AFRICA. La scarsa efficacia dei droni nelle guerre sub sahariane 

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Nell’ultimo decennio, i droni armati sono diventati uno dei simboli più visibili della guerra moderna in tutti i teatri. Nella guerra in corso in Sudan, ad esempio, i droni sono stati utilizzati dalle due principali parti in conflitto, ma questi droni possono mantenere le loro promesse di vittoria nei campi di battaglia africani? 

Una interessante risposta a questa domanda è quella Brendon J. Cannon, Professore associato di Sicurezza Internazionale presso la Khalifa University di Abu Dhabi, inserita in un suo recente studio sull’uso dei droni nei conflitti nell’Africa subsahariana, pubblicato, assieme ad Ash Rossiter, su The Conversation e ripreso da DefenceWeb.

Cosa sta spingendo l’uso dei droni nell’Africa subsahariana? I droni offrono vantaggi tattici. Sono visti come una soluzione a pressanti problemi di sicurezza interna, dalle incursioni jihadiste nel Sahel alle insurrezioni armate in Etiopia e alla guerra civile in Sudan.

Dal 2019, un numero crescente di stati africani, tra cui Niger, Etiopia, Togo, Sudan e Somalia, ha acquisito droni a media quota e lunga autonomia, Male. Tra questi tipi di droni, il turco Bayraktar TB2, insieme ai suoi successori, il TB3 e il Kızılelma, ha catturato un’attenzione smisurata. Nel caso del modello turco TB2, ad esempio, alcune fonti stimano che dal 2019 ne siano state vendute 40 unità in più di 10 paesi africani, ma i dati effettivi non sono pubblici.

Il TB2 è economico per gli standard militari, costa circa 5 milioni di dollari a unità, e relativamente facile da usare. È stato salutato come un “punto di svolta” per la sua affidabilità, il costo e la pronta disponibilità. È stato testato in combattimento in Siria, Libia e nel Caucaso.

Il suo successo nella distruzione di carri armati, artiglieria e sistemi di difesa aerea in questi conflitti ha impressionato i leader africani. Come si è vantato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan: “Ovunque vada in Africa, tutti mi parlano di droni”.

Qual è stata l’efficacia di questi droni nei conflitti africani? Droni a media quota e lunga autonomia come il TB2 stanno entrando nei conflitti africani, caratterizzati da una geografia estesa, terreni difficili e insurrezioni complesse che spesso attraversano i confini.

Sebbene i droni possano fornire una forza letale, la loro capacità di influenzare l’esito del campo di battaglia dipende anche da variabili come distanza, terreno e condizioni meteorologiche; competenza degli operatori; esistenza di sistemi di supporto di intelligence, logistica e comando.

Considerando queste variabili, Cannon ha scoperto che è improbabile che i droni alterino significativamente il corso dei conflitti in gran parte dell’Africa subsahariana.

In primo luogo, nella regione manca generalmente un sistema di difesa aerea moderno e integrato. Questo è necessario per impiegare i droni come armi di precisione letali, in particolare per colpire gruppi isolati.

In secondo luogo, il successo di questi droni dipende da un funzionamento competente, dal loro impiego in numero sufficiente e da infrastrutture di supporto adeguate, come carburante, antenne di comunicazione e stazioni di controllo a terra. Queste infrastrutture sono spesso carenti in luoghi remoti dove operano gli insorti, come Somalia, Niger e Burkina Faso settentrionale.

Quali fattori limitano la letalità dei droni? Laddove gli avversari non dispongano di difese aeree moderne e integrate, come in gran parte dell’Africa subsahariana, i droni possono aggirarsi con un rischio minimo. Possono raccogliere informazioni utili e condurre attacchi precisi contro veicoli, piccoli gruppi e linee di rifornimento.

Questa letalità, tuttavia, è limitata da una serie di fattori: distanza, terreno e condizioni meteorologiche, capacità dell’operatore, idoneità al conflitto. 

Distanza: le dimensioni e la portata dell’Africa riducono la gittata dei droni, e quindi l’efficacia. La gittata di circa 300 km del TB2 non basta per arrivare lontano in Etiopia o nel Sahel. Questo dimostra la necessità di basi per droni, architetture di sicurezza e infrastrutture avanzate, come antenne per le comunicazioni e supporto logistico, più vicine alle aree di conflitto per aumentare la gittata e i risultati.

Terreno e condizioni meteorologiche: polvere e tempeste di sabbia nel Sahel possono compromettere i sensori di luce visibile dei droni. I payload elettro-ottici e a infrarossi, che forniscono immagini termiche e ad alta definizione, offrono a droni come il TB2 una visuale a 360 gradi; ciò consente loro di operare in diverse condizioni meteorologiche. Tuttavia, potrebbero dover volare in condizioni meteorologiche avverse per avvistare i bersagli sui territori africani, esponendoli a potenziali colpi di armi leggere, come in Sudan.

Capacità dell’operatore: per utilizzare efficacemente un drone sono necessari operatori addestrati, procedure di puntamento disciplinate e una manutenzione affidabile. I guasti possono essere costosi.

Idoneità al conflitto: i droni sono particolarmente utili per colpire convogli di rifornimenti, eliminare obiettivi specifici e colpire reti di militanti poco stabili. Si tratta di missioni da guerra irregolare a bassa intensità; sono molto meno decisive nei conflitti contro formazioni di truppe disperse o per il controllo del territorio, come in Etiopia e Sudan.

Quali le conseguenze per l’uso dei droni nei conflitti dell’Africa subsahariana?

In primo luogo, i droni a media quota e lunga autonomia possono fornire vantaggi tattici, ma raramente rappresentano una soluzione definitiva.

In secondo luogo, la geografia e la logistica svolgono un ruolo fondamentale. Basi, collegamenti di collegamento e manutenzione avanzata determinano la copertura, la persistenza e la potenza di un attacco con drone.

In terzo luogo, l’effetto complessivo di un drone dipende da equipaggi addestrati, da una manutenzione affidabile e da una revisione disciplinata del puntamento e del comando. La debolezza in uno qualsiasi di questi aspetti può provocare tragedie, come la morte di civili.

Infine, con l’adozione sempre maggiore di droni da parte di gruppi armati non statali e con l’introduzione di difese aeree più efficaci, il vantaggio attualmente detenuto dai governi nazionali che possiedono droni si ridurrà.

Per renderli utili ed efficaci nel lungo periodo occorrono difese anti-droni; una migliore protezione delle posizioni e delle reti da cui i droni vengono controllati, in modo che non vengano interrotti, sabotati o presi di mira; e investimenti sostenuti, non solo nell’acquisizione di droni, ma anche nella manutenzione, nella formazione degli operatori e nelle infrastrutture di base per supportare operazioni di volo continue ed estendere la portata dei droni in profondità nei campi di battaglia.

Luigi Medici 

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