EBOLA. L’epidemia si propaga: quota mille casi sospetti ed oltre 200 morti nella RDC

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Il numero di casi sospetti di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) si sta avvicinando a 1.000, con almeno 220 decessi sospetti, secondo AfricaNews. L’epidemia segnalata è concentrata nella parte orientale del paese. Inoltre, la gestione dei centri sanitari istituiti per i pazienti contagiati è complicata visti i diversi incendi, la fuga di alcuni ricoverati e gli scontri con la polizia. Le violenze si verificano in un clima di profonda sfiducia nelle comunità colpite, nel frattempo la RDC, l’Uganda e il Sud Sudan hanno concordato un piano di risposta da 319 milioni di dollari, di cui il 10% è già stato stanziato, secondo l’Africa Centres for Disease Control and Prevention. Le autorità esortano i cittadini a seguire le linee guida mentre si stanno preparando ulteriori misure di contenimento.

Nonostante il lockdown imposto a causa dell’epidemia di Ebola, almeno 25 pazienti sono fuggiti da un ospedale nella provincia di Ituri, nel nord-est della RDC al 26 maggio. Secondo Reuters, i parenti hanno attaccato il centro di cura gestito da una ONG almeno tre volte negli ultimi giorni, anche per la rabbia di non poter accedere ai corpi dei propri cari e per le affermazioni secondo cui l’Ebola sarebbe una “bufala”. Altro episodio si è verificato il 24 a Mongwalu, nella RDC orientale, dove la polizia ha sparato colpi di avvertimento mentre la folla cercava di recuperare i corpi di due persone decedute in un centro di cura per l’Ebola, secondo quanto riportato da giornalisti locali e funzionari ospedalieri. I disordini sono seguiti a un attacco avvenuto in precedenza durante il quale una tenda di isolamento all’interno dello stesso complesso ospedaliero è stata data alle fiamme. Va ricordato che il corpo di una vittima di Ebola è altamente infettivo e i volontari della Croce Rossa stanno effettuando sepolture sicure sotto la protezione della polizia.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) avverte che l’epidemia di Ebola potrebbe peggiorare, dato che il vaccino è ancora lontano mesi. Funzionari dell’OMS hanno affermato che nessuno dei due vaccini candidati per il ceppo Bundibugyo ha raggiunto la fase di sperimentazione clinica, lasciando la risposta dipendente dalle misure di contenimento, mentre le autorità hanno vietato i viaggi nella provincia di Ituri, vicino ai confini con l’Uganda e il Sud Sudan. La così classificata emergenza sanitaria internazionale ha anche riacceso l’attenzione sui piani, sostenuti dall’Unione Africana e dall’Unione Europea, per espandere la produzione di vaccini in Africa: l’UA punta a raggiungere il 60% di produzione locale di vaccini chiave entro il 2040 e l’impianto di Città del Capo, dovrebbe aprire nel 2028.

Le misure preventive a livello internazionale si rafforzano. L’Etiopia dal 27 ha intensificato i controlli alle frontiere dopo i focolai di Ebola nella RDC e Uganda, nonostante non abbia segnalato finora alcun caso. Invece, l’Uganda ha temporaneamente chiuso il confine con la RDC, con il governo che ha annunciato che chiunque rientri dalla RDC dovrà sottoporsi a un periodo di autoisolamento obbligatorio di 21 giorni. Sono esentati i team di intervento per l’emergenza, le operazioni di aiuto umanitario, il trasporto di cibo e merci e il personale di sicurezza. Anche il Canada sta introducendo controlli temporanei alle frontiere, secondo un comunicato stampa del governo. A partire dal 27 maggio, i documenti di immigrazione per le persone considerate ad “alto o altissimo rischio” di diffondere la malattia saranno sospesi per 90 giorni, mentre fino a fine agosto sarà imposta una quarantena obbligatoria di 21 giorni per chiunque ha visitato la RDC, l’Uganda e il Sud Sudan nelle ultime tre settimane. 

“La Russia è probabilmente l’unico Paese che ha nel suo arsenale i cosiddetti vaccini “in scatola” (sono candidati vaccinali pre-sviluppati e immagazzinati, progettati per colpire un elenco specifico di potenziali agenti patogeni pandemici). Abbiamo anche già in corso lo sviluppo di un vaccino contro un nuovo ceppo di Ebola”, ha dichiarato il Ministro della Salute Mikhail Murashko. Possono essere rapidamente distribuiti, adattati o prodotti in massa entro poche settimane in caso di epidemia. Inoltre, un vaccino contro il ceppo di Ebola, attualmente in diffusione nella RDC e in Uganda, potrebbe essere sviluppato in nove mesi attraverso la cooperazione globale e regionale, ha dichiarato il dottore keniota Moses Muia Masika a Sputnik Africa. Secondo il relatore, gli scienziati africani potrebbero ampliare la prevenzione e lo sviluppo di terapie nel continente.

La RDC investe 20 milioni di dollari nella lotta contro l’Ebola con i fondi che rafforzeranno i servizi sanitari e sosterranno le comunità colpite, ha dichiarato il Ministero della Salute del Paese. In più, l’Agenzia sanitaria russa collabora con Uganda, Repubblica del Congo e Burundi per combattere l’Ebola. Rospotrebnadzor ha riferito di aver sviluppato un sistema di test per la diagnosi della febbre ebola causata dal ceppo Bundibugyo e di averne organizzato la produzione.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha avvertito che i combattimenti nella RDC stanno ostacolando gli sforzi per fermare la diffusione dell’Ebola. L’OMS ha affermato che il Paese si trova ad affrontare una catastrofica collisione tra malattia e conflitto. Si sottolinea quindi come l’insicurezza nella parte orientale dello Stato continui a complicare le operazioni umanitarie e di sanità pubblica. Tuttavia, al 28 maggio secondo quanto riportato dai media locali, la RDC ha registrato la prima guarigione dall’inizio dell’attuale epidemia. Ancora Ghebreyesus ha dichiarato: “Stiamo intensificando urgentemente le operazioni, ma al momento l’epidemia ci sta superando”, poiché si sta diffondendo più velocemente di quanto si possa contenere, alimentando i timori che possa degenerare in una grave crisi sanitaria globale.

Dagli Stati Uniti, il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato: “Non possiamo e non permetteremo l’ingresso di alcun caso di Ebola negli Stati Uniti”. Inoltre, secondo Bloomberg, il Kenya ha fornito l’autorizzazione scritta agli USA per istituire una struttura di quarantena sul territorio keniota per i cittadini americani esposti al virus. Tuttavia, in seguito si è appreso che un giudice dell’Alta Corte keniota ha stabilito di impedire temporaneamente al governo di accettare persone esposte o infette, fino alla risoluzione di un ricorso legale presentato dal Katiba Institute, che sostiene che il piano per la creazione di una struttura di quarantena per l’Ebola sia stato gestito in segreto e senza un’adeguata partecipazione pubblica, controllo parlamentare o garanzie amministrative.

Aumentano, fuori dal continente africano, anche i possibili infetti. Secondo quanto riportato dal Times of India, una donna ugandese è stata messa in quarantena nel sud dell’India con sospetto di Ebola, mentre un altro possibile contagiato è stato messo in quarantena in un ospedale austriaco dopo aver manifestato i sintomi del virus mortale, con le autorità sanitarie che hanno annunciato che l’individuo in questione era appena rientrato dall’Uganda prima di mostrare i sintomi della malattia infettiva. Le autorità austriache hanno inoltre avviato il tracciamento dei contatti per cercare di contenere un’eventuale diffusione qualora il secondo test risultasse positivo, dopo l’esito negativo del primo secondo l’emittente austriaca Krone. Un test positivo rappresenterebbe anche il primo caso di contagio in Europa nell’ambito dell’attuale epidemia. Infine, in Italia è ricoverata a Roma presso lo Spallanzani la dottoressa di Medici senza Frontiere esposta al virus nella RDC e li rimarrà in osservazione. Inoltre, l’Italia invierà nel Paese esperti dell’Istituto per assistenza tecnica e medica. 

Da ultimo, la premier Meloni ha inviato una lettera al presidente di turno dell’Ue Nikos Christodoulides, al presidente del Consiglio europeo António Costa e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sul tema Ebola, informa un comunicato di Palazzo Chigi. “L’obiettivo è sollecitare, nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite”, prosegue la nota. 

Paolo Romano

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