Euro in calo, Europa sempre meno unita

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GERMANIA – Francoforte. Le dichiarazioni di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, circa la “discussione” al consiglio sui tassi di interesse, poi mantenuti invariati allo 0.75% hanno fatto crollare il valore dell’Euro contro le principali valute del mercato forex e di influenzare, in generale, l’intero andamento della giornata di ieri sui mercati valutari.

Parole che dette dal Presidente della BCE pesano come macigni, perché fanno trasparire agli occhi degli investitori una divergenza di opinioni nel board, incertezza, che è espressione di diverse anime in seno all’UE. Danno l’immagine di una Europa ingessata e incapace di reagire compatta alla crisi economico-finanziaria più grave degli ultimi anni.

Se da un alto gli investitori si attendevano invariato il costo del danaro dall’altro i trader e gli economisti, ora più che mai, si aspettano alla prossima riunione della BCE un taglio del costo del danaro di un quarto di punto, anche perché dall’annuncio di Draghi le borse hanno cominciato a traballare e l’euro è finito sotto scacco. La moneta europea ha perso lo 0,7 per cento nei confronti del dollaro statunitense, lo 0,9 per cento nei confronti dello yen e lo 0,5 nei confronti della sterlina. Anche nei confronti del franco svizzero l’euro ha perso lo 0,1%. Le uniche moneta che mantengono una certa stabilità sui mercati, al momento sono il dollaro australiano e il dollaro canadese.

I risvolti positivi dell’euro debole, risiedono nella potenzialità maggiore di esportare i propri beni, ma di contro diventa più oneroso fare spesa all’estero, spesa che normalmente pesa molto sui bilanci degli stati perché riguarda ad esempio il settore energetico, che nel caso del petrolio è quotato in molti mercati in dollari.

Gli esperti sostengano che l’Europa abbia fatto, negli ultimi 5 anni, passi da giganti in materia economico -fiscale, a partire dal pacchetto di norme in materia bancaria europea. Ma quello che i cittadini europei percepiscono è però l’imminente catastrofe. Le agenzie di rating hanno punito ulteriormente la Grecia declassando i titoli del Paese a spazzatura. Una sorta di morto attaccato al respiratore e questo dopo che la troica ha concesso un ulteriore prestito. Come se il mercato volesse dire l’Europa non sa da fare, anzi è meglio dividerla.

Proprio per queste contingenze, cittadini sull’orlo di una crisi di nervi, e mercato che spinge sul pedale della speculazione le parole di Mario Draghi dovrebbero fugare i dubbi e non alimentarne dei nuovi. Adesso la parola passa al dollaro che dovrà fare i conti con il fiscal cliff. O meglio se dovesse scattare l’automatismo e le tasse degli statunitensi dovessero aumentare gli USA dovrebbero mettere in moto il QE3, immissione di danaro liquido.