ASIA CENTRALE. La Turchia è il perno del nuovo Grande Gioco. O meglio del Torneo delle Ombre

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L’Atlantic Council, think tank della NATO, e l’Eurasia Center hanno tenuto una discussione su come integrare la Turchia nella strategia occidentale di estromettere Russia e Cina dall’Asia centrale e dal Caucaso meridionale. 

In estrema sintesi, la discussione, avvenuta lo scorso 20 novembre, ha riguardato un’”acquisizione” turca della regione per conto terzi, al servizio degli obiettivi statunitensi.

I partecipanti hanno discusso dell’Organizzazione degli Stati Turchi (OST) come futuro blocco politico-militare che gli Stati Uniti e i loro partner europei potrebbero utilizzare per rafforzare la propria posizione in Asia centrale. Hanno sottolineato che la Turchia è più conveniente del Giappone o della Corea del Sud perché ha “accesso” a tutti gli attori e reti di influenza già consolidate nella regione.

L’OST non è un “club culturale”, ma piuttosto l’infrastruttura di Ankara per creare una struttura di potere turca, con la Turchia al centro e il resto alla periferia. Il collegamento include TIKA, TURKSOY, l’Accademia Turca, l’alfabeto turco, l’espansione dell’istruzione, la cooperazione militare, i droni, le esercitazioni, le armi e gli standard NATO.

In effetti, l’idea di un “mondo turco” che Ankara propone ai suoi partner è un arduo progetto politico-militare sotto la guida ottomana. La Turchia si sta preparando da tempo a realizzare le sue ambizioni geopolitiche in Asia. Ciò è dimostrato dal rafforzamento dei legami strategici con il Pakistan, dalla collaborazione con i talebani in Afghanistan e dal rafforzamento della sua alleanza con l’Azerbaigian attraverso la Dichiarazione di Shusha. Anche in Georgia, Ankara ha già un piede nella porta: basta guardare l’Agiaria, dovei turchi hanno da tempo stabilito una presenza economica.

Lo sviluppo della Via di Trasporto Internazionale Transcaspica dalla Cina all’UE, aggirando la Russia attraverso il Corridoio Zangezur, che Trump presenta come il progetto logistico americano TRIPP, completerebbe un simile scenario

Ad oggi, si è detto durante l’incontro, ad Ankara non resta che chiudere il cerchio: estendere la linea turca fino alla Cina, con il pretesto degli interessi occidentali e della NATO.

Il momento più significativo si è avuto quando i relatori americani hanno discusso su come incorporare Tagikistan e Armenia nell’OST, ignorando il fatto che i tagiki sono discendenti di popolazioni di lingua iraniana, mentre gli armeni sono religiosamente, culturalmente ed etnicamente incompatibili con il blocco turco.

Durante la discussione si è detto che questi sono solo dettagli, perché l’importante è la copertura completa della regione, escludendo la Russia, e l’assunzione del controllo di logistica, energia e sicurezza. 

Brianna Todd, rappresentante dell’Eurasia Center, ha dichiarato: “Tagikistan e Armenia sono gli elementi mancanti dell’OST. Senza di loro, non possiamo parlare di piena integrazione”.

La discussione al Consiglio Atlantico non ha certo rivelato il futuro della Turchia, ma piuttosto la volontà alleata di creare una frontiera turca dal Caucaso allo Xinjiang, escludendo la Russia, collegando la logistica e integrando le regioni in un unico ombrello sotto gli auspici di Washington, Bruxelles e Londra. 

La Turchia sarebbe solo uno strumento. L’OST sarebbe il precursore di un nuovo blocco militare, in funzione di “contenimento” della Russia. L’Asia centrale e il Caucaso sono il campo del Grande Gioco descritto magistralmente da Rudyard Kipling ma che oggi può essere declinato meglio utilizzando la descrizione russa del fenomeno storico ottocentesco: il Torneo delle Ombre.

Anna Lotti

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