EBOLA. OMS: epidemia nella RDC e in Uganda

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il 17 maggio l’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo, che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e l’Uganda, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Tuttavia, l’OMS precisa che l’epidemia non soddisfa i criteri di un’emergenza pandemica, ma ha avvertito delle significative incertezze relative al numero reale di persone infette e alla diffusione geografica, sottolineando che i paesi confinanti con la RDC sono ad alto rischio di ulteriore diffusione. I tassi di mortalità nelle due precedenti epidemie del virus Bundibugyo, in Uganda nel 2007 e nella RDC nel 2012, variavano approssimativamente dal 30% al 50%. 

L’epidemia rappresenta uno degli scenari di contenimento più difficili nella regione negli ultimi anni, con le autorità di entrambi i governi, insieme ai partner sanitari internazionali, mobilitate per rintracciare i contatti e limitare l’ulteriore trasmissione, con sforzi complicati da fattori quali la mobilità transfrontaliera, le infrastrutture sanitarie limitate e la resistenza della comunità alle misure per contenerla. A causa di questa situazione l’India ha rinviato il quarto vertice India-Africa. Secondo i funzionari dell’M23, l’epidemia di Ebola si è diffusa nelle zone di controllo dell’M23. L’OMS sostiene che l’epidemia di Ebola in corso sia fuori controllo perché la Repubblica Democratica del Congo ha reagito con 5 settimane di ritardo. Ciò si verifica subito dopo il focolaio di Hantavirus che aveva già fatto scattare massivi protocolli sanitari internazionali

Osservando i dati, al 16 maggio, nella provincia di Ituri, nella RDC, erano stati registrati otto casi confermati in laboratorio, 246 casi sospetti e 80 decessi sospetti, in almeno tre zone sanitarie, tra cui Bunia, Rwampara e Mongbwalu. Due ulteriori casi confermati in laboratorio, tra cui un decesso, sono stati segnalati a Kampala, in Uganda, il 15 e il 16 maggio, tra persone che avevano viaggiato dalla RDC. L’OMS ha sottolineato che al momento non esistono terapie o vaccini specifici approvati contro il virus Bundibugyo. Al 22 maggio, sono stati segnalati 671 possibili casi e si sospettano 160 decessi e si teme che l’epidemia sia molto più estesa di quanto riportato. Il virus si diffonde attraverso il contatto con fluidi corporei come vomito, sangue, feci o sperma. Questo ceppo di Ebola è altamente contagioso e si stima che abbia un tasso di mortalità di circa il 30%. I sintomi includono febbre, vomito, diarrea, dolori muscolari e, a volte, emorragie interne ed esterne. Il periodo di incubazione va dai 2 ai 21 giorni.

Le reazioni internazionali sul tema sono presto giunte. Il 21 maggio la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha annunciato che la Russia fornirà assistenza alle autorità della RDC e dell’Uganda per contenere l’epidemia di Ebola il più rapidamente possibile. In precedenza, l’agenzia russa per la tutela dei consumatori Rospotrebnadzor aveva già inviato una squadra di specialisti in Uganda per contribuire alla lotta contro l’Ebola e condurre un’indagine epidemiologica. Il Sudafrica, invece, ha stanziato 2,5 milioni di dollari a sostegno degli sforzi in corso, secondo una dichiarazione rilasciata il 21. 

Il contributo rientra in un più ampio impegno regionale e internazionale per contrastare l’epidemia di Ebola e rafforzare la capacità di risposta sanitaria nelle aree colpite. Angelique Coetzee, ex presidente nazionale dell’Associazione Medica Sudafricana, ha dichiarato a Sputnik Africa che il problema con questo specifico ceppo è che non esistono vaccini o antibiotici e che i virus non conoscono confini. Commentando la donazione del suo governo al Fondo per le epidemie africane dell’Africa CDC, afferma che CDC dimostra “solidarietà continentale” e invia “un messaggio strategico” sull’importanza della sicurezza sanitaria; tuttavia, aggiunge che “un’epidemia in un Paese può rapidamente trasformarsi in una minaccia regionale per tutti noi” a causa degli “spostamenti transfrontalieri, delle zone di conflitto e della mobilità della popolazione”.

Misure preventive vengono implementate a livello internazionale negli aeroporti in risposta al rischio di Ebola. In Nigeria, ad esempio, l’Autorità Federale degli Aeroporti (FAAN) sta collaborando strettamente con i servizi sanitari pubblici e altre agenzie competenti. Le misure speciali saranno applicate per migliorare le procedure di screening e monitoraggio dei viaggiatori, in particolare di quelli provenienti da paesi colpiti, ha affermato la FAAN il 20 maggio, che sottolinea che al momento il Paese non ha casi confermati di malattia da virus Ebola. L’Uganda, invece, sospende tutto il traffico passeggeri con la RDC, come riporta il quotidiano “Daily Monitor”.

Simile decisione presa dal Dipartimento di Stato americano che ha emesso un avviso di viaggio a livello mondiale, annunciando che, a partire dal 21 maggio, chi sia stato nella RDC, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti l’arrivo, dovrà rientrare nel Paese esclusivamente attraverso l’aeroporto internazionale di Washington Dulles per essere sottoposti a controlli più rigorosi, a causa della crescente diffusione dell’Ebola in Africa centrale. A riprova di quanto appena detto, gli USA si sono rifiutati di accettare un aereo di linea dell’Air France con a bordo un passeggero proveniente dalla RDC, che si è visto così negare l’ingresso negli Stati Uniti, costringendolo ad atterrare a Montreal, in Canada. Le autorità sanitarie dell’Ontario hanno annunciato che l’uomo è stato sottoposto al test per la rara ma grave sottospecie del virus. Inoltre, medici americani che curavano pazienti in Africa sono stati trasferiti nella Repubblica Ceca e in Germania per ricevere cure mediche: a Praga il cittadino americano che è un contatto ad alto rischio di un paziente anch’esso americano, testato positivo con l’Ebola, è stato ammesso in ospedale, dopo che l’Ambasciata americana ha chiesto aiuto, con le autorità ceche che hanno sottolineato che non c’è alcun rischio per il pubblico. Gli altri cinque contatti più il paziente positivo saranno invece trattati a Berlino.

A complicare la situazione sul campo, secondo la BBC, una folla inferocita ha attaccato parte di un ospedale/centro sanitario temporaneo nel cuore dell’epidemia di Ebola nella RDC orientale, dopo che a parenti e amici di un giovane, presumibilmente morto a causa del virus, era stato impedito di portare la salma per la sepoltura. I manifestanti hanno lanciato oggetti e appiccato il fuoco alle tende utilizzate come reparti di isolamento presso l’ospedale generale di Rwampara, vicino a Bunia, spingendo la polizia a sparare colpi di avvertimento per disperdere la folla. Il personale medico è stato posto sotto protezione militare mentre le forze di sicurezza ristabilivano l’ordine, e almeno un operatore sanitario è rimasto ferito dal lancio di pietre e un reparto è stato completamente distrutto. Bisogna considerare che il corpo di una vittima di Ebola è altamente infettivo e richiede una procedura di sepoltura controllata per prevenire un’ulteriore diffusione della malattia. I funzionari sanitari hanno indicato che questo episodio avrà un impatto negativo sugli sforzi in corso per combattere l’epidemia. SI sospetta anche che durante il caos, sei pazienti siano fuggiti dalla struttura.

Paolo Romano 

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