SOCIAL MEDIA. Telegram torna sicuro sull’iPhone

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Apple ha approvato la diffusione di una versione aggiornata di Telegram, subito dopo che Telegram aveva pubblicamente lamentato che era stato impedito di scaricare gli aggiornamenti ai proprietari di iPhone in tutto il mondo. L’amministratore delegato di Telegram, Pavel Durov, ha annunciato la svolta su Twitter, ringraziando Apple e Tim Cook per aver permesso di scaricare l’ultima versione di Telegram «a milioni di utenti, nonostante le recenti battute d’arresto».

Durov aveva detto che Apple aveva rifiutato di consentire gli aggiornamenti nel suo App Store dal mese di aprile. Apple ha finora resistito all’ordinanza russa di rimuovere l’app interamente, e il ritardo dell’aggiornamento aveva fatto temere che la società di Cupertino stesse applicando il bando russo. Senza un aggiornamento, infatti, non tutte le funzioni di Telegram possono esser operative con il più recente software per iPhone, e Telegram ha anche detto che stava seguendo le nuove leggi europee sulla privacy dei dati, riporta Reuters.

Se il divieto fosse diventato permanente, Telegram sarebbe diventato insicuro nel tempo, poiché sono stati rilevati bug nella sicurezza che non possono essere corretti durante un normale processo di aggiornamento. «La Russia ha vietato Telegram sul suo territorio nel mese di aprile, perché ci siamo rifiutati di fornire chiavi di decodifica per tutte le comunicazioni dei nostri utenti alle agenzie di sicurezza della Russia», ha detto Durov. Il Servizio federale di sicurezza russo, Fsb, ha affermato che è necessario fornire la decodifica per proteggersi da minacce poste alla sicurezza del paese.

Dopo la decisione russa di bloccare il servizio, ci sono state manifestazioni di protesta a Mosca contro quello che i manifestanti hanno definito una vera censura su Internet. Telegram sta contestando il blocco nei tribunali russi. In Cina, Apple ha recentemente vietato le applicazioni Vpn e ha rimosso il New York Times dal suo mercato digitale.

Apple ha dichiarato pubblicamente che avrebbe informato gli sviluppatori quando le applicazioni sarebbero state rimosse su richiesta dei governi, che avrebbe limitato i download in determinati paesi, quando possibile, e che, a partire dalla seconda metà di quest’anno, avrebbe inserito nei rapporti periodici sulla trasparenza il numero di richieste di rimozione delle applicazioni.

Maddalena Ingroia