
A pochi giorni dalla visita di stato del Presidente Xi Jinping negli Stati Uniti sulla piattaforma Guanchazhe Wang, uno dei portali d’informazione e commento politico online più popolari e influenti della Cina, è stato pubblicato un articolo sul peso dato all’oro da Hong Kong nel processo di internazionalizzazione del renminbi.
Già il 7 luglio la pagina cinese di Radio France Internazionale riferiva che il capo dell’esecutivo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong John Lee Ka-chiu (Li Jiachao), durante il suo intervento all’Hong Kong Fixed Income and Currency Summit and Bond Connect Forum, aveva annunciato l’avvio ufficiale del della fase di prova del Sistema Centrale di Compensazione dell’Oro dell’ex colonia britannica. La testata francese aggiungeva che detto sistema era sostenuto dal governo di Hong Kong, da Shanghai e da 11 istituzioni finanziare. In particolare, Radio France Internazionale specificava che il sistema sarebbe stato collegato tramite un sistema “delivery connect” con la Shanghai Gold Exchange (SGE, Shanghai Huanjin jiaoyisuo), consentendo ai partecipanti di negoziare sia sul mercato di Shangai che su quello di Hong Kong, ammentando così la liquidità. Inoltre, come riportato dalla testata francese, John Lee Ka-chiu aveva dichiarato che la Borsa di Hong Kong avrebbe riattivato contratti future per l’oro in dollari americani, valutando al contempo la possibilità di attivare nuovi contratti future in renminbi. Radio France Internazionale aggiungeva ancora che, per aumentare la propria influenza sul prezzo dell’oro, la Borsa di Hong Kong con il sostegno di SGE e di Bloomberg avrebbe lanciato l’Indice dei prezzi dell’oro di Hong Kong (HAU, Xianggang huangjin jiage zheshu) per l’oro negoziato e regolato nell’ex colonia britannica. A tal proposito, il capo dell’esecutivo Regione amministrativa speciale auspicava che ciò avrebbe contribuito a gettare le basi affinché Hong Kong possa arrivare a contribuire alle definizione del prezzo globale per l’oro.
La testata francese sottolineava, a questo punto, come le possibilità di concretizzazione delle speranze del Capo dell’Esecutivo dipendevano dall’andamento di Singapore, con la città-stato che sta attivamente lavorando per consolidare la sua posizione come hub internazionale per il commercio dell’oro. Radio France Internazionale spiegava, infatti, che a metà giugno l’Autorità di vigilanza finanziaria di Singapore aveva annunciato l’istituzione, entro la fine dell’anno di un sistema “di compensazione dell’oro fuori borsa presso la Borsa di Singapore, con la partecipazione di sei grandi banche internazionali, che fornirà servizi di deposito dell’oro e di derivati finanziari; inoltre, è previsto un graduale ampliamento delle transazioni interbancarie a partire dal prossimo anno”, con l’obiettivo di creare una “complementarità con i centri tradizionali globali e i mercati regionali come Hong Kong”.
A questo punto la testata francese valutava i punti di forza dei due progetti. Per quanto riguarda Hong Kong, Radio France Internazionale evidenziava come la città avesse il vantaggio di avere il più grande consumatore al mondo di oro, la Cina, come bacino di utenza, a cui andava aggiunto il merito di aver avviato per prima la fase di prova del Sistema Centrale di Compensazione dell’Oro e l’impegno nella creazione nella creazione di un benchmark globale per la determinazione dei prezzi nel commercio dell’oro. D’altra parte, continuava la testata francese, le tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti rendono estremamente elevati i rischi legati agli investimenti ad Hong Kong, evidenziando come “alcuni investitori internazionali o fondi speculativi potrebbero nutrire preoccupazioni riguardo all’indipendenza dei capitali e degli asset”. Invece, il vantaggio di Singapore, secondo Radio France Internazionale, risiederebbe nel suo status di neutralità internazionale capace di attirare multinazionali, family office e banche centrali straniere a detenere riserve auree in loco, a cui va aggiunto il vasto riconoscimento internazionale goduto dalle sei grandi banche internazionali (come la JP Morgan e la Deutsche Bank) con cui ha stretto alleanza. Tuttavia, continua la testata francese, il volume di consumo finale di oro ed il raggio d’azione della città-stato risultano più limitati rispetto a quello di Hong Kong, non essendo direttamente collegata al mercato cinese come l’ex colonia britannica.
L’8 settembre l’Hong Kong News Agency (Hong Kong xinwen she) annunciava che l’oro, bene rifugio nei periodi di instabilità, stava continuando ad affluire nelle citta asiatiche con Hong Kong e Singapore che si contenterebbero il titolo di principale mercato in Asia per il commercio del metallo prezioso. La testata hongkonghese, dopo aver riassunto le strategie dei governi delle due entità politiche per arrivare a divenire il principale polo asiatico per i mercati auriferi, riporta le parole del Ministro dello Sviluppo Nazionale e Vice Presidente dell’Autorità Monetaria di Singapore, Chee Hong Tat secondo cui il mercato asiatico sia abbastanza grande perché i centri di trading di Hong Kong e Singapore possano coesistere sfruttando entrambi i propri punti forza.
L’Hong Kong News Agency aggiungeva, inoltre, che la notizia secondo cui i Paesi Bassi avrebbero deciso di trasferire 86 tonnellate di riserve auree da New York e Ottawa a Londra (interpretato da alcuni come un segno di sfiducia verso gli Stati Uniti), e l’annuncio che nei primi sette mesi del 2026 Hong Kong avesse importato 100 tonnellate d’oro dalla Russia, avessero attirato l’attenzione, sottolineando come, in risposta a ciò, il 7 settembre il Presidente Onorario a Vita della Camera di Commercio Generale Cinese di Hong Kong, Xie Yonghai, avesse pubblicato un articolo in cui sosteneva che “la credibilità del dollaro statunitense sta diminuendo ad un ritmo evidente”. Inoltre, continuava la testata hongkonghese, “banche centrali di vari paesi hanno abbandonato i modelli di pensiero tradizionali per orientarsi verso la «conservazione del valore in beni reali e la diversificazione del rischio», dando il via a una nuova ondata di ritorno all’oro a livello globale”, con Hong Kong che grazie ai vantaggi offerti dalla sua posizione particolare in seno alla Cina (garantitale dal principio “Un Paese, Due Sistemi” e dalla sua condizione di parto franco) “diventerà una sede privilegiata per la custodia decentralizzata di riserve auree per i paesi del Medio Oriente, del Sud-est asiatico e dell’area interessata dall’iniziativa della «One Belt, One Road» (la Nuova Via della Seta)”. Concludendo la sua analisi, l’’Hong Kong News Agency come, secondo alcuni analisti, in questo periodo di ricorso ai beni rifugio da parte dei vari Paesi, Hong Kong, grazie alla sua condizione di più grande pool di fondi offshore in renminbi a livello mondiale e centro finanziario internazionale dotato di un sistema di regolamento maturo”, abbia la possibilità di trarre vantaggio dalla situazione internazionale diventando un polo di deposito d’oro apprezzato a livello internazionale. Il 20 settembre su Guanchazhe Wang è stata pubblicata una analisi a commento delle parole del Segretario alle Finanze di Hong Kong, Paul Chen, secondo cui in futuro si procederà a un ulteriore sviluppo dei mercati dell’oro e delle materie prime denominati in renminbi. L’articolo sottolineava come non si trattasse di una dichiarazione isolata, ma come nel piano quinquennale di Hong Kong si astata indicata “l’intenzione di costruire un ecosistema per il commercio delle materie prime «prendendo l’oro come punto di partenza», aumentando i prodotti con prezzi fissati in renminbi e rafforzando la cooperazione con la Borsa dell’oro di Shanghai e la Borsa dei futures di Shanghai”.
L’articolo riferiva, inoltre, che le iniziative come il sistema centrale di compensazione e regolamento dell’oro di Hong Kong, cui si faceva riferimento in precedenza, dovrebbe entrare ufficialmente in funzione nel primo trimestre del 2027, mentre entro il 2026 dovrebbero essere pubblicati i dettagli riguardanti i nuovi contratti futures sull’oro denominati in renminbi con consegna fisica.
Il problema che Hong Kong deve realmente risolvere, secondo l’autore dell’articolo, “è come collegare gli asset in renminbi della Cina continentale agli investitori internazionali”, specificando come ciò sia quello in cui l’ex colonia britannica eccelle. Più avanti nell’articolo si sottolinea come il prossimo passo di Hong Kong “consiste nel rafforzare la «spessore» del mercato: compensazione centrale, magazzini, raffinazione, assicurazioni, finanziamenti e interconnessione con il mercato di Shanghai”, ponendo l’accento sul fatto che una volta che queste iniziative si saranno concretizzate Hong Kong potrebbe diventare un hub offshore che collega l’oro di Shanghai ai mercati globali, e ciò spiegherebbe anche perché “Hong Kong sottolinei ripetutamente l’importanza della «consegna fisica»”. Secondo l’autore dell’analisi, al momento ciò che merita maggior attenzione nella “scommessa di Hong Kong sull’oro” non è tanto che il renminbi possa sostituire il dollaro nella fissazione del prezzo dell’oro (poiché le reti costruite nel corso dei decenni dai mercati di Londra e New York “non possono essere sostituite semplicemente introducendo alcuni contratti in renminbi”) quanto “quello di offrire innanzitutto agli investitori internazionali un’alternativa sufficientemente conveniente al di fuori del sistema del dollaro: l’oro depositato a Hong Kong può essere quotato in renminbi, può essere consegnato fisicamente, può essere oggetto di finanziamenti e può collegarsi alla Cina, uno dei mercati dell’oro più importanti al mondo”. L’eventuale successo di questa scommessa e la conseguente estensione del modello ad altre materi prime come il rame e l’alluminio, porterà, secondo l’autore, ad un cambiamento significativo nel processo di internazionalizzazione del renminbi. L’articolo si conclude con la seguente riflessione, ovvero che il passaggio del renminbi da “valuta di pagamento” a “valuta di quotazione” è ostacolata dalla struttura stessa del mercato e che la scommessa di Hong Kong di puntare sull’oro costituisca il tentativo di costruire una svolta partendo dal punto in cui ottenerla sarebbe più facile.
Giuseppe Cusano Lanzetta
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