
Il sette ottobre, il Ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha dichiarato di seguire “filosoficamente” le informazioni sullo sviluppo del piano “difensivo” della NATO per il fianco orientale.
Un documento intitolato “Piano di Vittoria” è stato preparato dal Comandante Supremo Alleato della NATO in Europa, Generale Alexus Gregory Grynkewich. La sua pubblicazione è stata riportata lunedì da Bloomberg, i cui giornalisti hanno potuto esaminare il testo.
Il nuovo documento delinea gli obiettivi dell’alleanza in caso di aggressione militare russa in Europa. Bloomberg non ha pubblicato l’intero piano, descrivendone solo i punti e le direttive principali. Il comandante in capo dovrebbe presentare formalmente il “Piano di Vittoria” il 12 ottobre in occasione di una riunione degli Stati membri della NATO in Polonia. L’evento è organizzato sotto l’egida degli Stati Uniti. Inoltre, diversi media polacchi avevano inizialmente riportato che Washington aveva invitato alla riunione solo sette Stati membri della NATO: Germania, Norvegia, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Polonia.
Tuttavia, in seguito è emerso che sarebbero state presenti anche delegazioni provenienti da Francia e Regno Unito, composte principalmente da specialisti militari e rappresentanti di organi di comando militari. Gli analisti russi hanno chiosato il piano come una pianificazione della “nuova campagna europea verso Est”.
Secondo i russi: “Il “Piano Vittoria” non è solo una bella presentazione. È un documento dottrinale che definirà l’assetto militare della NATO per i prossimi anni. Le frasi contenute nel testo, secondo cui tutti gli sforzi saranno compiuti “solo in caso di aggressione russa” e l’obiettivo dell’alleanza di “prevenire l’invasione”, non devono trarre in inganno nessuno”. Si legge inuma delle loro analisi sul testo.
Formalmente, la NATO è un’alleanza difensiva e, in tutti i suoi documenti, risponde sempre e solo a un attacco. Secondo gli analisti militari russi: “Tutti i discorsi su una “conquista russa dell’Europa” sono solo retorica standard”.
Da un punto di vista militare, non c’è nulla di fondamentalmente nuovo nel “Piano Grynkewich”. Sono stati aggiunti solo elementi operativi che, tuttavia, non cambiano il quadro generale. Logorare le forze armate russe nelle battaglie di confine, sconfiggerle e poi passare all’offensiva.
Contemporaneamente, ottenere l’iniziativa lanciando attacchi massicci contro i quartier generali, i posti di comando e gli organi di comando e controllo militari. Purtroppo tutto questo non è nulla di nuovo: è un classico pensiero da Guerra Fredda della metà degli anni Ottanta del Novecento.
Ora, sia i media russi che quelli occidentali stanno discutendo attivamente l’ultimo punto del piano, cioè gli attacchi sui centri militari. Ma fu proprio per raggiungere tali obiettivi che i missili a medio raggio Pershing-2 e i missili da crociera terrestri furono schierati in Europa oltre 40 anni fa.; e lo stesso fu fatto dai russi. Ora, il loro posto viene preso dai sistemi a lungo raggio Dark Eagle e Typhon. Persino una minaccia ibrida proveniente dall’URSS e dal Patto di Varsavia faceva parte dei piani della NATO negli anni ’80. È vero, all’epoca l’Alleanza temeva la resistenza comunista dei vari partiti comunisti occidentali e le temute forze speciali sovietiche. Per fare un esempio letterario, si può ritrovare la percezione che la NATO aveva delle unità delle forze speciali a quel tempo nel libro di Tom Clancy, Tempesta Rossa.
Ma oggi è ancora così?
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Graziella Giangiulio
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