BALCANI. Il cuore blu d’Europa batte sempre di meno 

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Gli ultimi fiumi selvaggi d’Europa vengono costantemente erosi dall’energia idroelettrica e dallo sviluppo delle infrastrutture, con quasi 2.500 chilometri di corsi d’acqua incontaminati persi nei Balcani nell’ultimo decennio, secondo una nuova valutazione regionale pubblicata il 21 gennaio.

Lo studio, commissionato dai gruppi ambientalisti Riverwatch ed EuroNatur, ha rilevato che la quota di fiumi “quasi naturali” nei Balcani è scesa dal 30% nel 2012 al 23% nel 2025, con una perdita di circa 2.450 chilometri fluviali, a causa dell’espansione di dighe, derivazioni e progetti di ingegneria fluviale nella regione, riporta BneIntelliNews. Il rapporto, redatto dall’ecologo fluviale austriaco Ulrich Schwarz della società di consulenza Fluvius Vienna, ha valutato le condizioni idromorfologiche di 83.824 chilometri di fiumi in 11 paesi balcanici, diventando così il primo studio regionale completo e comparabile in oltre un decennio. Lo studio è stato pubblicato nell’ambito della campagna “Salviamo il cuore blu d’Europa”, coordinata da Riverwatch ed EuroNatur, che mira a proteggere i fiumi dei Balcani minacciati da oltre 3.000 progetti idroelettrici pianificati in tutta la regione.

L’energia idroelettrica rimane la principale causa di degrado, afferma il rapporto, con gli invasi fluviali in aumento del 18% dal 2012, passando da 2.224 chilometri a 2.626 chilometri. I grandi fiumi sono stati i più colpiti, mentre i corsi d’acqua di minore portata erano generalmente in condizioni migliori, sebbene le pressioni si stessero diffondendo.

In tutta la regione, solo il 23% dei grandi fiumi rimane ora quasi naturale, mentre il 43% è leggermente modificato. I fiumi da moderatamente a ampiamente alterati rappresentano il 27%, mentre i tratti gravemente modificati – principalmente bacini artificiali e invasi – rappresentano il 7%. Secondo il rapporto, i cambiamenti più significativi sono stati registrati nei bacini fluviali di Drina, Neretva, Vardar/Axios, Devoll e Drin.

Nonostante il declino, i Balcani rimangono l’ultima grande roccaforte europea di fiumi relativamente incontaminati. Circa il 33% di tutti i fiumi valutati si trovava ancora in uno stato quasi naturale, con un ulteriore 39% classificato come leggermente modificato, una percentuale molto più alta rispetto alla maggior parte dell’Europa centrale e meridionale.

L’Albania ha registrato il deterioramento più marcato tra tutti i paesi balcanici, con la quota di tratti fluviali quasi naturali in calo dal 68% nel 2012 al 40% nel 2025. In termini assoluti, la lunghezza dei fiumi incontaminati è scesa da 3.812 chilometri a 2.668 chilometri solo tra il 2018 e il 2025. Anche la Bosnia-Erzegovina ha registrato un forte calo, con la lunghezza dei fiumi incontaminati scesa da 1.170 chilometri a 904 chilometri tra il 2012 e il 2025, con un calo del 23%, secondo il rapporto.

La valutazione evidenzia l’energia idroelettrica come la pressione più significativa sui sistemi fluviali, sia a causa delle grandi dighe che di centinaia di piccole centrali idroelettriche che deviano l’acqua in condotte e gallerie. Altri fattori determinanti includono l’estrazione di ghiaia e sabbia, che lo studio ha descritto come “oltre i tassi di trasporto sostenibili” in molti bacini fluviali, così come la costruzione di strade, la bonifica dei terreni e le opere di difesa dalle inondazioni che hanno raddrizzato i canali e scollegato i fiumi dalle loro pianure alluvionali.

I gruppi ambientalisti hanno affermato che, senza un cambiamento nelle politiche di sviluppo, i fiumi a flusso libero ancora esistenti nei Balcani rischiano di trasformarsi in corridoi infrastrutturali. “Il ‘Cuore Blu d’Europa’ è sistematicamente compromesso da uno sviluppo miope”, si legge nel rapporto.

Ci sono stati, tuttavia, notevoli successi nella conservazione. Circa 900 chilometri, negli ultimi 13 anni, di fiumi e corsi d’acqua sono stati preservati, principalmente bloccando progetti idroelettrici e istituendo aree protette.

EuroNatur e Riverwatch hanno chiesto un’azione urgente e coordinata per proteggere i fiumi ancora intatti, tra cui una legislazione nazionale ed europea più rigorosa, la sospensione di nuovi progetti idroelettrici in ecosistemi di alto valore e un monitoraggio sistematico nell’ambito dei processi di adesione all’UE.

Anna Lotti

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