INTELLIGENCE. IA e spionaggio: un binomio inarrestabile

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L’intelligenza artificiale ha affinato gli strumenti di spionaggio e inganno, conferendo alle agenzie di intelligence nuovi poteri per identificare e manipolare fonti umane, ma anche fornendo agli avversari identità sintetiche e deepfake sempre più difficili da individuare.

Lo spionaggio contemporaneo si è esteso ben oltre l’hacking e le violazioni di dati, includendo agenti che si spacciano per falsi cacciatori di teste e candidati a un posto di lavoro. In un caso recente, un agente nordcoreano, fingendosi un giovane professionista americano del settore tecnologico, ha ottenuto un lavoro da remoto presso un’azienda statunitense di cybersicurezza ed è stato smascherato solo da un agente di IA, riporta AT.

Governi e aziende si trovano ad affrontare una minaccia crescente, poiché gli stessi strumenti di IA che hanno potenziato le agenzie di intelligence vengono ora utilizzati contro le istituzioni e i loro dipendenti.

Secondo alcuni analisti, la Cina sfida le tecniche di spionaggio dei suoi avversari con estese reti di telecamere e sistemi di riconoscimento facciale basati sull’intelligenza artificiale. Pechino ha costruito una delle infrastrutture di sorveglianza più estese al mondo, con un numero stimato tra 700 e 800 milioni di telecamere che coprono le sue città. Questi sistemi combinano il riconoscimento facciale con molteplici flussi di dati per creare ciò che le autorità chiamano “cervelli urbani”, capaci di tracciare gli individui nelle aree urbane in tempo reale e di segnalare automaticamente le anomalie.

A Infosecurity Europe 2026 a Londra, si è discusso dell’evoluzione delle tecniche di spionaggio dalla Guerra Fredda all’era dell’intelligenza artificiale. Se l’obiettivo principale del lavoro di intelligence non è cambiato: convincere una persona a collaborare e a condividere informazioni che non potrebbero essere ottenute in nessun altro modo; l’IA ha ampliato notevolmente la capacità di identificare e profilare il bersaglio giusto prima ancora di avvicinarlo.

L’IA ha portato questa capacità a un livello superiore, raccogliendo enormi quantità di dati personali per costruire un quadro più completo di un bersaglio, con l’obiettivo finale di instaurare un rapporto di amicizia piuttosto che di confronto, e di guadagnarsi la sua fiducia. 

I Five Eyes, composti dalle agenzie di sicurezza di Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, ha pubblicato il 3 giugno un bollettino congiunto intitolato “Salvaguardare i nostri segreti”, avvertendo che i servizi di intelligence militare cinesi stavano utilizzando siti di social networking professionali pere piattaforme di lavoro online per prendere di mira individui con accesso a informazioni classificate o riservate.

Il bollettino afferma che gli agenti si spacciavano per reclutatori, consulenti o rappresentanti di think tank e aziende private, pubblicando annunci di lavoro relativi a politica estera, difesa, commercio internazionale e sicurezza indo-pacifica per indurre le vittime a candidarsi e quindi carpire informazioni 

I reclutatori cinesi hanno abbandonato la strategia di contattare direttamente le persone su LinkedIn, preferendo invece valutare i curriculum dei candidati in base al loro probabile accesso a informazioni sensibili. I settori della difesa, degli affari esteri, dell’intelligence e della tecnologia sono stati identificati come obiettivi primari, insieme a personale militare, accademici, giornalisti e dipendenti di think tank.

 Luigi Medici 

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