REGNO UNITO. A Belfast un rifugiato cerca di decapitare un passante. Rivolta anti-immigrazione in Irlanda del Nord

77

Un trentenne sudanese richiedente asilo, identificato poi come Hadi Alodid – originario di Khartoum a cui gli era stato poi concesso lo status di rifugiato con diritto di residenza fino al 2028 in Irlanda del Nord -, in tarda serata dell’08 giugno a Belfast ha accoltellato e tentato di decapitare un uomo sulla quarantina, Stephen Ogilvie, causandogli gravi lesioni agli occhi e al viso, prima che alcuni residenti intervenissero per salvarlo. La polizia poi è sopraggiunta e lo ha bloccato e arrestato. Un video choc esplicito dell’aggressione si è diffuso online, scatenando proteste immediate, l’indomani il 09, degenerate in disordini, caos e violenze a Belfast, Portadown e Lisburn, con incendi, attacchi a case e veicoli e l’impiego di idranti da parte della polizia per due notti. Diversi leader hanno condannato la violenza definendola un atto di teppismo inaccettabile, non correlato all’accoltellamento in sé.

L’indignazione è stata senza precedenti. Il leader di Restore Britain, Rupert Lowe, ha chiesto la pena di morte, deportazioni di massa e la fine dell’immigrazione di massa: “Con l’approvazione del popolo britannico, quel selvaggio sarà messo a morte”. In aggiunta, il leader del movimento di estrema destra Tommy Robinson e il proprietario di X, Elon Musk, hanno esortato la popolazione del Regno Unito a scendere in piazza e a manifestare; mentre un uomo di Belfast, Maitiu Mág Tighearnán, è stato elogiato per essere intervenuto durante l’aggressione a Belfast Nord. Tighearnán ha usato una mazza da hurling per affrontare l’aggressore e proteggere la vittima fino all’arrivo della polizia, la quale ha poi aggiunto, dopo verifiche, che non è considerato un atto di terrorismo. Prima degli scontri, i leader politici locali e i vertici della polizia avevano invitato la popolazione a non alimentare odio o tensioni contro specifiche comunità. Appelli però risultati del tutto vani.

Da notare che gli inglesi non avevano ancora avuto il tempo di riprendersi dall’omicidio di alto profilo di Henry Novak, quando è emerso un altro motivo di preoccupazione in relazione al gesto del migrante africano. Il Primo Ministro Keir Starmer ha definito l’attacco “abominevole” e ha ringraziato i passanti intervenuti. La vicenda si è immediatamente intrecciata con il più ampio clima politico creatosi dopo la vicenda di Novak. Nuovi casi di tale violenza, che non accennano a diminuire, non faranno altro che intensificare questo conflitto e fornire ulteriore materiale all’opposizione e ai cittadini britannici scontenti. In risposta, centinaia di cittadini britannici stanno manifestando a Belfast e in 70 città del Regno Unito fra cui Londra, Glasgow, Southampton, Liverpool riporta il Daily Mail.

La polizia britannica si era subito mobilitata in previsione di possibili disordini in diverse città del Paese, preparandosi a usare proiettili a impatto e manganelli, in particolare vi era preoccupazione per la possibile partecipazione di gruppi paramilitari alle proteste di Belfast, secondo quanto riferito da fonti a Frontier14. Così è stato: i britannici e gli irlandesi dell’Irlanda del Nord si sono uniti per protestare contro l’immigrazione. Un leader delle proteste ha perfino elencato le zone e gli orari delle manifestazioni, chiesto ai negozi di chiudere prima e invitato gli uomini dai 18 anni a nascondere la propria identità per evitare l’arresto da parte della polizia.

Per le strade della città è successo di tutto. Una densa colonna di fumo si è alzata mentre i manifestanti appiccavano diversi incendi a Belfast, epicentro delle proteste anti-migranti. Secondo i giornalisti locali diverse strade e vie sono state completamente bloccate. Inoltre, i manifestanti hanno fatto irruzione in case popolari (HMO) che ospitano richiedenti asilo e immigrati con permesso di soggiorno temporaneo e sono state date alle fiamme, oltre ad aver occupato e bloccato una rotonda nella periferia nord. Un’auto della polizia è stata sequestrata e bruciata a Portadown, nella campagna dell’Irlanda del Nord, mentre i manifestanti hanno marciato anche per le strade di Bangor. Uomini mascherati hanno bruciato un autobus in Newtownards Road, a Belfast Est. La polizia è stata dispiegata in tutta la città, in tenuta antisommossa. I rivoltosi hanno attaccato anche negozi etnici a Belfast. L’area di Sandy Row, nel centro, è diventata un importante punto nevralgico il 9 sera, quando le proteste anti-immigrazione si sono trasformate in scontri localizzati. Un cantiere edile a Belfast è stato preso d’assalto. Uomini mascherati vestiti di nero sono stati visti distribuire materiale edile oltre i muri per usarlo come proiettili durante le rivolte. 

Anche il 10 giugno, Belfast è teatro di gravi disordini di massa con le proteste degenerate in violenza, causando ingenti danni. Filmati sui social media mostrano come uomini mascherati fermavano le auto ai posti di blocco allestiti in diverse zone della città per verificare se fossero occupate da stranieri. Notizia confermata anche dai residenti a Sky News. Il Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord ha dichiarato lo stato di emergenza in città. Inoltre, si apprende che un’auto in fiamme è stata lanciata contro un’abitazione e le ha dato fuoco. Il governo ha sospeso tutti i servizi ferroviari, autobus e trasporti pubblici per Belfast. Un dettaglio chiave che alimenta ulteriormente la situazione: il sospettato è arrivato nel Regno Unito passando per l’Irlanda. Questo intensifica le critiche alla politica migratoria e ripropone la questione del confine “permeabile” tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, un tema che rimane politicamente esplosivo sin dalla Brexit. I manifestanti si sono radunati davanti all’Ufficio Postale Centrale di Dublino per esprimere solidarietà a Belfast in seguito al tentato decapitamento. Addirittura, il servizio Deliveroo è stato sospeso e la motivazione addotta è stata la sicurezza di autisti e fattorini, la stragrande maggioranza dei quali sono migranti. Invece, un bungalow abbandonato, utilizzato dai rivoltosi per sparare contro la polizia, è andato a fuoco, presumibilmente a causa di un proiettile lanciato male. Infine, decine di manifestanti mascherati si sono scontrati per ore a Glengormley, un sobborgo a nord, lanciando mattoni e bombe molotov contro le forze dell’ordine, che hanno utilizzato cannoni ad acqua per disperderli. I dimostranti tentavano di raggiungere il Chimney Corner, un hotel che in passato ha ospitato richiedenti asilo.

A livello politico non sono mancate le reazioni anche con risvolti internazionali. La Primo Ministro dell’Irlanda del Nord, Michelle O’Neill, afferma che “gruppi di uomini mascherati” stavano “bruciando le case delle famiglie”, il capo della polizia Jon Boutcher dichiara che la violenza è stata un “enorme atto di autolesionismo da parte di idioti senza cervello”. “La politica di Starmer sta alimentando i conflitti”. Questa opinione è stata espressa da Kirill Dmitriev, Rappresentante Speciale del Presidente della Russia per la Cooperazione Economica e gli Investimenti con gli Stati Esteri. Dmitriev si è anche chiesto perché Starmer stia ritardando le sue dimissioni, dato che, a suo dire, tutta la sua politica sta portando a un’esplosione epica di odio e delusione.

L’11 la PSNI (Police Service of Northern Ireland, la polizia nordirlandese, ndr) ha informato di aver messo in sicurezza la città di Belfast, dopo due notti ostaggio di rabbia e barricate. Tuttavia, ad una troupe della BBC che stava filmando nella rotonda di Sandyknowes è stato intimato loro dai rivoltosi di andarsene e che non erano autorizzati a filmare lì. Da ultimo, Alodid accusato di tentato omicidio, minacce di morte e possesso di arma da taglio, è comparso davanti alla Corte dei Magistrati di Belfast tramite collegamento video, con la richiesta di libertà su cauzione respinta e la prossima udienza fissata per l’8 luglio.

Paolo Romano 

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/