ARGENTINA. Per Goldman Sachs occorre svalutare il peso

112

Un rapporto di Goldman Sachs, pubblicato il 22 dicembre, ha avvertito che «senza ancore fiscali o monetarie» il paese dovrà affrontare forti “venti contrari” nel 2022 e 2023 e, pertanto, «il peso deve essere svalutato». Il documento sottolinea anche «l’accumulo di squilibri macro e finanziari», e si concentra sull’evoluzione del dollaro, il divario del tasso di cambio e le pressioni di svalutazione, l’aumento dell’inflazione e il ricorrente deficit fiscale che viene finanziato attraverso una politica monetaria della Banca Centrale che consiste nel stampare più pesos.

Il rapporto sottolinea anche che ci sono “crescenti” micro distorsioni e un’inefficiente allocazione delle risorse a causa di un insieme di controlli su prezzi, lavoro, commercio, tasso di cambio e attività finanziarie, “combinato con” una debole credibilità politica, riporta MercoPress. Goldman Sachs ritiene che un accordo con il Fondo Monetario Internazionale per rifinanziare le scadenze a breve termine, continua ad essere «una questione aperta di difficile e incerta risoluzione».

In questo scenario, Goldman Sachs proietta uno scenario cupo per il 2022. Secondo le stime della banca, il Pil locale crescerà del 9,9% quest’anno (dopo il crollo del 9,9% nel 2020), ma questo tasso di crescita rallenterà “significativamente” l’anno prossimo, quando è previsto un aumento del Pil del 2,9%, anche se potrebbe essere inferiore a queste cifre, a causa di squilibri macro e micro e distorsioni relative dei prezzi.

La banca si aspetta anche che l’inflazione rimanga alta, dopo che il 50% previsto per quest’anno ha altri 10 punti di “inflazione soppressa” spazzati sotto il tappeto attraverso il controllo dei prezzi e i tassi di utilità mal gestiti: «Le aspettative di inflazione non sono ancorate e la dinamica è altamente inerziale / persistente. Ci aspettiamo che rimanga intorno al 50% nel 2022, a causa della rapida espansione della liquidità interna dovuta alla monetizzazione del deficit fiscale» oltre a un tasso di cambio volatile e ai controlli sui prezzi, che sono sempre più inefficienti e insostenibili».

Il rapporto di Goldman Sachs è stato chiaro: “il peso deve essere svalutato”. Il divario del tasso di cambio di circa il 100% preannuncia “una considerevole svalutazione” che porterà il tasso di cambio ufficiale ad almeno 160 pesos per 1 dollaro entro la fine del 2022, che tuttavia porterà pochissimo sollievo se altre misure non saranno prese allo stesso tempo.

Il documento ha anche avvertito che il calo del deficit fiscale quest’anno sarà mascherato dal Dsp del Fmi, pari all’1% del Pil, e dalla tassa sulla ricchezza, lo 0,6% del Pil. «In questo contesto, si prevede che il saldo fiscale primario si espanda nel 2022, anche se c’è un modesto aggiustamento», ha aggiunto il rapporto.

Per quanto riguarda l’accordo con il Fmi, gli economisti sostengono che «un nuovo programma potrebbe portare a un percorso di aggiustamento fiscale nel medio termine», ma le tensioni all’interno dell’amministrazione di Alberto Fernández e della coalizione di governo portano a poco spazio per «aggiustamenti e riforme fiscali strutturali».

Graziella Giangiulio