Cina: prove di democrazia agricola

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CINA – Pechino. Dopo tante promesse, finalmente arriva il primo documento politico da parte del Governo in materia di riforma agraria. Il 31 gennaio, infatti, è stato depositato il documento che recita: «I contadini cinesi avranno più voce in capitolo nel determinare il destino della loro terra in quanto il governo promette di intensificare le riforme per sostenere le loro diritti».

 

Il governo intende completare la riforma rurale compreso il diritto sul suolo e di registrazione in cinque anni e rafforzare la tutela dei diritti di proprietà per i terreni degli agricoltori mantenendo un “usufrutto”, in maniera da poter sfruttare il terreno ma da garantire allos tesso tempo un reddito per i contadini. 

La riforma servirà anche per accelerare il sistema di esproprio delle terre con procedure di acquisizione più rigorose tutelando gli agricoltori. «Purtroppo» si legge nel documento del Governo: «molte volte l’uso dei terreni nelle zone rurali avviene in maniera illegale. «Con la registrazione e la certificazione dei diritti contribuirà a far meglio tutelare i diritti di proprietà degli agricoltori», ha detto Qin Qingwu, Associazione cinese delle Politiche Agricole.

Gli agricoltori cinesi non godono di diritti individuali, ma di solitola gestione del territorio è in mano dei collettivi, spesso un comitato del villaggio, che distribuisce i diritti di uso del territorio per le famiglie contadine attraverso a lungo iter di offerte nel quadro di un sistema di responsabilità familiare. Il quadro normativo è della fine degli anni ’70.

Il sistema è stato inizialmente progettato per garantire l’equità di distribuzione, ma la mancanza di prova legale sulla proprietà della terra rurale ha portato alla luce numerosi casi di illegalità e i problemi potrebbero crescere se come è previsto crescerà l’urbanizzazione.

«Con l’iscrizione, gli agricoltori avranno una sensazione reale di avere diritti sulla terra che lavorano, e che sono in grado di proteggerla. Le espropriazioni della terra saranno negoziate e non sarà più consentito se gli agricoltori si opporranno all’esproprio», ha detto Qin.

Nel frattempo, il supporto giuridico che permette di agevolare il trasferimento degli agricoltori che sono attratti da lavori urbani meglio retribuiti, e viceversa di persone che vedono nell’agricoltura il proprio futuro consentirà di monitorare la forza lavoro agricola e di non perdere in termini di qualità la produzione agricola.

La Cina dunque si prepara a inaugurare il più imponente catasto di terreni agricoli del mondo. Con tanti nuovi piccoli proprietari. Questo muterà anche il tipo di “agricoltura”.

I dati ufficiali hanno mostrato che la popolazione migrante del paese ammontava a 253 milioni entro la fine del 2011, tra cui 159 milioni di persone che lavorano lontano da casa e che hanno abbandonato obtortocollo il piccolo appezzamento di terra affidatogli. 

La Cina sta lottando per aumentare la sua produzione di grano per soddisfare la domanda crescente. Anche se ha visto un rendimento più elevato per il nono anno consecutivo nel 2012, sorge in importazioni di cereali l’anno scorso ha sottolineato le difficoltà nel mantenere il record.

Gli organismi internazionali sono tuttavia scettici sui contenuti della riforma agraria cinese.