
Si prevede che l’offerta di riso diminuirà quest’anno, poiché gli agricoltori in tutta l’Asia ridurranno le superfici coltivate a causa della carenza di fertilizzanti e dell’impennata dei costi del carburante dovuta alla guerra con l’Iran. L’emergere del fenomeno El Niño è inoltre destinato a comprimere la produzione dell’alimento base più consumato al mondo.
Il riso è fondamentale per la sicurezza alimentare globale e anche modeste interruzioni dell’offerta possono avere ripercussioni a catena in diversi Paesi, facendo aumentare i prezzi e mettendo a dura prova i bilanci familiari, in particolare tra i consumatori più sensibili ai prezzi in Asia e Africa. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha previsto ad aprile che la produzione di riso aumenterà del 2% raggiungendo un livello record nel 2025/26, riporta Reuters.
Gli effetti della guerra con l’Iran stanno colpendo gli agricoltori nei principali esportatori, Thailandia e Vietnam, così come nelle Filippine e in Indonesia, Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni, secondo quanto affermato da coltivatori e commercianti. La guerra ha interrotto i flussi di carburante e fertilizzanti attraverso lo Stretto di Hormuz, un punto di strozzatura fondamentale che collega il Golfo ai mercati globali.
Gli agricoltori del Sud-est asiatico, perlopiù piccoli proprietari terrieri, si trovano inoltre ad affrontare crescenti difficoltà a causa del fenomeno climatico El Niño, che porterà condizioni più calde e secche nella regione nella seconda metà dell’anno.
Nel 2008, le restrizioni alle esportazioni imposte dai principali fornitori hanno più che raddoppiato i prezzi, portandoli a circa 1.000 dollari a tonnellata, scatenando disordini in diversi paesi. Più recentemente, la scarsità di offerta tra il 2022 e il 2023, esacerbata dalle restrizioni alle esportazioni imposte dall’India, ha fatto impennare i prezzi e scatenato acquisti dettati dal panico.
Le spedizioni di riso stanno già affrontando colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento. Mentre la carenza di fertilizzanti e la siccità stanno già riducendo i raccolti minori nel Sud-est asiatico, è probabile che il prossimo raccolto subirà una riduzione ancora maggiore.
India, Thailandia e Filippine seminano i loro raccolti principali a giugno e luglio, mentre Vietnam e Indonesia stanno seminando i raccolti della seconda stagione. La maggior parte dei produttori asiatici coltiva, infatti, due o tre raccolti di riso all’anno.
In Thailandia, gli alti prezzi dei fertilizzanti e del carburante hanno spinto i costi di produzione a circa 6.000 baht, 183,99 dollari, per rai, pari a 0,4 acri, rispetto ai circa 4.500-5.000 baht del raccolto precedente, mentre il prezzo per il riso non decorticatoè di circa 6.200 baht per tonnellata. I prezzi dei fertilizzanti sono aumentati da 850 a 1.000-1.200 baht a sacco, costringendo gli agricoltori a dimezzare il loro utilizzo.
Le Filippine, il più grande importatore di riso al mondo, si trovano ad affrontare una situazione simile. La produzione del paese potrebbe diminuire fino a 6 milioni di tonnellate rispetto ai tipici 19-20 milioni.
In Indonesia, l’approvvigionamento di fertilizzanti non è un problema, ma si prevede che El Niño ridurrà la produzione. L’ufficio statistico indonesiano stima che la superficie coltivata a riso nel periodo da marzo a maggio si ridurrà del 10,6%, attestandosi a 3,85 milioni di ettari (9,5 milioni di acri), mentre la produzione di riso non decorticato diminuirà dell’11,12%, raggiungendo i 20,68 milioni di tonnellate.
Nonostante le preoccupazioni relative all’offerta, il mondo dispone di ampie scorte di riso, frutto di anni di produzione eccezionale. L’India, il maggiore esportatore mondiale, detiene una quantità record di 42 milioni di tonnellate, pari a circa un quinto delle scorte globali, secondo i dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, attutendo così qualsiasi calo della produzione globale.
I prezzi della maggior parte delle qualità di riso sono attualmente stabili, ma probabilmente aumenteranno anche se la situazione di Hormuz si risolvesse immediatamente, ha affermato la FAO.
L’apertura tempestiva dello Stretto eviterebbe un grave problema di approvvigionamento, ma “se non lo si riapre nelle prossime due o tre settimane, la situazione diventerà piuttosto seria”, ha aggiunto l’ente ONU.
Tommaso Dal Passo
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