrazione dello 0,2% e il rallentamento probabilmente si è aggravato nel periodo aprile-giugno.

Oggi la questione aperta è una sola: come Ishiba, o il premier che verrà nominato in seguito, gestirà la sfida di Trump. Il Partito Liberale Democratico osserva Trump tornare a cercare un accordo commerciale con il governo di Xi Jinping. Il Giappone di Ishiba potrebbe ora dover affrontare uno dei suoi più grandi timori: un accordo USA Cina che potrebbe lasciare Tokyo e le maggiori aziende giapponesi fuori dai giochi.

Il mondo finanziario nipponico poi è anch’esso crisi: la Banca del Giappone, sta aumentando i tassi di interesse da 12 mesi; l’attuale tasso di inflazione suggerisce la necessità di ulteriori misure restrittive, aumentando i rischi di recessione. 

I mercati scommettono però che, per ora, Tokyo abbia la situazione sotto controllo.

Tommaso Dal Passo 

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